Di Grillo, la paura e le menzogne che fanno felici.

Beppe Grillo è un comico in attività da moltissimi anni e ha sempre avuto uno stile molto riconoscibile e divertente, spesso basato sull’aggressività verbale.

Oggi Grillo è un libero cittadino che ad un certo punto della sua vita e della sua carriera di attore comico, ha deciso di provare ad aggregare con un movimento dal basso tutti quei cittadini che, come lui, hanno deciso di prendere la famosa “pillola rossa” e vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Grillo ha una missione o, se vogliamo, un’ossessione: vuole davvero capire se si può cambiare qualcosa in Italia scardinando prima di tutto i sistemi comunicativi che la dominano. Fa da megafono e parafulmine, a suo modo si immola, salvaguardando così in buona parte i candidati che nel frattempo portano avanti i programmi (concreti e interessanti) e conquistano l’elettorato una piazza e un cittadino alla volta.

La comunicazione la conosce bene, sa come sfruttarla ed evitarne le trappole più insidiose. Rifiuta i rituali classici e i confronti mediati, sputa in molti piatti, si agita, si incazza e le spara grosse per avere quella visibilità che i media tradizionali, colposamente, gli negano. Insomma, spariglia le carte, cambia le regole non scritte del gioco e mette tutti in difficoltà.

Le affermazioni sulla mafia non sono certamente condivisibili ma ridurre tutto il Movimento 5 stelle e lo stesso impegno di Grillo a questo è irresponsabile, fuorviante e smaccatamente strumentale. E la posizione poco credibile e affatto trasparente dalla quale tutti i partiti stigmatizzano le sue esternazioni non fa che rafforzarne la potenza, non fa che convincere sempre di più i suoi seguaci e adoratori di essere sulla strada giusta.

Può non piacerci ma questa rabbia che monta dal basso (lucida, organizzata, preparata e giovane) è una realtà che va affrontata e seriamente perchè dal fanatismo non nasce mai buona politica ma, sicuramente, neanche dall’ignorare istanze più che condivisibili (basterebbe citare solo Parlamento pulito).

L’accusa di demagogia, poi, non regge davvero.
A Grillo manca l’arma principale della demagogia, la televisione, e soprattutto la volontà di raccontare una realtà nel pieno stile cattolico che piace agli italiani di Don Matteo o del Natale in giro per il mondo: un calvario doloroso che, dopo la morte, porterà in Paradiso oppure una gita tra amici che, tra una bevuta e una battuta, finisce sempre a tarallucci e vino.
Uno stile che ricordiamo bene, a botte di spot e promesse fantasmagoriche mai mantenute, ha portato Berlusconi al Governo per 17 anni.

Se si vuole davvero ottenere un risultato è ora che si torni a fare politica, nelle piazze, ribattendo con argomenti agli argomenti non del comico ma del Movimento e del programma di cui si fa portavoce.
Parliamo di cittadini che, a pieno titolo, vogliono occuparsi della cosa pubblica e in un Paese costantemente in cerca di eroi e di salvatori, di persone e personalità che si immolino al posto nostro risolvendo tutti i problemi e sollevandoci dalla fatica quotidiana dell’impegno e dell’interpretazione della realtà, oscurare o ignorare questo anelito non è certo una mossa politicamente intelligente.

Anche se non condivido lo stile di Grillo e non sono convinta di tutte le posizioni del M5S, credo che la reazione scomposta dei politici di professione sia davvero il segnale più evidente e preoccupante del vuoto umano, politico e programmatico che contraddistingue la nostra attuale classe dirigente: uomini stanchi, senza idee, tirati da tutte le parti da interessi stratificati in decenni di cattiva amministrazione.

Vuoi vedere che alla fine proprio una risata li seppellirà?

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Il primo viral? analogico!

Ieri verso le 17 uno dei miei numerosi fornitori di minchiate nonché collega Matteo compone il mio interno e mi segnala questo incredibile articolo di Repubblica.

Ora probabilmente in chi è nato dopo il 1985 la notizia non suscita grande scalpore ma per alcuni, invece, rappresenta una specie di illuminazione divina.

Il famoso scherzo del Magnotta infatti (che in realtà si compone
di più agguati telefonici, se non ne avete mai sentito uno rimediate qui) è stato uno dei tormentoni della nostra infanzia, passato di mano in manoe, proprio grazie al passaparola credo possa essere annoverato come il primo esempio di prodotto viral anche se in formato analogico.

Riascoltare questo scherzo crudele e esilarante fa ridere e ci ricorda che sapevamo divertirci e far circolare informazioni e intrattenimento anche senza l’ausilio del digitale. Non è un elogio del vintage ma semplicemente una considerazione sul fatto che, sì, esiste un prima e un dopo ma in quel prima ci sono state un sacco di cose interessanti.
E se oggi trovate le telefonate del Magnotta su youtube è anche grazie a noi tardoni che le abbiamo registrate su cassetta (sì, tesoro che sei nato con l’Ipod in mano, noi avevamo le BASF!)

Non mi credete??? e allora lo sapete che faccio? “Io mi iscrivo ai terroristi!

CV in formato europeo: Potemkin rules.

L’Europa ogni tanto sbaglia e non solo in materia economica.
Da qualche anno è d’uopo nonché d’obbligo utilizzare il CV in formato europeo.
Bello, pulito, ordinato con tutte le esperienze formative e lavorative
elencate per data, dalla più vecchia alla più recente.
Spazio adeguato per le competenze linguistiche e informatiche,
chiusura con le note personali.
Giusto oggi ne ho visionati una trentina alla ricerca di una persona da inserire in stage.
Risultato? Nessuno mi ha colpito, tutti mi hanno annoiato.
In pratica, l’equivalente della Corazzata Potemkin per Fantozzi.

L’impressione è che lo sforzo maggiore profuso dai giovani virgulti (alcuni peraltro ultratrentenni) sia stato più quello di non uscire dalla formula preordinata
che quello di esprimere le proprie capacità e aspirazioni.

Dai vecchi curricula che arrivavano in agenzia,
sebbene spesso eccessivi, imperfetti e fin troppo creativi,
si potevano intuire tante cose della persona che li aveva scritti.
Ansia da prestazione, desiderio di mettere in luce un’esperienza piuttosto che un’altra,
l’importanza data ad una certa materia di studi o al corso di danza del ventre (questa è vera, giuro), contenevano errori grossolani e finezze tattiche.
Ci si poteva leggere dentro l’estro o l’introversione, la capacità di vendersi e si poteva avere una visione che andasse un po’ oltre le semplici competenze.

Questa mania del modello europeo invece ha appiattito tutto, anche in un settore come la comunicazione dove la capacità di trasmettere messaggi in modo corretto e coerente rispetto ai propri obiettivi è un requisito fondamentale.
Mi trovo quindi di fronte a trenta documenti tutti uguali, senza personalità e quindi, dopo aver accuratamente selezionato le skills (come si dice in gergo) più idonee,
non mi resterà che seguire il mio metodo segreto di pre-selezione:
il segno zodiacale.

In bocca al lupo (e all’oroscopo).