C’è un brutto clima.

Oggi mi trasformo nel Mago Otelma del complotto&complottismo e snocciolo una serie di considerazioni e previsioni che giustificano il titolo vagamente populista e demagogico di questo articolo.

Prima di tutto Genova.
Genova è il luogo odierno dell’attentato ad Adinolfi a cura della FAI, la città dell’attentato a Guido Rossa, il luogo in cui 11 anni fa lo stato represse malamente e colpevolmente il movimento no-global che portava avanti al G8 le istanze sulle quali tutti oggi ragioniamo.

Genova che ha dato i natali a Grillo e De André, due figure diverse e controverse che hanno sempre spaccato il fronte dei pigri benpensanti, dei fascisti e dei sinistri radical-chic e alle quali si è tentato e si tenta di appiccicare qualunque tipo di etichetta pur di inquadrarli in qualche modo.
Genova e la Liguria che sono tutta l’Italia, mare e montagna, cantieri e Sanremo, eroi, santi, operai, navigatori e agricoltori.

Poi c’è la Val di Susa e il Movimento No-Tav che scopriamo essere diventato la madre di tutte le preoccupazioni secondo l’attuale Ministro dell’Interno Cancellieri che per questo vuole rafforzare l’impiego dell’esercito nel presidio di obiettivi sensibili in modo da liberare Polizia e Carabinieri per il controllo del territorio.
I no-tav che a detta di tutti sono un movimento pacifico però non si sa mai, quelle mele marce rovinano tutto (anche se loro dichiarano espressamente di non volere la violenza al loro interno così come fece a suo tempo il movimento no-global).

Vogliamo parlare della crisi e di Equitalia? gli attentati, le proteste, i suicidi riverberati, ingigantiti dai media che inzuppano il pane nel gusto per il morboso che da sempre contraddistingue la maggioranza dei nostri cattolicissimi cittadini (sangue, spine, martiri, sofferenza, soprattutto sofferenza).

E poi ci sono i movimenti di cui nessuna politica vuole occuparsi, troppo impegnata all’autoconservazione (come correttamente ricordava ieri ad Agorà su Rai 3 un candido Paolo Romani): ad esempio tutto il movimento legato ai beni comuni (Teatro Valle e Nuovo Cinema Palazzo a Roma, Macao a Milano, Teatro Garibaldi a Palermo, La Balena a Napoli, ecc.) o il movimento Se non Ora Quando o ancora quello del Quinto Stato che si aggrega e studia per trovare un nuovo approccio al lavoro uscendo dalla logica infamante del ricatto.

Movimenti di persone, che si aggregano dal basso, si incontrano, manifestano si parlano, lavorano, studiano, cercano soluzioni e alternative all’esistente che non li soddisfa dal punto di vista democratico, umano, civile e politico.

In questo contesto così disgregato allora, fa comodo dare ad un vecchio “tecnico” dell’ordine pubblico come Gianni De Gennaro la delega ai Servizi di Informazione e Sicurezza con la benedizione di D’Alema e Napolitano, preoccupatissimi che i movimenti dal basso accentrino molti consensi e li spostino sulla cosiddetta anti-politica di fatto sovvertendo l’ordine costituito che, in 60 anni, ha fatto di questo Paese la nazione sfasciata ma stabile che conosciamo. Gli interessi che si rimanga fermi allo status quo sono moltepici e, come sempre, internazionali e a sfondo economico.

E ora dopo questa pippa infernale vi starete chiedendo “sì vabbè, ma quindi?”
Quindi, c’è un brutto clima.

La politica suicida e corrotta non fa più da punto di riferimento per i cittadini che allora si rifugiano nel senso di sicurezza che gli da’ uno Stato-Governo tecnico che altro non può fare se non usare strumenti già sperimentati e noti. Investigazioni, restrizioni, contenimento, giusto per rimanere nella norma e non voler sconfinare nel “deviato”.
Una modalità cara all’italiano medio che non vuole pensieri, vuole tutto semplificato in buoni e cattivi, che ha il vizio dell’ordine e della pulizia esteriori ma poi se quello che non si vede è marcio fino al midollo pazienza.

E allora tutto sarà bollatto come eversivo, le manifestazioni si trasformeranno in guerriglia dando così evidente giustificazione alla repressione che precederà e/o conseguirà. Ma d’altra parte non esprimere e non manifestare sarebbe come arrendersi automaticamente ad uno Stato che decide che le regole del gioco sono solo le sue e non ci sono margini di discussione.
Ogni starnuto sarà attentato, ogni dichiarazione diverrà incitamento, ogni cittadino un potenziale terrorista. Mentre i responsabili veri, i mandanti e gli esecutori materiali forse non verranno mai davvero individuate come è uso in questa Italia dei misteri mai risolti.

Ecco questo è il mio vaticinio: il peggio di questo periodo nero forse non l’abbiamo ancora visto.

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2 thoughts on “C’è un brutto clima.

  1. Cara Centamori,
    (ri)leggendo De Felice (quello che il kulturame marxista ha accusato di revisionismo nell’analisi e interpretazione del fenomeno fascista italiano) vedo qualche analogia con il periodo che stiamo vivendo. Negli ultimi 20 anni sono state alimentate aspettative un tantino esagerate, e il combinato disposto di tutta una serie di altri ingredienti può generare qualche mostro.
    Non mi riferisco alla sola Italia e al ns (ex)caro Silvio.
    Va detto che, nel pretendere vita facile, belle donne (ebbeh!) e automobili di lusso, noi ita(g)liani-brava-gente abbiamo veramente esagerato.
    Mi riesce difficile comprendere come uno di noi su quattro abbia realmente pensato di campare attraverso amicizie altolocate, comparsate in tv, e la filosofia-secondo-Maria-De-Filippi, Non è il concetto in sè, è la percentuale che mi spaventa! Vuol dire molti miei amici e conoscenti la pensano così.
    Tutto questo (e non è poco!), continuando a pagare pensioni impossibili, e a sostenere che chi il posto di lavoro ce l’ha, non può perderlo.
    E chi non ce l’ha, pazienza, tanto non lo troverà mai.
    E può sempre rivolgersi a Maria De Filippi.

    No, il clima è brutto un pò dappertutto, worldwide.

    Vorrei richiamare la tua attenzione su una parola: velocità.

    Come sai, faccio l’ingegnere da qualche anno. Alcuni ingegneri (non tutti) sanno che i sistemi si possono ‘regolare’, si possono mettere sotto controllo.
    C’è una teoria, neanche troppo complicata, che definisce le leggi di questo controllo.
    In sintesi, si misura un output, lo si confronta con un valore desiderato, e la differenza (o errore) viene utilizzata da un ‘controllore’ per correggere gli ingressi affinchè l’output sia il più possibile vicino al valore desiderato.
    In fondo, quando muovi la mano per afferrare un oggetto, fai la stessa cosa: avvii un’azione (muovi la mano) ne controlli gli esiti (con gli occhi) e poi il cervello corregge la traiettoria della manina finchè non afferri precisamente l’oggetto.
    E’ chiaro che è tanto più complicato il lavoro del “controllore”, quanto più tutto accade velocemente; in questo caso, quanto più velocemente si vuole afferrare l’oggetto, o peggio ancora se l’oggetto nel frattempo si muove.

    Se la velocità diventa molto alta (troppo?), allora il “controllore” rischia di effettuare una correzione di traiettoria che in realtà diventerà un errore, perchè nel frattempo qualcosa è cambiato. In questo caso il “controllore” diventa esso stesso un ‘generatore’ di errore.
    Gli ingegneri dicono allora che il sistema è diventato ‘instabile’.

    Ti ricorda qualcosa? Mercati finanziari in altalena? Elezioni in Grecia? Grilli in Italia?

    Dov’è la “velocità”, nel nostro caso? E’ qui, sotto le mie dita, è il mio PC connesso ad Internet.
    E’ nella straordinaria velocità con la quale oggi le informazioni circolano, e nello straordinario impatto che potenzialmente hanno su uno straordinario numero di persone. Se l’informazione circola molto (troppo?) velocemente e su un numero enorme di persone, è probabile (per non dire certo) che sarà incompleta, parziale, “becera”.

    E’, credo, un ulteriore passo nella evoluzione delle società di massa, nate ai primi del novecento con le guerre mondiali e i suffragi universali.

    I “controllori”, anche quelli in buona fede, sono più lenti del sistema che cercano di regolare, e rischiano in continuazione di introdurre ulteriori errori e perturbazioni. Il sistema va verso “l’instabilità”. In particolare i sistemi-paese meno robusti in termini di cultura, di valori etici, di riferimenti ideali certi.

    Ho idea che il ns (ex)caro Silvio questa cosa l’avesse intuita. Non compresa razionalmente, perchè non gli riconosco questa grande intelligenza. Diciamo che l’ha ‘percepita’, e ha semplicemente provato a cavalcarla.
    “Governare gli italiani non è impossibile, è inutile” (cfr Mussolini o Giolitti, è da chiarire).

    E quindi, come dice Vasco, “siamo ancora qua”, a doverci rimboccare le maniche.

    Il mondo non finirà, nè tantomeno finirà il Belpaese.
    Siamo appassionati di calcio, il gioco sportivo più stupido e intrinsecamente sleale e disonesto che sia mai stato inventato. Il gioco dei “furbi”, che provano a comprarsi l’arbitro, che rallentano il gioco se stanno vincendo uno a zero, tanto chissenefrega di chi ha pagato il biglietto.
    Siamo ricchi, magari un tantino troppo ignoranti, è vero.
    Però mangiamo tutti i giorni, abbiamo la TV al plasma e l’abbonamento Sky.
    Maneggiamo decine di milioni di cellulari.
    E siamo tanti: quasi sessanta milioni.
    Poi, abbiamo distretti industriali fantastici, che tutto il mondo ci invidia (ad esempio l’Emilia Romagna, da dove ti scrivo).
    Per le imprese del mondo questa è una opportunità enorme di business, e perciò saranno loro a tenerci per mano.
    Ci sarà un forte ribilanciamento, i pezzi sulla scacchiera saranno ridistribuiti, e qualche velocità dovrà diminuire.
    Per forza.
    Questo clima non è buono per il business, quindi il business prima o poi lo calmerà.
    Forse smetteremo, ad un certo punto, di essere tifosi (solo) di calcio. E ci appassioneremo alla pallavolo, un gioco per persone intelligenti e astute, nel quale i furbi non servono; un gioco ‘fair’, dove l’arbitro conta poco e niente e si vince con “testa pronta, e cuore in alto”.
    Forse torneremo, da cittadini europei, a distinguerci per ingegno, cultura, coraggio.
    Testa e cuore.
    No?

    La domanda è: cosa resterà, “di questi anni ’80”?
    A voi, adorabili giovani italiane e italiani, cosa resterà?

    Un abbraccio forte

    Dario

  2. Intanto…ciao :)
    Sono d’accordo con te, testa e cuore sono comunque il motore migliore di qualsiasi cambiamento e, stranamente, non ho affatto perso la speranza. Anzi.
    Mi piace guardare il mondo con la lente che mi viene dal lavoro nella comunicazione che, oltre ad essere un business in se stesso, è anche lo strumento di controllo più potente che esista. Quello che vedo dal mio trespolo è che ci sono tanti movimenti nuovi, la tecnologia sta generando business prima impensabili, molti giovani finalmente hanno capito che la globalizzazione e la condivisione non signifano soltanto mettere mi piace sulla pagina facebook di un amico che vive in Brasile o potersi comprare su ebay una bicicletta in Olanda.
    Alcuni giovani italiani (svegli, allegri, flessibili) stanno sviluppando prodotti e progetti che vengono utilizzati in tutto il mondo (conoscerai senz’altro http://www.arduino.cc), parlano con colleghi thailandesi e imparano cose utili per il loro business qui, in Italia. Altri si rimettono a coltivare un vigneto e vendono il vino sfruttando le potenzialità dell’e-commerce.
    Queste cose mi sembrano belle, mi riempiono di speranza, mi fanno vedere il lato positivo della “velocità” :)
    Quello che volevo dire con questo post è che mentre tutto questo comunque accade, spesso ignorato dalla comunicazione mainstream, nella piazza televisiva si discute ancora di cose che sanno di muffa, si fa leva su terrori atavici e sistemi di controllo consolidati per cercare di arginare, o perlomeno rallentare, l’inevitabile fino a che anche la finanza e il business tradizionali non saranno in grado di cavalcarlo.
    Diciamo che è una sorta di scontro tra titani: i colossi che hanno potere e budget ma troppo spesso mancano di testa e cuore contro le start-up di cui sopra, piccole ma piene di competenza, grinta ed entusiasmo.
    Io sono nel mezzo, osservo, lavoro per i primi e cerco di non perdere il contatto con i secondi che, francamente, mi sembrano più promettenti.
    Nonostante la mia generazione sia quella più penalizzata da 40 anni di ubriacatura di “benessere a costo zero” (che, appunto, non esiste) e da questa crisi infernale che colpisce soprattutto per la brutalità nel taglio della visione del futuro, credo sia possibile anzi doveroso lavorare perchè il buono che c’è attecchisca sempre di più e meglio.
    Grazie dell’interessamento e tanti baci a todos!

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