Trenitalia fa schifo. Ma anche no.

E, in ogni caso, non sta qui il problema.
Sempre che di problema si debba parlare.

Rudy Bandiera in questo post sintetizza molto bene tutta la questione scatenatasi in rete in seguito all’organizzazione da parte di Trenitalia di un blogger tour per mostrare i retroscena del lavoro che ruota intorno a Le Frecce.
Il caso Trenitalia e #meetFS visto da fuori e a mente fredda.

Voglio solo aggiungere a questo articolo, con cui sono sostanzialmente d’accordo, che vedo già da molto tempo insinuarsi nell’online una dinamica fin troppo conosciuta offline:l’insinuazione a prescindere.
Molti di quelli che la fanno fino a ieri hanno avidamente letto sui quotidiani articoli che scaturivano esattamente dalle stesse strategie di media relation (noi delle PR le chiamiamo così…) di cui, magari, misconoscono l’esistenza e credono sia un privilegio da blogger influenti: mai sentito parlare di press tour?

Ecco, io in tanti anni di lavoro ne ho fatti a decine portando giornalisti a vedere, assaggiare, scoprire, capire qualsiasi cosa. E sperando poi di leggere buoni articoli sui miei clienti.
Si offre un’esperienza diretta (se faccio salami posso permettermi di non farli mai assaggiare a chi ne deve parlare?) che costa sudore e attenzione costruire nei minimi dettagli. E che comporta il rischio che qualcosa vada storto con tutte le conseguenze del caso (cazziate epiche, budget persi, posti a rischio, ecc.)
Qualche agenzia e qualche giornalista gira intorno al denaro ma è una questione di etica che vale per tutte le professioni e a tutte le latitudini e se ce l’hai bene, altrimenti fai i conti con la tua coscienza e, qualche volta, con la legge.

La differenza che non vedo cogliere dai critici/complottisti è che prima nessuno lo sapeva di queste modalità di coinvolgimento degli influenti (principalmente giornalisti ma non solo), ora abbiamo il live streaming su Twitter.

Lo capite o no che questo rappresenta una differenza epocale?
Le persone ci mettono la faccia, la credibilità in modo diretto, qui si gioca la partita del cambiamento nel modo di raccontare il mondo reale, aprendo a tutte le visioni.

Se continuiamo a ragionare anche sulla rete solamente nella logica del pro e contro, rifiutiamo l’idea che un’azienda che non ci piace possa avere dei risvolti economici, umani, professionali positivi dei quali dobbiamo tenere conto se vogliamo essere equilibrati nel giudizio; non facciamo niente di nuovo rispetto a quel tipo di cattiva politica e cattiva stampa che va vanti per proclami e non offre nessuno strumento di approfondimento e comprensione ai comuni cittadini.

La tendenza all’estrema semplificazione (parli bene, ti pagano; parli male, sei pagato dagli altri) è il lascito peggiore di venti anni di Berlusconismo.
Non permettiamo che inquini anche quei pochi spazi dove discutere è ancora un valore.

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18 thoughts on “Trenitalia fa schifo. Ma anche no.

  1. il grassetto è il problema. quando vedo un articolo così grassettato e paragrafato per benino capisco che non scrivi di pancia ma perché ti hanno insegnato così, e di colpo la tua credibilità svanisce: PUFF.

  2. E cosa ci sarebbe di male nell’aver imparato a rendere le proprie opinioni leggibili, anche visivamente, al prossimo? Il web ha le sue regole, io lavoro in un’agenzia di comunicazione, se non sapessi fare bene proprio quello che tu dici vorrebbe dire che rubo lo stipendio :)
    La forma ha il suo peso ma va sempre parametrata con la sostanza. Grassetto a parte, il tuo commento non mi fa capire se sei interessato/a e no al tema.

    • non è questione di leggibilità, è che siete così ossessionati dalla forma che date l’impressione di non essere persone di sostanza. i vostri blog sono tutti uguali, tutti da dieci e lode, dite tutti le stesse cose, c’è tanta politeness, avete migliaia di visite e un sacco di buzz tutto fatto fra voi stessi. sembrate i fashion blogger, così chiusi nel loro mondo da restare estranei a tutto il resto. il problema è che voi ci dovreste comunicare efficacemente col mondo reale. a parte oggi che ero realmente interessato all’argomento, di solito quando vedo un blog/post così, salto accuratamente a pié pari.

      • Forse mi confondi con qualcun altro. Questo blog esiste da poco, con le visite siamo credo intorno alle 50 al giorno quando va bene i buzz faccio perfino fatica a capire bene cosa sono. Appartengo alla prima generazione della comunicazione e sto cominciando adesso ad affacciarmi a questo complesso sistema social e lo faccio nell’unico modo che conosco: sperimentando. Ho aperto profili su tutto, dedico tempo, cerco di capire e interagire. Mi sono conquistata contatti e dialoghi grazie alla mia visione delle cose e alle mie opinioni. Francamente se assomiglio a qualcun altro mi interessa poco, quello che mi incuriosisce sono le dinamiche, proprio come quella che si è innescata oggi con questo post. Su una cosa però hai ragione, sono ossessionata dalla forma. Scrivo per mestiere e per passione e mi piace farlo bene. Qualcuno lo apprezza altri no, è la democrazia baby!

      • una professionista della comunicazione che ha aperto un blog nel 2012. continuo a ritenere più credibili e più esperti della rete utenti non professionisti che hanno aperto un blog nel 2003 e sono ancora presenti.

      • Posto che mi dai l’impressione di voler trovare del marcio per forza, per amore di cronaca ti dico che un blog l’ho avuto fino a pochi mesi fa. Era lì dal 2005 ma poi Splinder ha chiuso…per fortuna, nonostante la mia inettitudine informatica, sono riuscita a salvare tutti i post e per la tua gioia, piano piano, potrai leggerli in questa nuova casa.

  3. sono convinta che il problema del grassetto sia un problema vitale. l’arte del grassettare è assolutamente usata dalla maggior parte dei blogger per manipolare le masse dei lettori, la grassettitudine imperante defocalizza dai messaggi e distoglie dalla criticità. sarebbe ora che questa e altre pratiche lesive della comunicazione virtuosa online fossere bannate e stigmatizzate dalla netiquette. A parte questo, complimenti, un bel post che centra alla perfezione il problema: la professionalità nel mestiere si misura anche dalla capacità di riflettere e di non fare insinuazioni di “pancia” e “sentimentali”. per il resto, less bold, more italic!

  4. Grassetto arma di distrazione di massa quindi. Bene prendo appunti da voi che siete i guru (prezzolati, s’intende) e procedo alla ricerca di nuove forme di evidenziazione politically correct che non urtino sensibilità alcuna ;)

  5. Perdonatemi, ma la polemica sul grassetto mi pare pretestuosa e indigesta al tempo stesso. Mi fa l’effetto di una peperonata con 40 gradi all’ombra. Mi di che state parlando? Marcare graficamente un concetto “defocalizza dai messaggi e distoglie dalla criticità”? E se metti un corsivo? Manipoli le masse? Ma dai, non mi pare che il bold via abbia spento lo spirito critico, anzi. Può piacere o meno, ma il grassetto è un simulacro della soggettività dello scrittore e un indizio delle sue intenzioni narrative. E’ esplicito e quindi trasparente.

    • Alberto, gli ultimi 3 commenti erano esasperati volutamente. Ironia feroce contro la follia cognitiva del primo commento che, invece, ahimé era serio.
      Però il tuo punto di vista mi piace! :)

  6. Ottimo commento. Sebbene abbia subito la mia buona parte di disservizi come pendolare e come viaggiatore, ho anche viaggiato all’estero e confrontato i treni degli altri posti con i nostri. Certo, le differenze ci sono, ma la prima è il prezzo (a chi si lamenta che Fiumicino-Termini costa 14€ ed è tanto, faccio notare che Londra Stansted-Londra City costa 50 sterline) e la seconda è il rispetto per i mezzi. Entrambe non sono direttamente legate a Trenitalia.
    E le iniziative come questa sono davvero segno di un tentativo di cambiare…
    Quanto ai grassetti, normalmente danno fastidio anche a me ma devo dire che in questo testo funzionano :-D

  7. Lo sai no che ai pendolari di tutte queste cose di cui hai parlato non gliene frega assolutamente niente?
    Le media relation, il press tour, il live streaming sono cose che vi cantate e vi menate “voi delle PR” (con quella parentesi dai perfettamente l’idea di quanto questo articolo sia disconnesso dalla realtà e abbia un senso solo all’interno del vostro mondo).

    Trenitalia fa schifo? Sì, molto. #trenitaliamerda è uno dei tanti hashtag in cui puoi scoprire che cos’è veramente il nostro caro monopolista de facto, quello delle incazzature quotidiane, dei piccoli ritardi che non fanno statistica ma fanno perdere le coincidenze, dei disagi ecc

    E chissenefrega del social media marketing e del media relation. A noi interessa la puntualità dei treni, non ste cazzate da markettaro

    • io non capisco perché crediate che una cosa debba necessariamente escludere l’altra. Mi sembra così limitante. Io viaggio tanto per lavoro treni e aerei mi hanno lasciato a piedi, fatto perdere pezzi di lavoro e di vita importanti. Ho scritto, ho protestato, ho solidarizzato con i pendolari. Non vivo in un mondo dorato, le PR son una realtà (e non da oggi eh), hanno un ruolo e una funzione sia verso le aziende che verso i cittadini e il tema di questo post era legato proprio a questo. E destinato non tanto ai consumatori di Trenitalia ma ai consumatori e ai professionisti della comunicazione e dei social media. Continuo a non vedere il conflitto con le eventuali critiche ai disservizi.

      • per un motivo molto semplice: impegnano budget che potrebbe essere utilizzato per cose più utili. Tanto trenitalia è di fatto monopolista purtroppo, non ha davvero bisogno di investire in immagine e PR, farebbe meglio ad investire in tecnologia per migliorare le prestazioni dei treni. Mancano soldi? Iniziassero a risparmiare proprio da queste cose inutili

      • Beh diciamo che in genere i budget impegnati per queste cose potrebbero risolvere ben poco…però non c’è dubbio sul fatto che un’azienda monopolista possa permettersi cose (di solito pessime) che altri non possono. Sulla comunicazione però dissento: il ruolo della comunicazione e delle PR non è solo superficiale. Se ben utilizzate possono migliorare tanti aspetti, far crescere un’azienda e, quindi, anche avere un impatto positivo sulla società. Come la pubblicità tradizionale e la rete sono un mezzo, uno strumento. I risultati spesso dipendono dall’utilizzo che se ne fa.

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