#TA12: una questione di curiosità.

Seduta rigorosamente in ultima fila, nel posto esterno che prediligo nei contesti in cui non sono perfettamente a mio agio, ieri ho partecipato ai Tweet Awards 2012.
Sulla mia scelta di andare ha sicuramente influito il fatto che conoscessi uno degli organizzatori, ma la verità è che ero divorata dalla curiosità per un questa fetta di web che conosco ancora poco.

L’effetto è stato terrificante e tranquillizzante al tempo stesso: un deja-vu con qualche (per fortuna!) spunto innovativo. Mi spiego meglio.

A causa dell’età che comincia ad avanzare (finalmente!) c’è da dire che bazzico l’Internet da un po’ ed ho vissuto alcune delle sue primordiali espressioni “social”.
Nel 2001 quindi da brava nerd ex giocatrice di ruolo offline, mi feci avviluppare da Extremelot, community di ambientazione fantasy (arricchita con perizia quasi maniacale da trattati interi su razze, usi, costumi, armi, lingue, ecc.)  in cui tutto il gioco era affidato alla fantasia, alla preparazione e all’onestà intellettuale dei giocatori. Uno scherzetto che sfiorava, nelle sue punte massime, i 2.000 accessi contemporanei, sparsi nelle varie stanze/chat.

Come potrete immaginare appena la community cominciò a crescere si sentì il desiderio, quasi l’esigenza, di incontrarsi davvero e per questo vennero organizzati dei raduni
(gli ultimi con quasi 1.000 partecipanti da tutta Italia) che furono una delle esperienze più surreali, divertenti e contemporaneamente agghiaccianti di tutta la mia vita.
La distanza tra l’identità online e quella offline alle volte era così smaccata da sfiorare (e non di rado superare) il grottesco; la varietà umana incredibile e chiaramente rappresentata nei suoi estremi positivi e negativi; la maggior parte delle relazioni umane incredibilmente condizionate dalle interazioni virtuali dei personaggi.

Insomma, per dirla alla romana, ‘na cambogia.
Cambogia della quale però conservo ancora la testimonianza migliore: una decina di amici veri sparsi un po’ in tutta Italia raccattati in quella marea umana grazie all’unica arma veramente potente in contesti simili, ovvero la capacità di non prendersi troppo sul serio e di essere sempre se stessi, dentro e fuori la rete.
Una specie di marchio di fabbrica, uno stile di vita che ha una sua precisa riconoscibilità tanto che, se ce l’hai, puoi fiutarlo negli altri e riconoscerli.

Ma perché racconto tutto questo? Che c’entra con i #TA12?
C’entra perché ieri, per un momento, quando mi sono seduta su quella sedia a guardare queste 300 persone accorse in un luogo sostanzialmente per conoscersi (visto che l’iniziativa era rigorosamente unofficial e i premi totalmente simbolici), un brivido mi ha percorso la schiena e mi ha riportato indietro di 10 anni facendomi temere una specie di follia collettiva simile a quella che avevo già vissuto.

Invece ho constatato con piacere una dinamica d’aggregazione rilassata, arricchita da scambi su progetti, interessi, novità, collaborazioni.
Sì c’era qualcuno di quelli che sono follower anche nella vita (in gergo leccaculo), qualche elemento border line (leggi psicolabile aspirante serial killer), qualche auto-nominato vip e qualche sfigato/a (si usa ancora il termine o è troppo 80’s?) ma nel complesso belle persone, divertite, divertenti e piene di spunti interessanti da scoprire.
Spunti che si sono moltiplicati nella serata post-evento quando al secondo drink, finalmente rilassata anche io, ho potuto individuare meglio qualcuna di quelle persone dotate della giusta dose di leggerezza e autoironia, persone con le quali ti viene voglia di andare a cena, bere un paio di bottiglie di vino e discutere per ore di questioni futili.

E ancora una volta ho ringraziato questa magnifica invenzione che ha la capacità di mettere in rete persone totalmente diverse fra loro per età, estrazione sociale, provenienza, professione, interessi e storia personale. Un mezzo incredibile che moltiplica le possibilità di interazione, che stimola la voglia di partecipazione e di incontro perché, bisogna ricordarlo, a parte qualche esempio di robotizzazione, nella maggior parte dei casi davanti al monitor c’è una persona e le persone finiscono sempre per avere voglia di aggregarsi per guardare in faccia quelli con cui interagiscono tutti i giorni per lavoro o per diletto.

Insomma sì certo i #TA12 non salveranno il mondo, va bene c’è stato qualche problema tecnico, ok alcuni premiati meritavano altri magari meno ma ora posso dire con grande senso liberatorio…chissenefrega! Il viaggio valeva gli incontri fatti, la mia innata curiosità per le dinamiche umane è stata ampiamente soddisfatta :)

God save the web!

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