La fine del mondo.

La fine del mondo è
un’idea che non t’appartiene più,
un contesto in cui ti trovi a disagio,
una visione che differisce in modo netto,
il tradimento della fiducia,
una scrivania che si svuota troppo in fretta,
una vocina nel cervello che ripete ossessivamente
game over
game over
game over.

E’ tutto questo ma in realtà è molto, molto di più.
E’ un’era nuova che si apre,
la conta delle certezze,
il recupero delle proprie forze del proprio valore,
il ribaltamento della prospettiva e dei preconcetti,
il momento di vedere se la semina porterà raccolto.

E’ anche, lo ammetto, il gusto un po’ sadico non tanto di distruggere,
quanto di smettere di salvare a tutti i costi qualcosa che non ti appartiene.

I Maya avevano ragione: la fine di questo mondo è un bene, un frutto che potranno cogliere tutti quelli che hanno lavorato duramente nei tempi più cupi, in attesa del momento giusto.

E allora coraggio signori, rivoluzione sia!

Natale rivoluzionario

 

 

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L’Italia sta cambiando, ce lo dice Sanremo.

mst-2011_06_alice-ridConfesso di averci messo qualche minuto a riprendermi dallo choc.
Ho letto e riletto l’articolo cercando di capire se un calo di zuccheri mi avesse causato una momentanea perdita della ragione.
E invece no, tutto vero, era proprio l’annunciazione (annunciazione!)
dei famigerati Big del prossimo Festival di Sanremo!

Cristicchi? Silvestri? Gualazzi? Elio? Gazzè? Marta sui Tubi????
Non un Cutugno, una Vanoni, una Mariella Nava o, che so, i Pooh?

Ma allora è tutto vero, l’Italia finalmente sta cambiando!
Giubilo et gaudio!

Possiamo sperare nel domani,
augurarci che i talenti e le non-conformità vengano finalmente sdoganate anche nel mainstream, che il cosiddetto nazional-popolare cambi di segno, di genere, d’età e finalmente abbia volti, voci e testi nuovi e interessanti.

Possiamo bramare che serie televisive ben fatte e con argomenti di interesse comune come famiglie allargate e omosessualità, con attori di livello, temi delicati trattati in modo leggero ma intelligente, trovino sempre maggiroe spazio e seguito sulle reti familiari.

Possiamo addirittura arrivare ad ipotizzare che questo paese finirà davvero per dotarsi di una catto-destra di livello europeo capitanata da figure come quella di Mario Monti che spazi via definitivamente il berlusconismo, sinonimo di beceritudine e approssimazione. Possiamo avere finalmente un nemico di livello, da combattere con un’area democratica e progressista che si compatta e migliora anche grazie alle spinte al rinnovamento degli ambiziosi renziani (quel che è giusto è giusto, la mia onestà intellettuale è perentoria).

Possiamo immaginare un futuro per tutti quelli che in questi anni, nella vita e nella professione, non hanno ceduto alle facili lusinghe della fuffa,
non hanno lasciato fuggire il loro cervello all’estero,
hanno continuato a metter su famiglie, a imparare cose e a lavorare,
zitti zitti, come una setta di reietti della società, come topini operosi nel buio delle fogne.
Possiamo sperare che tutte queste persone avranno ancora delle chance,
potranno nuovamente uscire allo scoperto e mostrare i loro talenti faticosamente conquistati e coltivati e protetti dalle aggressioni di un mondo brutto;
potranno rendersi utili alla società e averne finalmente un ritorno dignitoso.

Sì, d’accordo, c’è il pontifex da formattare e aggiornare prima che
l’evangelizzazione 2.0 via twitter riempia le strade di fanatici cattolici in marcia contro chi vuole vivere liberamente la sua vita.

Sì, ok, il povero Stefano Cucchi non è certo morto solo di stenti
(che sarebbe già tragico di per se’).

Va bene, ho capito, l’Ilva, la peste dell’evasione, lo so, lo so.

C’è ancora molto da fare, però dai, siamo onesti, se cambia Sanremo nulla è perduto,
l’Italia può davevro diventare un paese migliore, io ci credo…SI PUO’ FARE!
(poi lascia stare che lo spostano per via delle elezioni, dettagli, dettagli…)

Parlamentarie condominiali

Le parlamentarie ovvero il sistema per trasformare il Parlamento in una gigantesca riunione di condominio.

L’idea in se’ non mi dispiace.
Dare voce a tante persone normali e sconosciute, risvegliarle da un torpore civico, farle muovere, partecipare, uscire di casa, mettersi in gioco è un merito che al Movimento 5 Stelle va comunque riconosciuto.

Non c’è dubbio però che  a vedere alcuni dei video dei candidati qualche brividino l’ho avuto.

Siamo d’accordo sul fatto che anche io se facessi un video di quel genere sarei ridicola.
E’ chiaro che politici della caratura di Scilipoti e Calderoli possono essere sostituiti pure da due manichini della Coin.
Riconosco che questo Parlamento ha dato veramente il peggio di se’ su molti fronti e in tutti gli schieramenti.
Convengo che in politica ci vuole onestà, senso civico e spirito di sacrificio per il bene comune.

Tutto molto bello ma l’idea di sostituire i politici con “laggente normale” non funziona, e non perché un operaio, una casalinga o un giovane disoccupato non possano occuparsi della cosa pubblica.

Il dramma è che si cerca di far passare il concetto che per risolvere i probelmi di un’intera nazione sia sufficiente onestà e buona volontà mentre la preparazione teorica e la capacità concreta di mediazione dei contrasti (ovvero due skill fondamentali per chi vuole fare politica) siano solo la fuffa con la quale si inganna il popolo.

Ecco, questa cosa mi fa sempre venire in mente l’esempio delle riunioni di condominio:
se non ci fosse sempre quell’1 o 2% di condomini preparati, proattivi, che hanno letto bene la convocazione e il bilancio e si prendono la briga di farsi portavoce, placare gli animi, mediare con l’amministratore e trovare una soluzione, sapete quanti palazzi sarebbero andati in vacca?

Ecco, quei condomini sono l’immagine di ciò che dovrebbe essere la rappresentanza politica: onesti, attenti al bene comune, preparati sui temi che devono trattare e capaci di comporre un conflitto ottenendo un risultato.
Gli altri sono solitamente tutti armati di buona volontà ma, almeno nel mio condominio, inveiscono contro il sistema (il regolamento), il governo (l’amministratore), i partiti (gli altri condomini) poi quando gli dici “sediamoci a tavolino, leggiamo le carte, proponiamo un’alternativa, prendiamo una decisione” finisce sempre con “ehmm, sì, boh, po’ esse, però costa troppo (?), bisognava farlo un anno fa (??) e comunque ho lasciato il sugo sul fuoco quindi arrivederci (ah, ecco)”.

In questa selezione dal basso così estremizzata (e così poco trasparente, almeno dal punto di vista della comunicazione) ci vedo un po’ questo rischio e sinceramente credo che l’Italia abbia bisogno, prima di tentare altri esperimenti innovativi, di chiudere l’esperienza della seconda Repubblica con un parlamento composto in maggioranza da persone competenti.

Quando sei ridotto così male, anche solo una “pettinata” può fare una grande differenza.

(nota del 17.12.12 – vedo che non sono l’unica a pensarla così: leggete questo post che spiega molto meglio di me perché “Grillo non funziona”)

Moriremo comunisti

Cominciamo con l’outing di voto, così chiarisco subito la mia posizione e non do’ adito a interpretazioni di sorta: al primo turno Vendola, al secondo Bersani.
Detto questo, passiamo alla mia ingenua analisi politica di cittadina lavoratrice mediamente impegnata, sostanzialmente inferocita e inguaribilmente figlia del comunismo.

Idealmente le Primarie del centrosinistra le ha vinte Renzi.

A lui il merito indiscusso di aver aperto un fronte non più rinviabile di rinnovamento all’interno del partito. A lui il premio iniziativa 2012, ottenuto con la complicità di un Bersani ben lieto di scrollarsi di dosso senza sporcarsi troppo le mani qualche suggeritore di spessore ma carognoso.
Poco importa che questa presa di posizione liberal-innovatrice sia stata probabilmente dettata dallo spin doctor Gori che, da fine conoscitore dei meccanismi di comunicazione, ha capito subito che per raggiungere il risutlato che oggi è sotto gli occhi di tutti, era necessario puntare sul profilo del linguaggio, attaccare le figure simbolo di uno sfascio drammaticamente evidente, scegliere lo stile post-ideologico della destra berlusconiania parlando alla pancia e al desiderio di “dare una rinfrescata” che albergava in molti di noi.
In fondo Renzi non aveva nulla da perdere, partiva sfavorito e guardato con sospetto, è uscito benissimo dal confronto e si è guadagnato attenzione e rispetto per il suo ruolo attuale e futuro.

Bersani dal canto suo ha fatto esattamente quello che ci si aspettava dal Segretario del Partito Democratico: ha lavorato, mediato, incluso, conciliato e costruito pensando al peso della prossima legislatura che con la vittoria (stavolta concreta) delle Primarie probabilmente si ritroverà sulle spalle.
Sa che per lui probabilmente è l’ultimo giro, sa che sarà una legislatura scomodissima e che la sua intelligenza politca, più onesta e calda di quella del glaciale D’Alema, potrà forse consegnare 5 anni di governo al centrosinistra e qualche cambiamento significativo a questo paese.
Ha molto da farsi perdonare, molto da dimostrare all’atto pratico delle politiche (incandidabilità della solita nomenklatura, liste pulite, largo ai giovani, ecc.) ma dal discorso della vittoria fatto ieri credo siano emersi il sincero coinvolgimento e le migliori  intenzioni di accollarsi questa responsabilità.
E’ il Prodi di questo momento con alle spalle però una storia di militanza politica solida, un partito decisamente più forte e, al momento, un centrodestra alla ricerca del suo nuovo miracolo italiano.

E a proposito di questo non credete a chi vi dice che Berlusconi è contento della vittoria di Bersani: è una stupidaggine colossale.
Berlusconi sperava vincesse Renzi perché si sarebbe trovato a combattere sul terreno della comunicazione, un campo di gioco che conosce fin troppo bene e sul quale, ahinoi, si è sempre dimostrato un fuoriclasse.
Invece ora, povero Silvio, è costretto a cercare un avversario degno del preparatissimo Bersani che ha giocato tutto sui contenuti, è restio alle esibizioni circensi e punterà su lavoro, diritti, crescita e lotta all’evasione, temi sui quali la sparpagliata destra al momento non sa bene a che santo protettore votarsi.

Nulla è vinto ma, forse per la prima volta dopo 20 anni, nulla è nemmeno perso in partenza. Lo spauracchio dei comunisti non funziona più perché sono stati proprio i figli di quella storia politica (SEL compresa e in prima linea) a regalare a questo paese di creduloni e mister dallo schema facile, un capolavoro di democrazia e partecipazione che si chiama Primarie.

A chi mi chiede però come posso credere ancora in questa sinistra fallimentare, confesso di essere stata tentata dalla furia riformatrice del sindaco coetaneo che come una sirena ammiccava promettendo una cura che ci avrebbe restituito gli anni persi dietro all’establishment sbagliato. Lo confesso e non me ne vergogno perché non avere anelito di cambiamento a 37 anni sarebbe quantomeno strano.

Io però sono stata cresciuta nell’ideale di una società migliore per tutti con il contributo, quotidiano, faticoso e a volte sconosciuto, di tutti.
Sono figlia di un percorso nel quale i cambiamenti, per essere assimilati e divenire nuove abitudini virtuose, richiedono tempo, sacrificio e molti compromessi purché si rispetti l’obiettivo finale del bene comune.
Per questo aspetto Renzi alla prova dei prossimi anni di lavoro politico nel partito e mi auguro possa crescere imparando ad avere un po’ più di fiducia nei suoi mezzi di leader (e un po’ meno in quelli, insidiosi, di comunicazione). Spero vivamente possa  imparare dalla sconfitta a rendersi appetibile e credibile per tutti gli elettori di sinistra, non solo per quelli “giovani”, tecnologici e sponsor della tabula rasa come base della ricostruzione.

Per questo ho scelto Bersani, per rispetto al suo percorso politico ma soprattutto per coerenza con il mio percorso personale che prevede di provare fino all’ultimo respiro a salvare il salvabile prima di piazzare una carica e far saltare tutto.
Ho ritenuto in questo modo di onorare responsabilmente anche tutto il lavoro difficilissimo fatto dalla sinistra italiana per mantenere saldi alcuni principi e contemporaneamente crescere, cambiare e trovare sintesi in mezzo a un mare di discussioni feroci.
Un atteggiamento che, con buonapace dei semplificatori di professione, continuo a credere ci renda orgogliosamente diversi.

Ecco perché, infine, se dovrò morire, lo farò da comunista.