Moriremo comunisti

Cominciamo con l’outing di voto, così chiarisco subito la mia posizione e non do’ adito a interpretazioni di sorta: al primo turno Vendola, al secondo Bersani.
Detto questo, passiamo alla mia ingenua analisi politica di cittadina lavoratrice mediamente impegnata, sostanzialmente inferocita e inguaribilmente figlia del comunismo.

Idealmente le Primarie del centrosinistra le ha vinte Renzi.

A lui il merito indiscusso di aver aperto un fronte non più rinviabile di rinnovamento all’interno del partito. A lui il premio iniziativa 2012, ottenuto con la complicità di un Bersani ben lieto di scrollarsi di dosso senza sporcarsi troppo le mani qualche suggeritore di spessore ma carognoso.
Poco importa che questa presa di posizione liberal-innovatrice sia stata probabilmente dettata dallo spin doctor Gori che, da fine conoscitore dei meccanismi di comunicazione, ha capito subito che per raggiungere il risutlato che oggi è sotto gli occhi di tutti, era necessario puntare sul profilo del linguaggio, attaccare le figure simbolo di uno sfascio drammaticamente evidente, scegliere lo stile post-ideologico della destra berlusconiania parlando alla pancia e al desiderio di “dare una rinfrescata” che albergava in molti di noi.
In fondo Renzi non aveva nulla da perdere, partiva sfavorito e guardato con sospetto, è uscito benissimo dal confronto e si è guadagnato attenzione e rispetto per il suo ruolo attuale e futuro.

Bersani dal canto suo ha fatto esattamente quello che ci si aspettava dal Segretario del Partito Democratico: ha lavorato, mediato, incluso, conciliato e costruito pensando al peso della prossima legislatura che con la vittoria (stavolta concreta) delle Primarie probabilmente si ritroverà sulle spalle.
Sa che per lui probabilmente è l’ultimo giro, sa che sarà una legislatura scomodissima e che la sua intelligenza politca, più onesta e calda di quella del glaciale D’Alema, potrà forse consegnare 5 anni di governo al centrosinistra e qualche cambiamento significativo a questo paese.
Ha molto da farsi perdonare, molto da dimostrare all’atto pratico delle politiche (incandidabilità della solita nomenklatura, liste pulite, largo ai giovani, ecc.) ma dal discorso della vittoria fatto ieri credo siano emersi il sincero coinvolgimento e le migliori  intenzioni di accollarsi questa responsabilità.
E’ il Prodi di questo momento con alle spalle però una storia di militanza politica solida, un partito decisamente più forte e, al momento, un centrodestra alla ricerca del suo nuovo miracolo italiano.

E a proposito di questo non credete a chi vi dice che Berlusconi è contento della vittoria di Bersani: è una stupidaggine colossale.
Berlusconi sperava vincesse Renzi perché si sarebbe trovato a combattere sul terreno della comunicazione, un campo di gioco che conosce fin troppo bene e sul quale, ahinoi, si è sempre dimostrato un fuoriclasse.
Invece ora, povero Silvio, è costretto a cercare un avversario degno del preparatissimo Bersani che ha giocato tutto sui contenuti, è restio alle esibizioni circensi e punterà su lavoro, diritti, crescita e lotta all’evasione, temi sui quali la sparpagliata destra al momento non sa bene a che santo protettore votarsi.

Nulla è vinto ma, forse per la prima volta dopo 20 anni, nulla è nemmeno perso in partenza. Lo spauracchio dei comunisti non funziona più perché sono stati proprio i figli di quella storia politica (SEL compresa e in prima linea) a regalare a questo paese di creduloni e mister dallo schema facile, un capolavoro di democrazia e partecipazione che si chiama Primarie.

A chi mi chiede però come posso credere ancora in questa sinistra fallimentare, confesso di essere stata tentata dalla furia riformatrice del sindaco coetaneo che come una sirena ammiccava promettendo una cura che ci avrebbe restituito gli anni persi dietro all’establishment sbagliato. Lo confesso e non me ne vergogno perché non avere anelito di cambiamento a 37 anni sarebbe quantomeno strano.

Io però sono stata cresciuta nell’ideale di una società migliore per tutti con il contributo, quotidiano, faticoso e a volte sconosciuto, di tutti.
Sono figlia di un percorso nel quale i cambiamenti, per essere assimilati e divenire nuove abitudini virtuose, richiedono tempo, sacrificio e molti compromessi purché si rispetti l’obiettivo finale del bene comune.
Per questo aspetto Renzi alla prova dei prossimi anni di lavoro politico nel partito e mi auguro possa crescere imparando ad avere un po’ più di fiducia nei suoi mezzi di leader (e un po’ meno in quelli, insidiosi, di comunicazione). Spero vivamente possa  imparare dalla sconfitta a rendersi appetibile e credibile per tutti gli elettori di sinistra, non solo per quelli “giovani”, tecnologici e sponsor della tabula rasa come base della ricostruzione.

Per questo ho scelto Bersani, per rispetto al suo percorso politico ma soprattutto per coerenza con il mio percorso personale che prevede di provare fino all’ultimo respiro a salvare il salvabile prima di piazzare una carica e far saltare tutto.
Ho ritenuto in questo modo di onorare responsabilmente anche tutto il lavoro difficilissimo fatto dalla sinistra italiana per mantenere saldi alcuni principi e contemporaneamente crescere, cambiare e trovare sintesi in mezzo a un mare di discussioni feroci.
Un atteggiamento che, con buonapace dei semplificatori di professione, continuo a credere ci renda orgogliosamente diversi.

Ecco perché, infine, se dovrò morire, lo farò da comunista.

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