Santoro, Berlusconi e Sua Maestà la televisione

nemico pubblico

Credits: il solito, inarrivabile Emiliano Carli

Come tutti sapete ieri è andata in onda la trasmissione forse più attesa degli ultimi 15 anni:
Silvio Berlusconi ospite unico di Santoro a Servizio Pubblico.

Naturalmente non potevo perderla ma non volendo affrontare questo “mostro di fine livello” da sola, ho pensato di auto-invitarmi a cena a casa del mio amico e collega Alberto Bobbio.

Prima di passare ad un commento di sintesi sull’evento, vi riporto le prime reazioni a caldo che abbiamo avuto e che abbiamo pubblicato sui nostri status di Facebook a fine serata:

“Cercare di ricostruire la verità avendo di fronte un bugiardo senza dignità è un’impresa quasi impossibile. Ma Santoro, Travaglio, Costamagna e Innocenzi hanno fatto un lavoro splendido, riuscendo a sputtanarlo moltissime volte. Complimenti a loro.”

“Santoro ha fatto il meglio che poteva con la materia che aveva a disposizione. Prova difficilissima, televisivamente riuscita, politicamente nulla.”

Si evince immediatamente che entrambi abbiamo ritenuto che Santoro&co. abbiano fatto un buon lavoro nonostante l’assoluta, e indiscussa, eccezionalità dell’ospite.

L’analisi che segue, dunque, non ripercorre tutta la trasmissione ma si focalizza sugli aspetti cruciali dal punto di vista della comunicazione (politica e non solo) e su quelli che mi sono sembrati i nodi più controversi e meno digeriti dagli spettatori abituali di Servizio Pubblico.

Prima di tutto sveliamo la protagonista vera del match di ieri: Sua Maestà la televisione.
Eh sì, perché in tempi di socialqualunquecosa, la vecchia, malandata, bistrattata Tv fa ancora la sua porca figura e continua a monopolizzare l’attenzione.
Quasi 9 milioni di telespettatori, oltre il 33% di share e migliaia di citazioni sul web sono la risposta migliore a chi ancora si chiede, scioccamente, chi abbia vinto tra Berlusconi (un politico) e Santoro (un giornalista e conduttore televisivo). Non erano le elezioni, era una trasmissione e in questo senso i vincitori sono stati indubbiamente Servizio Pubblico e La7.

Ma veniamo ai contenuti.

La prima considerazione da fare e il primo nodo da sciogliere quindi riguardano proprio questo: molti sono rimasti stupiti dal fatto che, dallo sfogo di Santoro contro Berlusconi che leggeva la “letterina” a Travaglio, sia emerso che c’era un accordo sui temi da trattare. Sono io ad essere stupita perché, di sicuro ingenuamente, credevo fosse cosa cognita che una trasmissione televisiva va costruita.
Normalmente la redazione propone gli argomenti agli ospiti che decidono se ritengono opportuno partecipare e di conseguenza si compone la scaletta.
Ma Berlusconi non è un ospite qualunque pertanto Santoro per garantirsi la sua presenza ha dovuto raggiungere un compromesso: non parliamo del passato, dei processi nel dettaglio ma ci concentriamo sull’ultimo anno e sull’imminente campagna elettorale.
È una scelta editoriale precisa sulla quale decine di persone si concentrano e lavorano per costruire il prodotto televisivo. La lettera era un fuori programma che l’ha mandato su tutte le furie perché ha scompaginato il lavoro, spostato la discussione, allungato i tempi e fatto saltare un altro intervento in scaletta. Per Santoro e la sua maniacalità nel costruire le puntate, questo equivale ad alto tradimento e infatti ha sbroccato facendo, a mio avviso, l’unico scivolone vero della serata.

Secondo tema spinoso: ma perché Travaglio, il paladino della giustizia giornalistica, il più enciclopedico degli editorialisti e il più noto e acerrimo nemico di Berlusconi, si è limitato a fare i suoi interventi tipici senza ingaggiare un duello di domande/risposte?
Per prima cosa dobbiamo dire che i “compitini” di Travaglio, piacciano o meno nella loro inevitabile pedanteria, sono una forma micidiale di recupero della memoria dei fatti. Faticosissimo esercizio fin troppo trascurato da giornalisti e, ahimè, cittadini-elettori.
Detto ciò, bisogna essere franchi: Berlusconi è un istrionico seduttore amorale, abituato a maneggiare la menzogna e la smentita dei fatti più evidenti, per puro calcolo di comunicazione e politico.
La verità è che Berlusconi è assolutamente inintervistabile perché con lui non si può costruire un ragionamento su basi condivise a meno che le basi non siano a suo favore. Negherebbe anche di chiamarsi Berlusconi se questo servisse al suo scopo.
La scelta dello staff quindi è stata quella di metterlo di fronte alle più evidenti e grossolane contraddizioni della sua vita politica passata e attuale puntando su fatti e contributi esterni (Tremonti, Brunetta, ecc.) che lo hanno, evidentemente, sbugiardato su questioni che in un paese normale sarebbero fondamentali: politica estera, politica economica, cambi di idee repentini su temi sostanziali (es. IMU), frequentazioni a dir poco dubbie, problemi con la giustizia suoi e dei suoi più stretti collaboratori, errori epici (confondere Bundesbank e Deutsche bank), ossessioni personali (i comunisti) e aspirazioni dittatoriali (se avessi oltre il 50%, se le leggi non dovessero passare per tutte quelle mani, ecc.).
Forse ci si aspettava che la trasmissione e i suoi animatori potessero sostituirsi alla politica e alla giustizia, decretando in qualche modo proprio lì, proprio ieri, la morte del Cavaliere. Un’attesa eccessiva e, francamente (per dirla alla D’Alema), anche un po’ superficiale.

Terza e ultima (prima che stramazziate al suolo) considerazione: quale influenza politica potrà avere lo show di ieri?
A dircelo saranno naturalmente i sondaggi e le elezioni, ma non c’è dubbio che Berlusconi può aver recuperato qualche voto tra i suoi fan più esaltati che, vedendolo ultimamente un po’ spento, ieri si saranno ringalluzziti per la performance e avranno cambiato idea per l’ennesima volta sul vecchio leader.
Non credo francamente che sarà questo episodio a decidere l’esito elettorale: chi lo amava lo amerà ancora e forse lo voterà, chi lo odiava continuerà a farlo e voterà altrove.

Magari è opportuno invece vedere quanto terrore (a mio avviso giustificato) ci sia tra le fila dei più sensibili e attenti cittadini, quelli che leggono, dialogano, seguono e si informano.
Un terrore atavico che nasce dalla consapevolezza di vivere in un Paese in cui esiste una larghissima fetta di elettorato che se la prende quotidianamente con la casta ma ad uno come Berlusconi (che, come dicevamo prima e come è emerso chiaramente ieri, di minchiate ne ha fatte e dette a raffica) è disposto a perdonare ancora una volta quasi tutto in nome della sua simpatia.

Ecco, oggi forse siamo ancora questo: chi è preciso, lavora sodo, è serio e preparato è irrimediabilmente noioso e non “buca”, non passa, non convince. Chi è un po’ (tanto) canaglia ma sa alleggerire, toglierti la responsabilità di pensare, capire, interpretare e domandare, è avvantaggiato anche se ti riduce sul lastrico perché poi saprà intortarti nuovamente e spiegarti che non è stata colpa sua.

Se gli italiani ancora una volta sceglieranno una scorciatoia cognitiva (ancora grazie al mio amico Alberto per questa magnifica citazione) rifiutandosi di vedere Berlusconi per quello che realmente è, credetemi, la colpa non sarà di sicuro di Santoro e Travaglio.

Annunci

Il PD è femmina

Non per via delle candidature per metà femminili,
non certo per le quote rosa in parlamento o nella dirigenza.
E’, più che altro, una considerazione legata all’approccio,
al modo in cui il partito si posiziona e decide di procedere nella campagna elettorale.

Le primarie, il rifiuto del modello “nome-sul-simbolo” mi ispirano un rifiuto più generale del modello padre/padrone, dell’idea del sol uomo al comando (concetto più volte sottolineato da Bersani) e quindi, implicitamente, l’accettazione di uno schema più partecipativo, di apertura, di dialogo.

In questo senso, a parità di preparazione, motivazione ed onestà, in molti contesti professionali le donne rendono più efficiente ed efficace la loro azione rispetto ai colleghi uomini, utilizzando la capacità di composizione dei contrasti al posto del più abusati sistemi bastone/carota o divide et impera.
E l’ipotesi di non lasciare indietro nessuno, di far crescere equamente, di garantire benessere diffuso e quindi impostare il lavoro per questo obiettivo non è forse il miglior modello di sviluppo che si possa desiderare?
Sicuramente sarebbe ora di provarlo giusto per capire se può far meglio del sistema celodurocapitalliberista che ci siamo dovuti sorbire fino ad oggi in tutti i luoghi e in tutti i laghi (cit.)

Ora non so se il PD davvero riuscirà ad incarnare questa rivoluzione ma almeno ha tentato di prendere una strada diversa rispetto ad altri partiti che ancora si affidano a leader maschili maschilisti e professorali, modelli che piacciono sempre a quella fetta di elettori (uomini e donne) che, in realtà, è spinta più dal desiderio di emulazione e dal concetto stesso di vittoria che non dalla volontà di miglioramento della società.

In questo momento politico così confuso, per certi versi noioso, privo di soluzioni concrete e credibili e pieno invece ancora una volta di proclami, minacce e ritorsioni, questo riflesso femmineo e costruttivo del PD merita quantomeno una medaglia al valore.

Il resto, come sempre, sarà la storia a dircelo.

Liberi tutti

Liberi tutti è stata la canzone che mi ha fatto scoprire (colpevolmente in ritardo, lo ammetto) i Subsonica.
Era il 1999, leggevo il giornale sul lettone di mamma che, specialmente il sabato e la domenica, veniva adibito ad edicola familiare e la Tv era accesa su Videomusic (o forse era MTV Italia, non ricordo). Ad un certo punto mi colpì la voce, per me inconfondibile, di Daniele Silvestri che cantava questa strofa:

“da ciò che uccide te e tutto ciò che ho intorno,
dall’uomo che non è padrone del suo giorno,
da tutti quelli che inquinano il mio campo,
io mi libererò perché ora sono stanco”

Parole non particolarmente sconvolgenti per carità, ma credo adeguate al contesto che stiamo vivendo e con le quali voglio augurare a tutti un 2013 al netto di tutto ciò che non ci fa sentire a nostro agio (lo sapete bene cos’è, è ora di affrontarlo!).