Corpo estraneo

Se febbraio è stato il mese delle sorprese, marzo si è rivelato il mese dei corpi estranei.

In Parlamento, dove una falange eterogenea, ma compatta nel disordine e nella cieca determinazione a rivoluzionare il rivoluzionabile, si incista su un corpo fiacco, impigrito da anni di battaglie salottiere dall’esito più o meno predeterminato.

Nel lavoro, dove sparuti gruppi di professionisti tentano, con esito deludente, di curare organismi affetti da avidità cronica e visione limitata con infiltrazione di cellule di buonsenso, equità e lungimiranza.

Nelle amicizie, dove tra un dolore, un rimpianto, un rancore e una risata si cerca di riattaccare un arto amputato brutalmente da una manovra spericolata; il fiato sospeso per il concreto rischio di rigetto.

Perfino dentro di me, approfittando di un terreno momentaneamente fertile, si è parcheggiato un miscuglio di nuove prospettive, diverse aspettative, imprevisti e probabilità che credo finiranno per trasformarsi in qualcosa di molto concreto.

Corpi e addizionali dei corpi, appendici, escrescenze, naturali o meno, comunque estraneità da integrare in qualche modo.
Un esercizio di tolleranza e di pazienza, l’ennesimo grande sforzo verso la consapevolezza che diverso, normale, vecchio, nuovo, sono soltanto alcune delle infinite sfumature della realtà.

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Solo un giorno di marzo

Che poi alla fine ho solo nostalgia di quando ero piccola e mia madre mi portava alle manifestazioni dell’8 marzo e non capivo niente ma c’erano tante facce belle e si camminava tutti insieme.
Ed era tutto cupo, grigio, difficile, e c’erano le bombe e le sparatorie e io volevo sapere e capire ma come, cosa spiegare?
Eppure c’era l’orizzonte e la motivazione per marciare, per non marcire, per aprire un futuro più limpido ai figli e vedevo genitori accaniti in questo compito supremo.
E cucine chiuse, discorsi tesi, risparmi da fare, desideri e sogni individuali da accantonare.
E vedo oggi lo stesso film dei primi ’80 solo che i protagonisti siamo noi e i nostri genitori ci guardano preoccupati e tristi e arrabbiati perchè tutti quegli sforzi e sacrifici e lacrime e notti senza sonno non sono bastati.
E si chiedono se basteranno le nostre e di nuovo non dormono tranquilli.
Ma una volta c’era l’8 marzo, un’ipotesi di luce e si camminava tutte insieme e io ho un bellissimo ricordo tutto giallo.