Che imprenditori (sono) saranno i Maker?

Dopo mesi passati a leggere tweet e articoli sulle start up digitali, sul vento di cambiamento che dal basso, tra gioco, tecnologia, condivisione e internazionalizzazione, cambierà il nostro prossimo futuro, ero davvero curiosa di capire l’aria che si respirava in questo nuovo brodo primordiale dell’imprenditoria in Italia.

Quindi ieri con la mia panza di 12 kg e 40 settimane, ho deciso di rotolarmi fino al Palazzo dei Congressi per visitare la MakerFaire di Roma con atteggiamento da puro spettatore, visto che io la tecnologia la uso ma di certo non la invento. E sono andata insieme ad Antonello che è, se vogliamo, un maker tradizionale: cuoco ma anche falegname, musicista, macchinista teatrale. Insomma, un artigiano.

Prima di tutto voglio dire che l’evento è stato sicuramente un successo dal punto di vista dello storytelling e dell’ufficio stampa (e di questo da esperta di comunicazione non posso che essere contenta): vedere un pubblico così eterogeneo è stato bello, mi ha fatto fare un sospiro di sollievo se non altro rispetto alla capacità delle persone di incuriosirsi ancora.

Oltre al celebratissimo e geniale Arduino che “tutti” conoscono con la sua filosofia open e le infinite declinazioni, abbiamo visto molte cose interessanti (applicazioni tecnologiche in campo medico, musicale, del design, ecc.) e qualcosa meno, fatto fisiologico solitamente nelle prime edizioni di un evento che poi si vanno raffinando nel tempo.
Girando per gli stand però, quello che ci ha più colpito è che i semplici visitatori, i non-maker, erano soprattutto attratti dalla robotica da gioco e dalla stampa 3D che, diciamolo, sembravano essere l’innovazione più evidente e “spinta” della fiera.

Ora, capiamoci, niente di male, ma questo aspetto ci ha fatto domandare: quindi l’innovazione del futuro starà nel fatto che ciascuno di noi potrà stamparsi a casa qualunque oggetto desideri (spesso usando la plastica)? o costruirsi facilmente un piccolo robot controllabile da smartphone, il sogno che si avvera di ogni ex-bambino appassionato di Meccano?

Non dico che fosse questa l’intenzione dell’evento e so perfettamente che il dibattito è molto più ampio e profondo, ma credo non si possa trascurare l’effetto che questo tipo di “invenzioni” hanno sull’uomo comune e la responsabilità che i maker hanno nel costruire nuovi modelli industriali.

Se è vero infatti che la capacità di condivisione e globalizzazione è un tratto distintivo di questa generazione di artigiani tecnologici (come giustamente si ricorda in questo articolo su Futuro Artigiano, anche se non condivido la “bastonatura” in toto degli artigiani tradizionali che fino ad oggi hanno resistito con encomiabile sforzo), mi domando quanti di loro sopravviveranno alla prova del mercato e se quelli che ce la faranno sapranno costruire una nuova visione e prospettiva nel mondo del lavoro e del concetto di consumo.

La loro sarà una rivoluzione che, spinta dal desiderio di rivalsa contro uno stato vecchio, pigro e assente, produrrà “solo” profitto e nuove esclusioni sociali o saprà incidere anche sulla trasformazione necessaria a livello politico e sindacale?
I maker rimarranno un sorta di circolo esclusivo di pionieri che si sentono diversi, che vanno avanti coraggiosamente a dispetto di tutto e tutti o sono disposti a riconoscere e collaborare anche con i non-maker, con i lavoratori normali che, ci piaccia o no, mandano avanti la sgangherata macchina italiana?
Sono interessati anche a impegnarsi per spiegare ai consumatori dei loro prodotti, che bisogna  cambiare mentalità?

Insomma, una volta posizionati con successo sul mercato, cresceranno come degli Olivetti o come dei Riva?

La domanda è volutamente estrema ma, a  mio avviso, necessaria in un Paese in cui da tanti, troppi anni l’imprenditoria ha smesso di produrre progresso e benessere sociale, investendo in finanza più che in capitale umano e riempiendosi la bocca di innovazione, digitalizzazione senza in realtà cambiare nessuna delle scelte distruttive (selezione della classe dirigente in primis) che hanno prodotto il deserto nel quale ci troviamo a vivere e lavorare. Le persone, “prodotto” di questa gestione dissennata, non possono essere abbandonate al loro destino, vanno considerate nel quadro generale del futuro che si vuole costruire, altrimenti non faremo che girare il remake di un brutto film.

Quindi, go maker e in bocca al lupo: fateci sognare e non fateci ricredere.

Annunci

One thought on “Che imprenditori (sono) saranno i Maker?

  1. Non per deluderti, ma Arduino&Co oggi vale un ricavo di pochi milioni di euro, e (forse) una ventina tra co-founder, inventori e collaboratori occasionali. Forse, trenta.
    Insomma, una bottega artigianale, niente di più.
    Anch’io ho un Arduino in casa (che non ha nulla di innovativo, l’innovazione è pensare di venderlo a chi, come me, lo compra per ‘collezione’ e perchè magari domani … e poi domani non arriva mai).
    Questa innovazione è assolutamente equivalente alle canzoni autoprodotte e autopromosse su YouTube, ai blog di successo: ma un blogger di successo, quanto guadagna lui e quanto lavoro è in grado di dare ad altri? Cinque? Dieci? Tutti collaboratori ‘occasionali’, s’intende.
    Il (massimo) denominatore comune è la Rete, The Plague of Freedom, come fu definita nel 1996, quando nacque il web.
    La Rete è quella che consente l’effetto Long Tail, cioè con uno sforzo ridicolo arrivo dappertutto, e quindi Arduino riesce a raggiungere migliaia e migliaia di persone che alla fine qualcosa comprano. Così come i blogger, i cantanti autoprodotti su YouTube,etc.
    Purtroppo (o per fortuna) questo fantastico (massimo) denominatore comune assomiglia molto al mercato perfetto di cui teorizzavano i primi liberisti di fine 800: appena uno innova, qualcun altro lo copia (vedi i cloni di Arduino, che sono già decine). Ergo, Arduino non crescerà nè in termini di ricavi, nè tantomeno in termini di margini. Non più di tanto.
    Analoghe considerazioni possono essere facilmente applicate agli altri contesti.

    Ora, per carità, guadagnarsi da vivere con canzoni autoprodotte (qualcuno prima o poi capirà che Maria De Filippi è un costoso e inutile orpello, lo spettacolo lo fanno i ragazzi), o con un bel blog (così finalente i libri di Vespa non li compra più nessuno, e Mondadori sarà costretta a lavorare solo sulla qualità, riducendo ricavi e margini di un fattore 100), o con un pezzettino di elettronica da scuola superiore, è certamente altrettanto dignitoso che fare buona pizza, suonare bene il mandolino (nell’accezione alta del termine, non fraintendete!!!), raccontare ottime barzellette a Zelig, o realizzare buone composizioni di ceramica nei bagni di clienti più o meno facoltosi.
    Ma siamo lì, è tutto ‘nano’.

    Il problema è la ‘dimensione’: ‘ndo annamo con ‘sta roba? Chi vorrebbe (o può soltanto) spostare scatole in un magazzino, fare amministrazione, occuparsi di ‘servizi generali’, perchè non si aspetta di realizzarsi nel lavoro, o per limiti intellettuali intrinseci, cosa fa?
    Se non c’è Ceramiche Imola, 3 miliardi di euro di ricavi, e migliaia lavoratori ‘cipputi-style’, se non c’è (più) Telecom Italia che porta la banda larga a tutti noi, e quindi omaroli con il camioncino a tirare fibra, se non c’è questo, che succede?
    Beh, succede che siccome questo serve per forza, anche ai maker, questo lo farà “qualcun altro”. Quel “qualcun altro”, approfittando delle Alfette e di un eventuale eccesso di fiduca nelle (nano)start-up si compra ‘pezzi’ di industria (Industria, con la ‘I’ maiuscola) italiana, e … ci rompe il culo (passetemi il francesismo), relegandoci sempre più nel ruolo (se va bene) di Florida dell’Europa, dove anziani (speriamo almeno ricchi e simpatici, quindi NON Berlusconi) passeranno gli ultimi anni della loro vita.

    Ora, per la tua (e anche nostra!!!) adorata aragostina, questo è il futuro che immagini?

    ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...