Niente sesso, siamo giovani.

E’ qualche giorno che impazza sui giornali e in tv lo scandalo delle “baby squillo” e la cosa mi ha immediatamente fatto venire una lggera ma persistente forma di orticaria.
Così, tra una poppata e l’altra alla mia baby squillante di un mese giusto oggi, ho scritto di getto un pensiero sui gggiovani, sul sesso, sul nostro modo di vederlo e sul pessimo modo di parlarne e consumarlo. (Subito dopo c’è stato anche l’affaire Paolini ma ho preferito soprassedere anche se, per certi versi, queste parole si adattano anche a questa vita disgraziata).

Non dovremmo stupirci e colpevolizzare adolescenti che esprimono curiosità e desiderio sessuale e che fanno immani cazzate con enorme leggerezza (peraltro facilitati dalla nostra distrazione, ignoranza e resistenza alla loro crescita).
Dovremmo piuttosto non dare tregua agli adulti che trovano appetibile fare sesso con un minore e sono disposti a pagare per concedersi questo sfizio.
Sono tanti, sono troppi, sono ovunque intorno a noi, nascosti nelle pieghe della nostra normalità ipocrita che preferisce tenere i ragazzi il più a lungo possibile lontani dalla sessualità, piuttosto che renderli edotti e capaci di compiere scelte consapevoli, capire cosa è buono e cosa no.
E sì i social network facilitano, sì i cattivi esempi e la società dei consumi non aiutano, ma queste cose non sono la causa del problema.
La causa siamo noi, gli adulti, ed è da noi che deve arrivare se non la soluzione, almeno un segnale forte di cambiamento.
Magari si potrebbe partire dal linguaggio e dalla non amplificazione mediatica di dettagli pruriginosi ad uso e consumo dei voyeur e di tutti i “vorrei ma non ho il coraggio, mi accontento del racconto, ditemi di più, di più…”.
Oppure potremmo cominciare a ribadire che fare sesso può essere appagante anche se non c’è l’Amore purché ci sia divertimento, rispetto, reciprocità e attenzione alla salute.
E questo vale ad ogni età ma ancora di più in quella in cui fare esperienza è un mantra quotidiano, in cui tutti noi siamo stati almeno una volta in bilico su quel limite tra bene e malissimo, così grigio, così fumoso, così noioso.
E potremmo con l’occasione riflettere su come cerchiamo con ogni mezzo di evitare il conflitto, senza pensare alla più diretta conseguenza: si perde, da entrambe le parti, la capacità di dire “no, questo non mi piace, non lo faccio, non lo fai” con tutto il carico di responsabilità che comporta.

E’ dura, durissima, ma forse in questa società così veloce e radicalmente diversa da quella in cui noi siamo stati adolescenti, invece di continuare a guardarli come alieni e a dire “ai miei tempi era diverso”, dovremmo trovare strade nuove per interagire con questi individui, capirne le reali esigenze, i fastidi e le mancanze e smetterla di considerarli adulti solo quando ci fa comodo.
Dovremmo forse spostare l’obiettivo dal sesso in quanto tale e puntarlo su tutto lo squallido corollario di queste vicende che altro non fa che sottolineare quanto stiamo trascurando di chiedergli “ma tu in che paese vorresti vivere da grande?” e quanto, soprattutto, non abbiamo voglia davvero di ascoltare la risposta.

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