Avete rotto il cazzo

[disclaimer: post politicamente, moralmente e istituzionalmente scorretto, immotivatamente scelto per riattivare il blog dopo 3 anni di silenzio. Statece.]

Sono 20 anni che lavoro di cui 17 in comunicazione e relazioni pubbliche.
Sulla mia strada ho fatto, visto e affrontato di tutto: allestimenti alle 3 del mattino, relatori impazziti che ti danno buca all’ultimo momento, trombe d’aria e temporali che ti distruggono la location dell’evento, crisi mediatiche di ogni genere e sorta, combattimenti all’ultimo budget con amministratori delegati con manie di grandezza e tasche a chiocciola. Insomma tutto il corollario possibile di un lavoro che per sua stessa natura è incerto e mutevole.

Ho potuto però sudare, soffrire, piangere, incazzarmi e stancarmi fino allo svenimento alle dipendenze di un capo esigente (eufemisticamente parlando) ma capace, corretto e puntuale nelle scadenze (soprattutto quelle bancarie) e sotto l’ombrello di un blindatissimo contratto che mi ha consentito di ammalarmi, fare ferie e addirittura riprodurmi.
Ero una giovane polemica inesperta scassacazzi e ora sono una adulta polemica professionista scassacazzi ma ho avuto le mie chances: ho fatto la gavetta, sono cresciuta, ho preso degli aumenti, mi sono affezionata alla mia azienda e al mio lavoro, ho potuto fare le mie scelte, compresa quella di dire che questa vita così com’è non mi appartiene più (ma questa è un’altra storia e, forse, un altro post).

Ultimamente sento spesso un chiacchiericcio lamentoso di imprenditori e dirigenti che si dolgono perché non trovano “giovani o professionisti disposti a lavorare/sacrificarsi/fare la gavetta/crescere/prendersi responsabilità”, perché “arrivano qui e poi magari dopo 3 mesi non si trovano  bene e se ne vanno e noi dobbiamo ricominciare da capo”.

Come è possibile? Mo’ ve lo spiego come.

Avete passato gli ultimi 10 anni ad insegnare e ripetere fino allo sfinimento a studenti, stagisti, amici, parenti, figli, che:

  • il mercato è cambiato
  • bisogna essere flessibili
  • il posto fisso è superato
  • freelance a partita IVA è bello perché sei più libero
  • non ci sono certezze
  • bisogna avere competenze diversificate
  • bisogna essere disponibili a cambiare città o addirittura paese
  • bisogna saper parlare 12 lingue
  • l’esperienza è più importante dei soldi

e daje e daje loro hanno imparato, si sono adattati, hanno trovato nuovi modi e nuove forme e adesso, quando li volete ligi, ossequiosi e obbedienti dietro ad una scrivania a spalare la vostra merda triste 12 ore al giorno per 1000 euro lordi al mese vi mandano a cagare.

Non sviluppano nessuna affettività nei confronti dell’azienda, vi vedono solo come un bancomat che, al limite, può insegnargli una cosa nuova da vendere al prossimo giro.
Non si sacrificano fuori orario per il bene supremo della società, per una visione che appartiene solo a chi guadagna sulle loro spalle.
Non considerano un’opportunità dividere le responsabilità ma non i profitti, hanno altri paradigmi di professionalità (mi dici cosa vuoi, lo faccio, mi paghi, ciao) e di vita (mi piace la montagna, fanculo te e la tua reperibilità, vado 3 mesi in Nepal).
Non comprano casa e quindi sticazzi della garanzia del mutuo (tanto magari domani parto per Glasgow a imparare come si addestrano i salmoni).

E tutte queste cose gliele avete insegnate voi, in oltre 10 anni di crisi in cui avete mantenuto le vostre rendite di posizione sulle spalle di chi non aveva modo di “difendersi”. In 10 anni di “il tuo contratto scade tra 1 settimana e non te lo rinnoviamo, scusa il poco preavviso ma aspettavamo delle risposte dai clienti”, in 10 anni di stipendi striminziti, ingiusti e senza prospettive.

E così è arrivata la mutazione genetica e siete voi ora quelli spiazzati, quelli con le strutture mastodontiche, ministeriali, che non solo non riescono ad accogliere le forme di lavoro “liquide” che avete fortemente contribuito a creare, ma non rappresentano più nemmeno una reale attrattiva economica e professionale perché a queste persone l’idea di stare 10 o 20 anni nella stessa azienda a sudarsi 100 euro lordi d’aumento ogni 5 (quando va bene), fa venire l’orticaria.

Dove porterà tutto questo in termini economici e di mercato sul lungo termine di certo non so dirvelo io.

L’unica cosa che dal profondo del cuore mi sento di dire è:
loro hanno ragione e voi, davvero, avete rotto il cazzo.

 

 

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113 thoughts on “Avete rotto il cazzo

  1. Non avrei saputo dirlo meglio! Poi vuoi mettere la soddisfazione quando finalmente riesci a convincere il salmone a nuotare in favore di corrente?

  2. Quasi 38 anni, lavoro da 17, e sto diventando una millennial pure io a sentirmi rifilare tutte ste manfrine per sfruttarmi sotto il crystal cieling.

  3. Sono passato di qui dopo aver letto questo testo sotto il tag di un progetto dedicato a un famoso scrittore; sottoscrivo tutto, faccio i miei più sinceri in bocca al lupo a tutti i giovani marinai che lasciano grandi navi gestite da pessimi capitani per prendere il mare con tutte e solo le loro forze.

    Che il vento e il destino vi siano propizi come lo sono stati con me.

  4. E certo, la flessibilità ha due lati, se i lavoratori (e i giovani in particolare) sono costretti ad essere molto flessibili, la stessa legge vale per le imprese.
    I datori di lavoro che vogliono dipendenti quasi schiavi sono ormai degli illusi, i dipendenti che si danno anima e corpo a imprese senza cuore, come minimo sono ingenui (a essere gentili).
    Il lavoro è lavoro, temporaneo e volatile, anche opportunistico quando serve, e non un matrimonio per sempre, senza possibilità di divorzio.

  5. Articolo banalotto che non condivido appieno.
    Se ci prende sotto certi aspetti, per altri fa del qualunquismo ingiustificato mettendo sullo stesso piano tutta una masnada di bucanieri della vecchia guardia che hanno rubato e per cui i tempi ormai son finiti.
    Certo, se altri seguono quella coda, peggio per loro.
    I punti di discussione sarebbero tanti e lunghi: da quello di partenza a quello di arrivo.
    Una diramazione infinita di congetture.
    il problema è sempre il solito: PMI soffocano mentre ai piani alti non fanno molto per sistemare la questione (ci provano ma non si rendono conto che fanno solo danni):
    – voucher (grandissima cappella)
    – 80€ in busta
    – tassazioni a caso
    – riforma del lavoro con sgravi fiscali che si incastra male con altre cose (tipo l’obbligo di assunzione o restituisci gli sgravi avuti)

    Ovviamente il problema è un altro ancora più grave: i furbetti del quartierino che fanno fallire il sistema.
    Per una cosa giusta fatta, arriva il furbetto che approfitta del sistema e manda in vacca le cose.
    Altri lo seguono e quindi ecco che se da un lato “fatta la legge, trovato l’inganno”, dall’altro “maccherone tu mi sfidi? e io me te magno!” (tradotto: visto che ci sono i furbi, allora tutti pagheranno la pena in modo equamente diviso).

    “Dove porterà tutto questo in termini economici e di mercato sul lungo termine di certo non so dirvelo io.”
    Te lo dico io: al nulla. Ad un sistema cinese e ancora peggiore di lavoro e qualità produttiva.
    Perchè il mondo mica si ferma perchè 4 pigri figli di papà non hanno voglia di lavorare.
    Vadano pure a fare i loro viaggi all’estero, si facciano le loro esperienze e si riempiano il CV di “Ammaestratore di schimmie macachi nel borneo”, “incantatore di serpenti a tempo perso” o di “lavatore di code di puzzola dopo che hanno fetato”. Intanto qui, chi si accetta i suoi 100€ lordi di aumento, ci si paga le bollette e il mutuo con i suoi 4 soldi (ho esempi del genere tra amici vari di ogni estrazione sociale e livello di apprendimento scolastico: la differenza non la fa il titolo di studio, ma la volontà.. so che suona banale, ma tant’è).
    Lo so, è brutto e non piace nemmeno a me, ma non è vivendo di ideali e giustizia che si campa: il 68 ha fallito.

    Queste sparate nel mucchio tanto per attirare consensi senza una analisi accurata della situazione e senza dati oggettivi su cui ragionare non hanno molto senso.

    • Concordo con il commento, ma nel senso che il post si riferisce a una realtà molto limitata, e non coglie tutto il resto. Ma forse non intende farlo, e a quella limitatissima fettina di realtà vuole riferirsi.

    • Accusi l’autrice di banalizzare e fare qualunquismo e poi te ne esci con: “4 pigri figli di papà non hanno voglia di lavorare.”? Stai facendo lo stesso errore, mi sembra.

    • ciao, finalmente eccomi :) giusto per chiarire: non ho consensi da attirare, sto ancora cercando di capire come mai tante risposte ad una considerazione che, fai tu, anche io consideravo piuttosto banale. Tralascio i commenti sui figli di papà perché mi sembrano fuori luogo e altrettanto banali. Qui non devo o voglio convincere nessuno di niente, è una riflessione scaturita dalla mia esperienza che vuole solo sottolineare la sperequazione di trattamento nei riguardi dei cosiddetti lavoratori flessibili.

    • Scusa ma il tuo ragionamento non torna. Se vogliamo restare sul qualunquismo e luoghi comuni allora tu non mi pare abbia fatto diversamente dall’autrice dell’articolo. Porta dati, verificati, e se ne discute sennò so chiacchiere da bar fatte ragionando di pancia, come questo articolo. Ma permettimi di darti la mia personale visione della cosa, da esperienza diretta. Magari fare l’“ammaestratore di macachi nel borneo” è conditio sine qua non per portare a termine un corso di laurea perchè, se non lo sai, il 90% dei giovani italiani non è figlio di imprenditori e si fanno il mazzo tanto all’università uscendo fuori corso per lavorare e matenersi e bestemmiano il calendario greco quando si sentono chiamati bamboccioni dal ministro di turno e bestemmiano il calendario romano quando sentono il ministro di turno che vuole sovratassare i fuori corso. Esiste la possibilità di iscriversi all’università a contratto, portando il contratto di lavoro e quindi dilazionando gli anni di studio senza essere rotti le scatole dal coglione di turno che fino a ieri faceva il portaborse ed oggi è ministro. Peccato che i lavoretti che ti consentono di mettere insieme le due cose non sono MAI contrattualizzati e spesso pagati una miseria. Questa è l’Italia di oggi e l’articolo scritto fa uno spaccato reale di ciò che è.
      Siete imprenditori? Bene! Fissatevi in mente che con me e quelli come me vi interfacciate da pari a pari perchè se volete comprare 8 ore al giorno del mio tempo per 5 giorni a settimana allora dovete coprirmi d’oro rinunciando alla barca, a 3 mesi di ferie a Dubai, al ferrarino. Altrimenti, io e quelli come me, continuiamo comunque per la nostra strada di freelance che ci da da campare lo stesso avendo la possibilità di gestire come ci pare il nostro tempo. Avete voluto il jobs act?! Vi sciacquate la bocca con lo smart working?! Bene. Siamo arrivati, adattatevi come abbiamo dovuto fare noi. O chiudete.

      • Guarda, purtroppo hai scritto tutta una serie di cose proprio alla persona sbagliata.
        Non sono figlio di imprenditore, ma sono diventato “imprenditore” tra mille difficoltà. E senza coperture economiche sto continuando a farmi il culo più di te che fai il fighetto freelance per tenere aperta una ditta.
        Tra le varie mille difficoltà, preferisco non darmi lo stipendi pur di non andare in rosso con la banca e pagare i fornitori nei tempi corretti. Pensa che stronzo che sono: PAGO i fornitori!

        Poi, imprenditore oggi vuol dire avere una ditta qualunque (anche unipersonale composta da una sola persona, come la mia, dove facci tutto da solo, dal magazziniere alla contabilità): non è più il concetto anni 80 di avere la barchetta parcheggiata a punta ala, la fabbrichetta in brianza e fare il berlusca della situazione.
        Ma evidentemente a te si è ingrippato il cervello a quegli anni, dato che parli di barca, ferrarino e mesi di ferie a dubai…

        Il tempo dei dipendenti si paga.
        Io ho sempre pagato i miei dipendenti (finchè ci sono stati) e anche profumatamente. Operai con stipendi da 1700/1900€ difficilmente li trovi in giro. Da me c’erano.
        Quindi hai proprio beccato quello sbagliato a cui fare la morale del “dovreste coprirmi d’oro rinunciando alla barca”.

        Il resto l’ho letto molto sommariamente e non ho nemmeno voglia di approfondire: siamo al 4 agosto, sono tornato qui per caso e alla stessa stregua, per caso, saluto.
        Buone vacanze ;)

    • Hai colto perfettamente, la cosa che mi preoccupa ceh a dire queste cose sono persone giovani, parlano di aziende come se l’italia fosse una nazione fatta di grandi aziende, quando siamo una nazione di microattività, o le persone cominciano a capire che devono assumere la responsabilità dei loro risultati, come tu hai enfatizzato bene nella tua risposta o altrimenti non vedo un futuro roseo

  6. Se tu rendi il mercato del lavoro perfettamente flessibile, non mettendo incentivi e rendendo più interessante dal punto di vista anche semplicemente economico un posto di lavoro il lavoratore razionale si sposterà immediatamente a cercare il lavoro che ha una migliore remunerazione.
    D’altra parte se a te imprenditore piaceva mandare via la gente dopo tre mesi per aver avere carne fresca, vedi gli stage, e questa cosa la ripeti un certo numero di volte, hai insegnato alle persone che il modo di fare è quello e le persone si abituano che dopo tre mesi gli arriva un calcio in culo e si premuniscono. Se devo prendere partita IVA io ovviamente ragiono da libero professionista, e quindi cerco di crearmi un portfolio clienti e se non mi paghi o non stai ai patti evito di avere un cliente problematico.

  7. E se il collaboratore stenta a fare quello per cui viene pagato pur fornendo formazione settimanale costante sia motivazione che tecnica, assistenza per qualsiasi tipo di problema, incentivi sui risultati (oltre allo stipendio ovviamente) e una marea di altri benefit per far stare il collaboratore più a suo agio possibile, che ne pensi?

    Ovviamente parlo di lavoro in regola con contratti 90% delle volte a tempo indeterminato, e se determinato, mai inferiori ad un anno che spesso vengono rinnovati a tempo indeterminato (per mancanza di collaboratori ”migliori”)

    Parlo di collaboratori che non si assumono, non dico responsabilità fuori dalla norma, ma quelle minime e basilari sul prestare il proprio lavoro e portare a termine un compito che rientra nelle loro mansioni, motivo per il quale viene assunto.

    Pare che ci sia nelle generazioni ”millennial” una corsa al fare il meno possibile, a non assumersi nessun tipo di impegno, con la pretesa di ricevere tutto prima di dimostrare le loro potenzialità…e non parlo di casi sporadici…

    Probabilmente dovuto dal fatto che hanno ricevuto un istruzione del ”tutto e subito” dai genitori, ma su questo non mi dilungo…

    Che ne pensi? Mi piacerebbe avere un tuo parere grazie

    • è una cosa che ho riscontrato anche io.
      E a volte, in modo preoccupante, anche con gente più avanti con gli anni (diciamo nella fascia dei 35/50), che avrebbe in teoria dover avuto un tipo di formazione differente…

    • Ettore, assumi me con un contratto indeterminato e vedrai che mi faccio pure uscire il caffè colombiano dagli occhi ogni mattina.

    • ciao grazie del commento e della domanda. Ci sono tantissimi lavoratori che lavorano male ma questo, sempre nella mia esperienza, dipende spesso dal fatto che sono “comprati”, diretti o coordinati male. I contratti sono confusi, non sono specificate dettagliatamente attività, prestazioni richieste, limiti, competenze ecc. Così come spesso non esistono parametri di valutazione concreti per i dipendenti ed esistono spesso dirigenti che ne sanno meno dei loro sottoposti. E’ un problema complesso che deve avere soluzioni complesse. Credo in generale che i liberi professionisti debbano essere pagati di più proprio perché meno garantiti e, in teoria, maggiormente appesi ai risultati del loro lavoro. Credo altresì che i dipendenti debbano essere incentivati a fare bene o disincentivati a fare male. La formazione, l’età, c’entrano solo in parte ma certamente le due generazioni che sono state bombardate di messaggi negativi sul loro futuro sono più fragili, più insicure e meno disposte a investire sulle aziende con il loro tempo e sacrificio. Questo non significa però che siano meno talentuose o disposte a lavorare, significa soltanto che bisogna “prenderli” da un altro verso, ricostruire con nuovi paradigmi il rapporto di fiducia imprenditore/lavoratore.
      Spero di averti risposto almeno in parte.

    • io sono d’accordo con te, ma anche con Acidorsa.
      non mi pare che le due cose siano in contrasto.
      anzi, spannometricamente direi che c’è un modo molto semplice per distinguere le due categorie:
      1- chi è in grado di lavorare, ha professionalità, ha fatto la gavetta, ha competenze e capacità di svolgere i compiti assegnati e trova aziende che gli offrono posti da sottofotocopisti aggiunti pagati a voucher con contratto settimanale-e-poi-si-vedrà, tipicamente, manda un curriculum all’estero e tempo due mesi gli viene offerto un lavoro adeguato con paga adeguata. risultato: il professionista leva le tende e tante care cose.
      2- chi non è in grado di lavorare, chi è preoccupato soprattutto della sua pausa sigaretta, chi ti entra in azienda e si lamenta perchè ha la laurea in scienza delle merendine con 105 e lui è “dottore” e mica può star qui a prender ordini dal tecnico che fa questa roba da 28 anni ma ha solo il diploma, chi ti chiede le ferie tre giorni prima di una scadenza strategica e se non gliele dai ti mette la 104 o si butta in malattia, chi, cioè, viene volentierissimamente lasciato a casa alla prima occasione da un’azienda e che poi si vede arrivare una causa su lettera intestata di un sindacato, altrettanto tipicamente, si lagna da qualche amico dell’amico e riesce a beccarsi un posto di lavoro in qualche associazione/comune/magistrato/ente/gruppo/comitato in cui far venire le 17.00 e beccarsi uno stipendio.

      conclusione: quelli capaci se ne vanno, gli inutili rompicazzo restano.
      è uno stereotipo, certo, e come tutti gli stereotipi è ingiusto e vile ma un po’ ci piglia.

      vuoi un professionista capace? ad oggi lo devi strappare ad un azienda all’estero e convincerlo a tornare.
      ed una cosa del genere costa. molto. se sei disposto a pagare per questo tutto ok.

    • Possiamo dividere il problema in due:
      – La difficoltà o la poca capacità dell’imprenditore di coinvolgere nella visione aziendale i collaboratori non facendoli davvero sentire parte di un progetto
      – L’irresponsabilità dei sottoposti che eseguono i loco compiti scadendo irrimediabilmente nella routine

      Sono dei killer nelle aziende, specie quella a gestione ” troppo padronale” dove ci sono capi.

      Questa cosa succede non sempre per cattiva fede ma semplicemente per ignoranza, non si ha una formazione in questo senso

  8. Mercato flessibile sti cazzi …
    I miei genitori si son spostati da Milano a Torino, e io, minorenne, 12enne, li ho dovuti seguire.. e adesso che cerco lavoro, quasi qualsiasi lavoro, i selezionatori mi chiedono come mai son nata a Milano e cerco lavoro a Torino… poi forse son io che non mi adatto molto.. laureata, il mio ultimo colloquio l`ho fatto per un posto di receptionist, e il tipo pensa bene di mettermi in difficolta` chiedendomi di spiegare la differenza tra 3 aggettivi simili in inglese…. e l`inglese serve solo in caso clienti dall`estero chiamino per parlare con la ditta italiana.. quindi una parte minimissima del lavoro. E poi corregge anche come ho pronunciato il nome della societa` in cui ho lavorato.. Apple, sapro` ben io come si dice,no???????????

    E a 44 non riesco neanche a fare la cameriera perche` il datore di lavoro usa i voucher, e li puo` usare solo per il personale che ha meno di 25 anni. E mi hanno anche detto che faticano a trovare personale perche` i giovani non hanno voglia di lavorare.

    E con l`inglese perfetto, con 16 anni di esperienza in vari ambiti lavorativi, di cui 14 all`estero, ti chiedono quanto vorresti prendere di stipendio al mese.. e che cazzo … la prossima volta rispondo loro: basta che non ci rimetto a fine mese, che non devo io pagare io voi.

    Non so veramente come fare.. e a fare la babysitter ti offrono 5 euro all` ora, e oltre a badare ai bimbi devi anche cucinare e rassettare, mah.

    • Ti sta bene……vabbé, no, perdona, anche tu sei una vittima, ma mi dispiace pensare che se una vita laureata, tu avessi trovato un lavoro, come capita a certi, non avresti mai percepito cosi acutamente l’ingiustizia del sistema, ma, facciamo finta di conoscervi da sempre, quando da ragazzini ti dicevo che la scuola era una fregatura, e ti facevo una lista di motivi per ore, tu mi facevi un sorriso furbetto e pensavi ad alta voce:-“si si, fai il filosofo tu, vedrai che bella fine fai…io sono già al primo anno di università, tu sarai una nullità, a me mi chiameranno “professoressa””

    • scusa la domanda, ma se veramente hai 16 anni di esperienza di cui 14 all’estero, lingue, laurea e presumibilmente hai acquisito qualche competenza pratica in questi 16 anni… che cacchio ci fai a cercare lavoro a torino?
      tornatene all’estero e basta.

  9. E quando presenti un curriculum e hai 40 anni, quindi appartieni alla categoria “lavoro come se l’azienda fosse la mia”, ti dicono che sei ormai una vecchia ciabatta inadatta a lavorare, tanto più che hai osato riprodurti…

  10. Da premio Nobel!!!
    Prima laureato (meglio con master e specialistica) a 600€, poi vien naturale che appena puo’ cambia, anche perche’ sappiamo che rimarranno un paio d’anni a lavorare col “rimborso spese” altrimenti.

  11. Acidorsa, sei fantastica. Avrei un po’ dj aneddoti da raccontare…. ma penso che tu abbia già detto abbastanza! >

  12. Ciao, mi chiamo Walter e ho 52 anni…sicuramente le cose sono cambiate dal 1980, quando a 15 anni ho iniziato a lavorare come apprendista vetraio….posso dirti che a quei tempi le cose non erano cosi diverse da quello che descrivi ma c’era una grossa differenza, i genitori. Non c’erano i soldi per mandare i figli a fare master all’estero e regalare la macchina per il diploma superiore. Se si voleva andare al cinema o a mangiare una pizza ci si doveva sbattere.Quindi andavano bene le 450.000 lire (circa 240 Euro) al mese. E se si dovevano fare straordinari si facevano e basta, senza pensare al w.e. al mare o in montagna. E se stavi a casa non davano la colpa al fatto che c’era la crisi ma eri tu a non aver voglia di fare niente. Da quel momento molte cose sono cambiate, su certe cose in meglio, ma penso che purtroppo, noi genitori, abbiamo commesso il grossissimo errore di non insegnare ai nostri figli che per ottenere le cose si deve lottare, e che non è proprio così facile il mondo del lavoro. Oggi ho una partita IVA ed ho un collaboratore neo diplomato…ma cosa pensate sia in grado di fare? Quello che percepisce pensate che lo guadagni con quello che fa ? Noi Italiani per il fatto che non volevamo fare lavori umili abbiamo permesso ad altri di impossessarsi di molti lavori manuali. Non tutti possono fare i manager in uffici in centro con l’aria condizionata….

  13. Io non credo che noi abbiamo la stessa età; e se ti sei riprodotta magari hai anche una relazione stabile.
    Però vorrei sposarti.

  14. Sai, credo proprio che avrei potuto essere te, anzi, qualcosa di molto simile a te, a 22 anni ho accettato l’unica raccomandazione della mia vita, perché potevo dare, potevo essere utile, ho avuto raccomandazioni assurde, ne provai una e mi trovai in un “consorzio” che aveva un computer grande quanto una stanza ed il più “fesso dei colleghi”, aveva una laurea in ingegneria elettronica, rispetto a loro ero solo un ragazzino molto intelligente a cui fu data la terza media per toglierselo da torno, e che avendo molto facilmente l’orticaria allergica han cambiato in 5 anni 5 scuole superiori, e sentivo profondamente ingiusto, a venti anni (che scemo che ero) rubare uno stipendio in mezzo a quella gente che forse avrei potuto aiutare facendo il caffè, ma se lo facevano da se. Quella che ho accettato, no, li potevo dare il massimo, era una società di ingegneria ambientale ed io ero il jolly dell amministratore delegato, avevo anche una serie di Manzoni ben precise, ma una di quelle che più mi inorgoglivano, era fare da istitutore per i suoi due bambini, voleva che imparassero, che io insegnassi loro, ad essere me, per “infusione”, mi occupavo della manutenzione di tutto lo hardware, avevo un compito importantissimo legato ad una delle cose che più mi affascinava, la grafica al PC, all’ epoca l’ amministratore acquistò su mio consiglio un programma che costava una paccata di milioni e con quello avrei dovuto realizzare un volo d’aquila sulla Campania grazie ai dati che la ” mia” società stava raccogliendo per realizzare un SIT, in Tecnoenergia (cosi si chiamava la societa dove lavoravo) facevo anche tante altre cose; avevo circa 22 anni e volevo bene a tutti e tutto andava bene. Ero incazzosissimo e sparavo a zero su ingiustizie, mi indignavo dell’ ignoranza e di chi ne approfittava, mi portavo i coglioni in carriola con gran difficoltà perché molte cose mi facevano cadere le braccia, come i deficienti di piazza Amedeo, figli di papà che un giorno son li a racimolare il deca per il fumo ed il giorno dopo è un casino, perché improvvisamente a scuola gli hanno insegnato che potevano essere di destra o di sinistra, ma non gli avevano spiegato che dal momento della scissione, ci sarebbero voluti 2 deca per il fumo invece di uno, e tante altre cose: a scuola non ci andavo, vedendola da lontano capivo bene che non esistevano i posti di lavoro per tutti quelli che speravano di lavorare grazie alla scuola…La faccio breve: le cose sono cambiate, vedevo la politica, la scuola da lontano, ne avevo quindi una visione molto personale rispetto alla massa, ma presto avrei visto da lontano tutto! Amici, lavoro, famiglia, casa…parlando di lavoro, so che avrei potuto dirlo io tutto quello che hai giustamente detto tu, col “boss” di dove lavoravo, ci volevamo bene, se proprio lo facevo incazzare di brutto, mi diceva ” bada che qui siamo rutti utili, nessuno necessario” ma era per “salvare la faccia” rispetto agli stagisti, se mi fermavo io, avrebbe dovuto prendere almeno una decina di persone senza avere le garanzie che davo io, ma tutto questo finì e vivendo da emarginato posso dire che tutti ma proprio TUTTI avete rotto il cazzo! Anche le persone fortunate ed intelligenti come te…siamo destinati a rompere le scatole…tu lanci i tuoi strali verso un sistema nel quale sei perfettamente integrata, lo alimenti molto più di me, dato che sei una professionista mentre io… Ho visto e vedo tuuutto il sistema da una posizione così bassa che l’ultimo dei criminali è un gigante a confondo con me, una posizione così umile che l’ultimo dei pezzenti, economici o mentali, si sentono gran signori, rispetto a me. Eppure ti invidio quasi, se non fossi nato in una famiglia disfunzionale, saremmo molto simili, e dovrei rompermi il cazzo di me stesso, che scemo che sono (ancora) eh?

  15. Purtroppo, se volete che i dipendenti diventino aziendalisti, dovete pagarli e motivarli, diversamente rimane solo chi non ha le capacità per andare altrove, o quelli che per motivi familiari non possono farlo: i primi indubbiamente mediocri, i secondi indubbiamente infelici.

  16. Sai qual è il bello? Il bello è che nel momento in cui gli dici “Signori, o mi pagate o io me ne vado in questo momento: mi avete voluto freelance, lo posso fare” beh in quel momento loro, le grandi aziende, dopo averti spremuto come un limone per mesi a 4€ lorde l’ora, dopo averti fatto lavorare weekend e festivi perché c’era la commessa da finire, dopo averti nominato “responsabile di x” per farti sentire importante ma la paga era sempre uguale al primo giorno, dopo avere contrattato per giorni sui 10€ in più in fattura (vale per le partite IVA), dopo avere storto il naso per tre giorni di malattia “Ci metti in difficoltà”, insomma, dicevo, nel momento in cui tu gli dici “Signori, vado tre mesi in Nepal perché avete rotto il cazzo” loro hanno il coraggio di dire a te che non sei professionale. Tu non sei professionale. Tu.

  17. se chiama Karma de ritorno
    funziona anche nei macrosistemi , mica solo con gli amici, i cugini o i compagni
    ;-)

    …e mo cercatevele, le risorse, e tirate fuori i soldini.
    Così _forse_ stanno seduti più comodi e si alzano (un po’) dopo .

  18. Pingback: Avete rotto il cazzo – La mia versione duepuntozero 2.0

  19. Ehm…scusate la latitanza ma non sono abituata a tutti questi commenti, fino a l’altro ieri questo blog lo leggevano solo i parenti e manco tutti!
    Cercherò di leggere e rispondere dove ci sono domande, anticipo però una precisazione: non ho alcuna verità in tasca e non ho scritto con uno scopo specifico. Sono considerazioni, punti di vista scaturiti da esperienza personale (e manco sono freelance pensate un po’). Potrei forse scrivere per par condicio anche di quanti professionisti autonomi scarsi ho incontrato sulla mia strada. Ma non c’era altra volontà se non quella di mettere giù un pensiero che ho fatto, così come mi è venuto. Tutto qui.

  20. pagina molto interessante, argomentata e ben scritta…peccato quel titolo fallologocentrico ( mi dispiace, non ce la faccio proprio a condividere se a scriverlo è una donna )

  21. Sono 12 anni che lavoro di cui 11 in comunicazione. Un lavoraccio, perchè da fuori tutti ci mettono bocca credendo di saperlo fare e da dentro tutti ne sovrastimano l’importanza, sembra di lavorare in un pronto soccorso dove si salvano/perdono vite umane per questioni di lana caprina.

    Ero un giovane timido, preparato e ambizioso e ora sono un adulto diretto, sprecato e stanco. Ho fatto la gavetta, ho preso degli aumenti e mi sono affezionato molto alla mia azienda, che mi ha mantenuto tutto sommato generosamente finora. Ma questa vita così com’è non mi appartiene più, sono stanco di prostituire il mio tempo per stare dietro a una scrivania a fare compiti poco importanti ma caricati da uno stress insensato, prigioniero di regole che mal sia adattano sia alla mia indole sia al mio mestiere.

    Voglio fare altro, voglio vedere com’è il mondo là fuori, posso sopravvivere con uno stipendio dimezzato, ma voglio sorridere più ore al giorno.

    • vattene subito magari fatti licenziare (LO SO è BRUTTO DA DIRE MA FIDATI CHE LORO NEI TUOI PANNI NN SI FAREBBERO SCRUPOLI A FARLO)
      Fatti pagare 2 anni di naspi che ti danno respiro per ricominciare a vivere !

  22. Ben scritto… condivido in toto! Buona parte del dramma italiano, anche se non certo esclusivamente, è dovuto ad una classe imprenditoriale che “chiagne e fotte” da una vita!
    Che spende i soldi in SUV e case al mare anzichè investirli in gente in gamba, che si vanta di essere “arrivato” (dove poi?) senza aver titoli di studio e che, dramma ancor peggiore, ha trasmesso questa mentalità ai figli.
    Ignoranti capetti di competenze mal pagate di cui presto diventano gli zimbelli… costretti a ricorrerre all’arroganza perchè il rispetto professionale non sanno guadagnarselo.
    Vi siete mangiati tutto ed adesso che anche voi cominciate a star male almeno cercate di fare autocritica, per favore! Perchè quando il mare è calmo ogni stronzo è marinaio… ma adesso che ci sono onde alte venti metri la vostra presunzione vi sta facendo affondare.

  23. ti faccio una ola che so dove inizia ma non dove finisce tanto è grande :D
    io ho mollato la mia ex azienda, dopo 9 anni di rotture di cazzo e mi sono messo in proprio e vadano tutti a farsi benedire da uno bravo.
    Io da gennaio rischio sulla mia pelle e rispondo solo a me stesso e non devo più ingoiare la merda di nessuno ….

  24. hmmm….a pensarci bene io non sarei proprio convinto che nonostante tutte le ragioni assolute qui esposte, la maggior parte di essi siano inconsapevoli del futuro e preoccupati a morte per questa fuga tanto da cambiar direzione così presto, altrimenti perchè mai starebbero essi stessi, i poteri in una parola sola, regnanti, politicanti o affaristi in genere, rimpiazzando letteralmente i popoli con schiavi emigranti disposti a tutto pur di mangiar le bricciole?…Riflettete gente, riflettete…

  25. Dio che strazio quelli che “la colpa é degli altri” e tu non mi hai dato, e tu mi hai lasciato e tu ti sei tenuto e tu e tu…Sono reazioni paranoiche nel senso classico dell’Arieti. Schiacciati da un destino comune, da un male globale cercano nel vicino di gomito la ragione. E fanno massa. Dopo ci son le ghigliottine, ecc, ecc.. Affan..và

  26. Pingback: O’ Lavoro! – Ch1c0

  27. Ciao, ho commentato il 10 giugno alle 13.29; mi farebbe piacere sapere se prendi in considerazione l’idea di rispondermi o meno (se non rispondi, meno ;-) )

    • È un periodo complicato e devo aver perso qualche pezzo, appena riprendo fiato cerco la tua domanda e vedo se sono in grado di rispondere. Grazie per il sollecito.

      • Nessun sollecito! :-) volevo solo sapere se avevi intenzione di prendermi in considerazione, ora che so che maharibhai saltato qualcosa e più in la ci ripasserai mi va benissimo continuare ad aspettare e lasciarti tutto il tempo che vuoi. Grazie per il feedback

  28. Che dire, a 55 anni di cui gli ultimi 30 trascorsi nel fantastico mondo dell’IT, come non tributare una standing ovation ad un post di rara intelligenza e schiettezza. Chapeau.

  29. Un bel post, piacevole da leggere, scorrevole, dinamico, quasi avvincente, ma terminare con la frase:
    “Dove porterà tutto questo in termini economici e di mercato sul lungo termine di certo non so dirvelo io.”
    Non mi è piaciuto per nulla !!! Perché equivale a fregarsene di tutto ciò che è al di fuori del proprio ego, del proprio benessere circoscritto negli interessi e nei bisogni !!!
    Per tutti noi, è ora di cominciare ad affrontare consapevolmente IL DELIRIO DELL’ECONOMIA che vampirizza le nostre brevi esistenze.
    Questi, che “hanno rotto il cazzo”, sono gli stessi kapò bulici feroci cialtroni che hanno concorso a costruire questo delirio plebeizzante senza futuro !

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