Era meglio la cinghia

Negli ultimi trenta anni tutti i genitori sono stati bombardati dai nuovi approcci pedagogici e psicologici rivolti all’età evolutiva.

Ci è stato raccontato, spiegato, illustrato con dovizia di esempi, particolari e studi documentati, quanto il modo di crescere e di educare i minori fosse stato sbagliato in passato e quanto fosse importante per il futuro del genere umano cambiare rotta.
Ci è stato giustamente insegnato come i bambini debbano essere lasciati crescere autonomamente, sviluppando le loro interazioni, facendo i loro errori, confrontandosi soprattutto con i loro pari.

Maria Montessori è stata appesa in ogni casa accanto a Gesù, Maradona e Jim Morrison.

Niente più botte (e ci mancherebbe pure), sculacciate o cucchiarelle, niente sgridate eccessive, minacce, ricatti. Più condivisione delle emozioni, empatia.
Niente più genitori disinteressati ma più tempo dedicato al gioco e alle attività creative da fare insieme. Niente più stanze tetre ma luoghi incantati pieni di dettagli per stimolare la fantasia.
Niente più padri assenti ma genitori a pieno titolo coinvolti non solo nelle attività ricreative ma  nelle attività di cura quotidiana, fisica ed emotiva.
Niente più spiegazioni frettolose o “non puoi capire perché sei piccola” ma mille libri e video e canzoni per raccontare il mondo e gli esseri umani, contraddizioni comprese.

E noi, mortacci vostra, ci siamo dedicati.

Abbiamo studiato, abbiamo cambiato abitudini, ci siamo scontrati con i nonni a colpi di “ai miei tempi” contro “sì ma stamo ner dumila adesso!”, abbiamo armonizzato i metodi educativi e cercato di evitare i traumi superflui ai pargoli (ma senza dimenticare che le difficoltà aiutano a crescere, certo! Pensavate de fregamme, eh?)

Più di qualcunA ha scelto, diciamo così, di lasciare o ridurre il lavoro per dedicarsi alla crescita dei figli che è un lavoro al quadrato non retribuito e poco conciliabile con le richieste del mercato professionale contemporaneo.

E nonostante i mille ostacoli (perché sì, siamo il paese della famiglia ma, ecco, ve la dovete un po’ sbrigare da soli) ci siamo riusciti.

In modo imperfetto, è vero, ma comunque abbiamo prodotto frotte di bambine e bambini, ragazzi e ragazze, più aperti, più creativi, più sensibili al contesto. Capaci di costruire un transatlantico con le foglie e la colla a caldo ma anche di godersi una serie in inglese su Netflix.

E, pensa te, eravamo pure contenti.

Poi è arrivato il Coronavirus e abbiamo capito che (chi l’avrebbe mai detto!) abbiamo sbagliato. Sì perché dopo appena settantacinque giorni di arresto domiciliare, eseguito dalla sera alla mattina, senza la scuola, i parenti (compresi quelli che fino a ieri li tenevano dopo scuola), gli amici, le babysitter, il parco, lo sport e senza un giudice che gli abbia letto la sentenza, sti regazzini me reagiscono male.

Sono tristi, sentono la mancanza degli amici e dei parenti, vogliono andare sullo scivolo e in piscina. Vogliono tornare a scuola ad annoiarsi sui banchi e a scambiarsi biglietti cretini durante le lezioni greco e latino.
Vogliono sapere perché non si parla mai di loro in nessun notiziario se non per la didattica.
E ce lo chiedono eh, perché ricordate? Li abbiamo cresciuti nella condivisione delle emozioni.

E quindi? Quindi peggio pe’ voi genitori scriteriati.

Non lo sapete che pe’ le creature la cosa migliore è l’educazione siberiana? Non v’ha insegnato niente 300 e la prova de’ sopravvivenza? Vostro Signore è morto inchiodato sulla croce e mo’ noi ci dovremmo preoccupare dei danni morali infantili e giovanili? Su, siamo seri.

Possono (devono!) soffrì. E voi co’ loro.
I loro diritti, sanciti in anni di discussioni e confronti internazionali, sono sospesi.
Per quanto tempo non lo sappiamo e non ci interessa sapere esattamente quali danni procurerà (anzi lo sappiamo benissimo perché le associazioni che lavorano con i bambini in contesti di disagio, povertà e violenza ce lo gridano in tutti i modi ma mo’ non confondiamo le acque che la situazione è già complicata).

Basta lamentele.

Noi siamo cresciuti con la guerra e le cinghiate.
Non abbiamo mai messo l’istruzione e la cura dei minori al primo posto e guarda come siamo venuti su bene lo stesso.

Guarda che bella classe dirigente.

Che bel mondo.

Che belle prospettive.

3 pensieri su “Era meglio la cinghia

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