Santoro, Berlusconi e Sua Maestà la televisione

nemico pubblico

Credits: il solito, inarrivabile Emiliano Carli

Come tutti sapete ieri è andata in onda la trasmissione forse più attesa degli ultimi 15 anni:
Silvio Berlusconi ospite unico di Santoro a Servizio Pubblico.

Naturalmente non potevo perderla ma non volendo affrontare questo “mostro di fine livello” da sola, ho pensato di auto-invitarmi a cena a casa del mio amico e collega Alberto Bobbio.

Prima di passare ad un commento di sintesi sull’evento, vi riporto le prime reazioni a caldo che abbiamo avuto e che abbiamo pubblicato sui nostri status di Facebook a fine serata:

“Cercare di ricostruire la verità avendo di fronte un bugiardo senza dignità è un’impresa quasi impossibile. Ma Santoro, Travaglio, Costamagna e Innocenzi hanno fatto un lavoro splendido, riuscendo a sputtanarlo moltissime volte. Complimenti a loro.”

“Santoro ha fatto il meglio che poteva con la materia che aveva a disposizione. Prova difficilissima, televisivamente riuscita, politicamente nulla.”

Si evince immediatamente che entrambi abbiamo ritenuto che Santoro&co. abbiano fatto un buon lavoro nonostante l’assoluta, e indiscussa, eccezionalità dell’ospite.

L’analisi che segue, dunque, non ripercorre tutta la trasmissione ma si focalizza sugli aspetti cruciali dal punto di vista della comunicazione (politica e non solo) e su quelli che mi sono sembrati i nodi più controversi e meno digeriti dagli spettatori abituali di Servizio Pubblico.

Prima di tutto sveliamo la protagonista vera del match di ieri: Sua Maestà la televisione.
Eh sì, perché in tempi di socialqualunquecosa, la vecchia, malandata, bistrattata Tv fa ancora la sua porca figura e continua a monopolizzare l’attenzione.
Quasi 9 milioni di telespettatori, oltre il 33% di share e migliaia di citazioni sul web sono la risposta migliore a chi ancora si chiede, scioccamente, chi abbia vinto tra Berlusconi (un politico) e Santoro (un giornalista e conduttore televisivo). Non erano le elezioni, era una trasmissione e in questo senso i vincitori sono stati indubbiamente Servizio Pubblico e La7.

Ma veniamo ai contenuti.

La prima considerazione da fare e il primo nodo da sciogliere quindi riguardano proprio questo: molti sono rimasti stupiti dal fatto che, dallo sfogo di Santoro contro Berlusconi che leggeva la “letterina” a Travaglio, sia emerso che c’era un accordo sui temi da trattare. Sono io ad essere stupita perché, di sicuro ingenuamente, credevo fosse cosa cognita che una trasmissione televisiva va costruita.
Normalmente la redazione propone gli argomenti agli ospiti che decidono se ritengono opportuno partecipare e di conseguenza si compone la scaletta.
Ma Berlusconi non è un ospite qualunque pertanto Santoro per garantirsi la sua presenza ha dovuto raggiungere un compromesso: non parliamo del passato, dei processi nel dettaglio ma ci concentriamo sull’ultimo anno e sull’imminente campagna elettorale.
È una scelta editoriale precisa sulla quale decine di persone si concentrano e lavorano per costruire il prodotto televisivo. La lettera era un fuori programma che l’ha mandato su tutte le furie perché ha scompaginato il lavoro, spostato la discussione, allungato i tempi e fatto saltare un altro intervento in scaletta. Per Santoro e la sua maniacalità nel costruire le puntate, questo equivale ad alto tradimento e infatti ha sbroccato facendo, a mio avviso, l’unico scivolone vero della serata.

Secondo tema spinoso: ma perché Travaglio, il paladino della giustizia giornalistica, il più enciclopedico degli editorialisti e il più noto e acerrimo nemico di Berlusconi, si è limitato a fare i suoi interventi tipici senza ingaggiare un duello di domande/risposte?
Per prima cosa dobbiamo dire che i “compitini” di Travaglio, piacciano o meno nella loro inevitabile pedanteria, sono una forma micidiale di recupero della memoria dei fatti. Faticosissimo esercizio fin troppo trascurato da giornalisti e, ahimè, cittadini-elettori.
Detto ciò, bisogna essere franchi: Berlusconi è un istrionico seduttore amorale, abituato a maneggiare la menzogna e la smentita dei fatti più evidenti, per puro calcolo di comunicazione e politico.
La verità è che Berlusconi è assolutamente inintervistabile perché con lui non si può costruire un ragionamento su basi condivise a meno che le basi non siano a suo favore. Negherebbe anche di chiamarsi Berlusconi se questo servisse al suo scopo.
La scelta dello staff quindi è stata quella di metterlo di fronte alle più evidenti e grossolane contraddizioni della sua vita politica passata e attuale puntando su fatti e contributi esterni (Tremonti, Brunetta, ecc.) che lo hanno, evidentemente, sbugiardato su questioni che in un paese normale sarebbero fondamentali: politica estera, politica economica, cambi di idee repentini su temi sostanziali (es. IMU), frequentazioni a dir poco dubbie, problemi con la giustizia suoi e dei suoi più stretti collaboratori, errori epici (confondere Bundesbank e Deutsche bank), ossessioni personali (i comunisti) e aspirazioni dittatoriali (se avessi oltre il 50%, se le leggi non dovessero passare per tutte quelle mani, ecc.).
Forse ci si aspettava che la trasmissione e i suoi animatori potessero sostituirsi alla politica e alla giustizia, decretando in qualche modo proprio lì, proprio ieri, la morte del Cavaliere. Un’attesa eccessiva e, francamente (per dirla alla D’Alema), anche un po’ superficiale.

Terza e ultima (prima che stramazziate al suolo) considerazione: quale influenza politica potrà avere lo show di ieri?
A dircelo saranno naturalmente i sondaggi e le elezioni, ma non c’è dubbio che Berlusconi può aver recuperato qualche voto tra i suoi fan più esaltati che, vedendolo ultimamente un po’ spento, ieri si saranno ringalluzziti per la performance e avranno cambiato idea per l’ennesima volta sul vecchio leader.
Non credo francamente che sarà questo episodio a decidere l’esito elettorale: chi lo amava lo amerà ancora e forse lo voterà, chi lo odiava continuerà a farlo e voterà altrove.

Magari è opportuno invece vedere quanto terrore (a mio avviso giustificato) ci sia tra le fila dei più sensibili e attenti cittadini, quelli che leggono, dialogano, seguono e si informano.
Un terrore atavico che nasce dalla consapevolezza di vivere in un Paese in cui esiste una larghissima fetta di elettorato che se la prende quotidianamente con la casta ma ad uno come Berlusconi (che, come dicevamo prima e come è emerso chiaramente ieri, di minchiate ne ha fatte e dette a raffica) è disposto a perdonare ancora una volta quasi tutto in nome della sua simpatia.

Ecco, oggi forse siamo ancora questo: chi è preciso, lavora sodo, è serio e preparato è irrimediabilmente noioso e non “buca”, non passa, non convince. Chi è un po’ (tanto) canaglia ma sa alleggerire, toglierti la responsabilità di pensare, capire, interpretare e domandare, è avvantaggiato anche se ti riduce sul lastrico perché poi saprà intortarti nuovamente e spiegarti che non è stata colpa sua.

Se gli italiani ancora una volta sceglieranno una scorciatoia cognitiva (ancora grazie al mio amico Alberto per questa magnifica citazione) rifiutandosi di vedere Berlusconi per quello che realmente è, credetemi, la colpa non sarà di sicuro di Santoro e Travaglio.

L’Italia sta cambiando, ce lo dice Sanremo.

mst-2011_06_alice-ridConfesso di averci messo qualche minuto a riprendermi dallo choc.
Ho letto e riletto l’articolo cercando di capire se un calo di zuccheri mi avesse causato una momentanea perdita della ragione.
E invece no, tutto vero, era proprio l’annunciazione (annunciazione!)
dei famigerati Big del prossimo Festival di Sanremo!

Cristicchi? Silvestri? Gualazzi? Elio? Gazzè? Marta sui Tubi????
Non un Cutugno, una Vanoni, una Mariella Nava o, che so, i Pooh?

Ma allora è tutto vero, l’Italia finalmente sta cambiando!
Giubilo et gaudio!

Possiamo sperare nel domani,
augurarci che i talenti e le non-conformità vengano finalmente sdoganate anche nel mainstream, che il cosiddetto nazional-popolare cambi di segno, di genere, d’età e finalmente abbia volti, voci e testi nuovi e interessanti.

Possiamo bramare che serie televisive ben fatte e con argomenti di interesse comune come famiglie allargate e omosessualità, con attori di livello, temi delicati trattati in modo leggero ma intelligente, trovino sempre maggiroe spazio e seguito sulle reti familiari.

Possiamo addirittura arrivare ad ipotizzare che questo paese finirà davvero per dotarsi di una catto-destra di livello europeo capitanata da figure come quella di Mario Monti che spazi via definitivamente il berlusconismo, sinonimo di beceritudine e approssimazione. Possiamo avere finalmente un nemico di livello, da combattere con un’area democratica e progressista che si compatta e migliora anche grazie alle spinte al rinnovamento degli ambiziosi renziani (quel che è giusto è giusto, la mia onestà intellettuale è perentoria).

Possiamo immaginare un futuro per tutti quelli che in questi anni, nella vita e nella professione, non hanno ceduto alle facili lusinghe della fuffa,
non hanno lasciato fuggire il loro cervello all’estero,
hanno continuato a metter su famiglie, a imparare cose e a lavorare,
zitti zitti, come una setta di reietti della società, come topini operosi nel buio delle fogne.
Possiamo sperare che tutte queste persone avranno ancora delle chance,
potranno nuovamente uscire allo scoperto e mostrare i loro talenti faticosamente conquistati e coltivati e protetti dalle aggressioni di un mondo brutto;
potranno rendersi utili alla società e averne finalmente un ritorno dignitoso.

Sì, d’accordo, c’è il pontifex da formattare e aggiornare prima che
l’evangelizzazione 2.0 via twitter riempia le strade di fanatici cattolici in marcia contro chi vuole vivere liberamente la sua vita.

Sì, ok, il povero Stefano Cucchi non è certo morto solo di stenti
(che sarebbe già tragico di per se’).

Va bene, ho capito, l’Ilva, la peste dell’evasione, lo so, lo so.

C’è ancora molto da fare, però dai, siamo onesti, se cambia Sanremo nulla è perduto,
l’Italia può davevro diventare un paese migliore, io ci credo…SI PUO’ FARE!
(poi lascia stare che lo spostano per via delle elezioni, dettagli, dettagli…)

Cracco e l’Orata sul pacco.

Dice “è un mese e mezzo che non scrivi ‘na riga e, con tutto quello che è successo dalla primarie all’ILVA passando per Sallusti, te sembra questo er modo de ricomincià?”

Dico “fatti i cazzi tuoi e cambia blog no?”

A parte questo micro flusso di coscienza in apertura, mi rendo conto di avere una scrittura schizofrenica sia per argomenti che per periodicità, ma tant’é quindi amatemi così.

Oggi ho visto questa copertina e per poco non cado dalla sedia. Cracco non mi è mai stato particolarmente simpatico, ma santo cielo mai mi sarei aspettata potesse prestarsi ad un simile scempio!
Premesso che ne penso tutto il male possibile da donna (ma, voglio dire, è GQ non MicroMega), da comunicatrice (il messaggio che arriva è: io so’ io, voi nun siete un cazzo, ho fatto i soldi spadellando e ora trombo come un riccio imperiale tiè!) e da amante del cibo di qualità e del mestiere di cuoco (per interesse personale e per sincero convincimento); voglio qui elencare alcune delle possibili motivazioni che hanno portato lo chef a farsi fotografare con un’Orata (dai…vi aspetto al varco!) sul pacco.

#1 lettera di Equitalia con 650 milioni di debiti da pagare entro domani, completa di videodedica di Befera che canta “I want your euro” sulle note di I want your sex di George Michael.

#2 ha cambiato agente e si è affidato al piglio riformatore di Giorgio Gori che lo ha convinto spiegandogli che GQ parla al target degli altospendenti che da domani si precipiteranno nel suo ristorante in cerca di reggiOrate ma, soprattutto, promettendogli un Ministero a caso nel prossimo governo Renzi.

#3 ha bevuto per sbaglio colatura di alici andata a male che gli ha fatto lo stesso effetto di un fungo allucinogeno, pertanto si è convinto di essere sulla copertina del Times in compagnia di Michelle Obama che gli chiede di usare le verdure del suo orto per fargli una caponata.

#4 voleva fare una cosa “casual”, spiritosa e mettersi nudo anche lui ma a forza di assaggiare piatti a Masterchef ha messo su 20 kg e la modella e l’Orata si sono rifiutate di posargli accanto a meno che non si fosse vestito.

#5 è un uomo di cattivo gusto, che punta a piacere a uomini e donne che trovano assolutamente normale per un professionista serio ed affermato apparire in tal guisa su cotal rivista. Razza di ipocriti puritani che non siete altro! (Per approfondimenti e smutandamenti citofonare Giuliano Ferrara)

#6 forse non è così professionista, così serio, così affermato.

#7 lo ha fatto per beneficienza. Il ricavato delle vendite verrà devoluto all’Associzione Nazionale per il Ricovero Notturno delle Cernie in fase di cambiamento di sesso (questa non la sapevate eh?). Trans power!

#8 non è lui/è un fotomontaggio

#9 è un’abile macchinazione di @FlaviaVentoSole che nella foto ha scelto di farsi rappresentare come un’Orata appesa a testa in giù per richiamare il simbolo dell’Impiccato che secondo i Tarocchi Egiziani e la profezia dei Maya starebbe a significare “Credo che il movimento si chiamera’ amore a 5 zampe anche gli animali hanno i diritti basta con zoo circhi botticelle canili” (questo è un tweet vero delle 16.17. Giuro)

#10 è una brutta persona.

Ciao a tutti, vado a fondare il Movimento di Emancipazione dei Pesci dal ruolo di copripacco di chicchessia.

X-factor ovvero quando l’offerta supera la domanda

Non abbiamo bisogno di nuovi cantanti.
Ogni talent show è in grado di sfornare una sostanziosa,
succulenta pletora di voci contemporanee.
Di tutti i timbri e stili, singoli o gruppi, artisti completi
che cantano, ballano, saltano e, come direbbe mia madre, “muovono la coda”.

Ma noi non abbiamo bisogno di nuovi cantanti.
Abbiamo, invece, un’urgente, disperata, improcrastinabile necessità di autori.
Professionisti in grado di scrivere canzoni, di mettere insieme parole e concetti
che possano ispirare il pubblico, creare atmosfere, lasciare un segno, un ricordo.
Scrittori, musicisti che sappiano scegliere il vestito più adatto per una voce senza dimenticare l’importanza del messaggio, lo scopo, il significato stesso dell’arte.
Poeti sagaci, incantatori di folle, misteriosi maestri del verbo.

Ecco, di questo abbiamo bisogno.

Anche per non mandare sprecato tutto questo capitale di ugole d’oro.
Una banale questione d’economia canora.

NCP (nun c’ho piacere)

Uffa sì lo so, sono incostante.
Sono 30 anni che me lo ripetono “la bambina è intelligente ma non si applica” e io, per coerenza, non ho intenzione di deludere nessuno perciò proseguo ostinata su questa strada.

Comunque in questa settimana sono successe milioni di cose che ho intercettato fra un tweet e uno spritz, fra una lavatrice e un tg e nei rari momenti di lucidità concessami dalle temperature romane oscillanti fra i 36° e gli 80°.

Siate gentili, accontentatevi.

Fricassea Politica
L’unica frase che mi è rimasta impressa (vai a sapere perché…) è quella di Casini: “alle elezioni correremo da soli ma dopo potremmo aprire all’alleanza con il PD”. Bravo Pierferdinando, noi siamo tutti qui ad aspettare di comprare la merce a scatola chiusa.

Orgia Olimpica
I palinsesti estivi sono tragici ma per fortuna ci sono le Olimpiadi.
Per gli abbonati Sky però. Noi poveri Rai-dipendenti ci siamo dovuti sorbire collegamenti sincopati, cronisti improbabili, sigle e approfondimenti degni della tv bulgra degli anni ’70.
Però grazie al web so che il Vilalggio Olimpico è una moderna Gomorra biblica dove si tromba come se non ci fosse un domani (e soprattutto nessuna gara).

Estate inattesa
Fa caldo. Molto, più degli ultimi 50/150/300 anni a seconda del caporedattore di turno. L’Italia è inaspettatamente in fiamme, gli italiani non vanno in vacanza, alcuni (assoluta novità) lasciano perfino i bambini con i nonni perché la scuola chiude 3 mesi e non hanno abbastanza ferie. L’industria del turismo è in crisi (credo dal 1956), i consumi calano, la gente però non rinuncia al ristorante anzi sì scusate è cambiato il caporedattore di turno.

Social insicuro
Passano gli anni ma ancora non abbiamo sciolto il morettiano dilemma: si nota più se twitto o se non twitto? Nuovi crucci contemporanei, ci si dimena sudando sette camicie per capire se, come e quando è il caso di digitare 140 caratteri, preventivamente verificando se nessuno degli altri 2 milioni di utenti inavvertitamente ha avuto il nostro stesso pensiero. Una fatica epica che stronca anche i più volenterosi.
L’importante comunque è che facebook faccia sempre schifo.

Spread fotonico
Ormai lo possiamo annoverare tra gli incubi di distr(u/a)zione di massa. Molti lo temono, nessuno lo capisce fino in fondo, alcuni per fortuna lo ignorano e continuano ad alzarsi tutte le mattine come nulla fosse. E se avessero ragione loro? Alla Bundesbank l’ardua senteza.

Siria sconosciuta
Praticamente le uniche informazioni attendibili sono quelle di Avventure nel Mondo.
Noi qui a smaniare, loro lì a morire tra intrighi internazionali e senza una platea degna.
Uno spreco mediatico che mi spiego solo con l’inatteso successo della nuova edizione di Veline.

Tunisia costituita
La nuova Costituzione tunisina abolisce la parità tra i sessi. La donna diventa complementare all’uomo. Se questa è la primavera, ridatemi l’inverno..

Generazione perduta
L’ultimo affannato pensiero lo voglio dedicare a questa espressione usata recentemente da Monti per indicare i trenta-quarantenni per i quali, pare, al momento sia possibile soltanto limitare i danni. E’ nato persino un movimento con questo nome che si ribella alla tesi disfattista e propone parole chiave intorno alle quali aggregarsi e lavorare per riappropriarsi del futuro.
Sono infinitamente pigra ma anche parte della categoria chiamata in causa, quindi mi sento quasi in dovere di lanciare un messaggio chiaro, netto e definitivo alla classe dirigente di questo paese: dovete morire.
Attenzione non è un anatema ma solo un dato di fatto.
Prima o poi tocca a tutti e, in teoria, più vecchi siete e prima schiattate (Andreotti non fa testo, n.d.r.) e io, in questo agosto melmoso e asfissiante, mi sento autorizzata a sperare che la misericordiosa Nera Signora ci aiuti nell’arduo compito di porre fine a questo trito conflitto generazionale.

Sesso/lavoro: fatelo meno, fatelo meglio.

Sarà il caldo.
Oppure l’asfissiante crisi che toglie ogni voglia e desiderio
d’imprendere come d’accoppiarsi.
O magari quell’ansia da prestazione tanto chiacchierata e fino in fondo mai compresa, affrontata, superata.

Il fatto è che il problema è serio e andrebbe preso di petto, analizzato, spacchettato in singoli nodi e sciolto con pazienza e caparbietà.

Il fatto è che viviamo ancora in una società che ha un eccessivo bisogno di mostrarsi più bella, più alta, più professionale, più attraente e produttiva di com’è in realtà.

In ufficio puoi vedere persone tarantolate che si agitano in preda ad un furore quasi mistico, che ticchettano sulle tastiere come se non ci fosse un domani, che telefonano a tutti, in continuazione, parlando a voce alta e successivamente ripetendo a chiunque quanto hanno scritto e parlato.
Persone che passano in ufficio 10 ore ma che, a ben vedere, hanno prodotto al massimo per 3 o 4 e, dunque, hanno sprecato tempo utile che avrebbero potuto utilizzare per altre attività quali leggere un giornale o un libro, parlare con qualcuno per schiarirsi le idee, imparare una cosa nuova, fare un’attività socialmente utile.

E’ il grande paradosso del lavoro in ufficio che, spesso, in mancanza di elementi precisi di valutazione del rapporto tra processo produttivo e risultato, segue le stesse dinamiche di quello che io chiamo il sesso apparente, ovvero l’aspetto scenografico della prestazione che però non ci dice niente della reale soddisfazione rispetto alla performance.

E’ il dramma dei punti di vista che non si vogliono confrontare perché per farlo occorrerebbe dirsi delle scomodissime verità.

E allora se lo chiedi a lui:
“Com’è andata ieri?”
“ah beh, abbiamo fatto sesso per 2 ore di seguito, io ero concentratissimo, lei era estasiata!”
“mmm. E da che l’hai capito?”
“beh dai si intuisce, aveva gli occhi chiusi, sembrava in trance!”

Ma se lo chiedi a lei:
“Allora ieri?”
“beh sì, niente male, però dopo 20 minuti m’ero già stancata, dovevo andare al supermercato, chiamare l’estetista…”
“mmm. Glielo hai detto?”
“figurati, non avrebbe capito. Ho chiuso gli occhi, fatto la lista della spesa, ripassato la lezione di giapponese…”

Un’iperbole (of course…) giusto per dire che nel nostro contemporaneo sempre più raramente domanda e offerta si incontrano correttamente e il contesto economico e sociale richiede uno sforzo di aggiornamento dei parametri di valutazione.

Stare 8 ore in ufficio non significa necessariamente lavorare, così come copulare tutti i giorni non significa automaticamente soddisfare il proprio partner.
(Resistete alla voglia di fare paragoni e approfondimenti così come io ho resistito al desiderio di essere molto, molto più specifica di così).

Le posizioni tra datori di lavoro e lavoratori e tra partner sono ancora troppo pericolosamente irremovibili e non stimolano l’evoluzione positiva verso un dialogo più aperto che potrebbe migliorare, e molto, prestazioni e soddisfazioni reciproche.
La concertazione (con buona pace di Monti) è ancora il metodo più utile per raggiungere risultati migliori purché non si menta sulle reali capacità e si rispettino gli impegni presi.

Bisogna parlarsi, capirsi, trovare intese comuni su desideri e obiettivi.
Bisogna impegnarsi per una produttività reale, per sgonfiare la bolla dell’apparenza che fa più danni dello spread, a letto come al lavoro.

Sì lo so, il paragone vi pare osceno ma pensateci la prossima volta che fate l’amore o che, come me, invece di lavorare passate una buona mezzora a scrivere un post come questo ;)

Le 10 cose che un uomo non vuole sapere di voi

1- che riuscite a leggere un saggio complicato e contemporanemanete fare la lista della spesa

2- cosa sono e come si usano gli assorbenti. Di qualunque genere.

3- il vostro stipendio

4- che siete in grado, e non vi dispiace, fare una vacanza da sole

5- che sapete montare un mobile Ikea

6- che avete molti amici maschi e soprattutto perché

7- che vi piacciono i film horror e non avete paura del sangue

8- che ne sapete più di lui sul sesso e soprattutto perché

9- che siete forti in un gioco/attività tipicamente maschile

10- che siete coscienti di tutte queste cose e site pronte a dimostrarle in qualsiasi momento

Vale per tutti gli uomini ad esclusione del mio e dei vostri, ça va sans dire!

Un mondo brutto: ridatemi il vecchio Cucciolone!

Ora io posso tollerare tutto, perfino Banderas mugnaio che interloquisce con una gallina (no, non la moglie, questa le penne ce l’ha) nel bel mezzo di un’inesistente prateria di un Bel Paese in realtà strangolato dalla monnezza e dai liquami tossici, ma che la crisi abbia colpito perfino il Cucciolone non posso sopportarlo!

Non so se avete notato, ma dal nuovo spot Algida si intuisce che il Cucciolone Classico così come l’abbiamo conosciuto è destinato a scomparire definitivamente: elimineranno (o forse – orrore! – l’hanno già fatto  anche se sul sito risulta ancora) lo zabaione, il più buono, quello che mangiavo per ultimo perchè gli altri due, francamente, proprio non danno soddisfazione.

Ma non potevano eliminare le freddure tristi per risparmiare??

Ecco perchè ora mangio solo il Cucciolone Cooky (che per inciso non è buono come il vecchio Cooky Snack n.d.r.).

Ecco perchè penso che questo non è più un mondo buono checcé ne dica il Mulino Bianco!

Il primo viral? analogico!

Ieri verso le 17 uno dei miei numerosi fornitori di minchiate nonché collega Matteo compone il mio interno e mi segnala questo incredibile articolo di Repubblica.

Ora probabilmente in chi è nato dopo il 1985 la notizia non suscita grande scalpore ma per alcuni, invece, rappresenta una specie di illuminazione divina.

Il famoso scherzo del Magnotta infatti (che in realtà si compone
di più agguati telefonici, se non ne avete mai sentito uno rimediate qui) è stato uno dei tormentoni della nostra infanzia, passato di mano in manoe, proprio grazie al passaparola credo possa essere annoverato come il primo esempio di prodotto viral anche se in formato analogico.

Riascoltare questo scherzo crudele e esilarante fa ridere e ci ricorda che sapevamo divertirci e far circolare informazioni e intrattenimento anche senza l’ausilio del digitale. Non è un elogio del vintage ma semplicemente una considerazione sul fatto che, sì, esiste un prima e un dopo ma in quel prima ci sono state un sacco di cose interessanti.
E se oggi trovate le telefonate del Magnotta su youtube è anche grazie a noi tardoni che le abbiamo registrate su cassetta (sì, tesoro che sei nato con l’Ipod in mano, noi avevamo le BASF!)

Non mi credete??? e allora lo sapete che faccio? “Io mi iscrivo ai terroristi!