Ci vorrebbe un Pertini

Ma dove diavolo lo troviamo nel 2013?
Uno che ha fatto la guerra dalla parte giusta,
che è stato in carcere per le sue opinioni,
che è stato operaio e disoccupato,
uno integro, che poteva guardare negli occhi tutti gli italiani, dal primo all’ultimo,
senza vergogna e sapeva farlo senza supponenza.
Un settennato difficilissimo il suo, costellato da attentati agghiaccianti e tragedie naturali, che affrontò con decisione e con empatia, restando per sempre nel cuore degli italiani come IL Presidente (per carità, anche grazie ai Mondiali dell’82).

Anche questi sono anni difficili che richiederebbero una figura capace di unire, di toccare il cuore della maggioranza del “popolo”, qualcuno che ispiri fiducia e faccia ritrovare un po’ di rispetto nelle istituzioni.

E farebbe ridere (se non fosse tragico) l’esito delle Quirinarie del Movimento 5 Stelle (sull’argomento, la penso esattamente come Francesco Lanza spiega in questo post) mentre fa assolutamente piangere l’ipotesi di un Amato che sembra tutt’altro che campata in aria. Un uomo vecchio, antipatico, con una storia istituzionale sicuramente di rilievo ma, oggettivamente, piena di lati bui.

Per questo facevo tanto il tifo per la Bonino che mi sembrava figura di vero cambiamento: donna, conosciuta ed apprezzata a livello internazionale, intelligente, preparata e paladina di quelle lotte civili (aborto, divorzio, eutanasia, ecc.) che sono state forse il cambiamento più significativo nella nostra società dal dopoguerra.
A quanto pare però non è il suo momento, troppo legata ad un’idea di vecchia politica (mah…) o forse troppo invisa ai tanti uomini vaticanocentrici che amano predicare bene e razzolare malissimo (ipotesi ben più probabile).

E allora chi?
Prodi non lo vuole Silvio (e purtroppo…),
Marini per carità,
la Finocchiaro brava ma decisamente poco empatica (e con qualche guaio di troppo in famiglia),
D’Alema improponibile,
Zagrebelsky sarebbe perfetto ma c’ha il cognome difficile,
quelli di destra manco li nomino e tantomeno i fanta presidenti tipo Gino Strada.
In queste condizioni non resta che confidare in Stefano Rodotà che sì ha 80 anni (Pertini ne aveva 82 alla sua nomina…) ma certamente è una figura sulla quale c’è poco da discutere dal punto di vista del profilo.

Non ci resta che attendere e sperare che alla fine vinca davvero il migliore e non soltanto il frutto di una scellerata trattativa: in questo momento storico sarebbe davvero un errore imperdonabile.

Presto è nemico del bene: non è stallo o inciucio, è politica

Tutta questa fretta ora di fare un governo o andare al voto,
tutta questa urgenza, ma perché mai?
Lo spread non morde, i mercati nemmeno e la crisi economica è la stessa di un mese fa.
Gli affari correnti proseguono comunque con il Governo in carica quindi il problema è sulle riforme, sulle cose nuove da proporre e fare.

Quindi perché vanno tutti di corsa? non sarà mica che con la scusa di sbrigarsi si rifanno le cose esattamente come prima e quindi, poi, non cambia nulla?
Lo stallo politico dite? ma siamo sicuri sicuri che proprio di stallo si tratti?
Secondo me c’è molto di più.

Proviamo a ricapitolare e ragionare.

Renzi dice fate presto e io mi irrito non perché non abbia banalmente ragione, ma per i modi e i tempi in cui sceglie di fare questa uscita. Poi mi fermo a pensare e mi ricordo che nulla accade per caso in politica e forse il buon Matteo…ma ci torniamo dopo.

Bersani, detto anche “er poro Pierluigi” è quello che s’è preso il carico maggiore: merda a destra, merda a sinistra, merda al centro e maxi-merda a cinque stelle ma lui niente, si congela e resta a disposizione del capo dello Stato. E’ pazzo? non credo.

E a proposito di Napolitano, parliamone: 88 anni e a 30 giorni dalla pensione e la situazione più scomoda nella quale si potesse trovare. Ma lui “ha fatto ‘a guera” e non si scompone, con una supercazzola istituzionale degna del più machiavellico degli amici miei, si inventa 10 saggi e prende tempo, 8/10 giorni. Sì ma per cosa?

Ecco, secondo me il tempo lo prende perché ha fiutato che Grillo&co. sono in difficoltà.
Vorrebbero, non vorrebbero ma se volete…era presto la prima volta ma più passa il tempo più si allarga il numero di parlamentari a cinque palle che si convincono che forse un tentativo con Bersani lo si poteva fare. O comunque per fare qualche cambiamento siginificativo mi sa proprio che bisogna metterlo su un governo e mi sa pure che il 25% e la buona volontà non bastano e poi mica abbiamo capito bene come funziona la baracca. Un tutoraggio di una legislatura ci sta no?

Governo che vorrebbe mettere su fortissimamente anche Berlusconi. Infatti, pur di ottenere al Colle un nome di “garanzia” per se stesso e i suoi numerosi parlamentari inguaiati con la giustizia (il Presidente della Repubblica è il capo del CSM, vi dice nulla?) farebbe larghe intese anche con Godzilla ed è, come sempre, disposto a gettare il paese nel panico gridando al golpe e facendo cadere qualunque esecutivo.
Peccato che stavolta non abbia i numeri e anche le prossime elezioni con il “giovane” Renzi alle costole non siano proprio una garanzia per lui.

E qui torniamo all’enfant prodige del PD che tutti lo vogliono, tutti lo cercano e nessuno se lo piglia. Tanto rumore per cosa? Bersani ha già detto che non si candiderà nuovamente a segretario e le conseguenze direi che sono ovvie.

Non sarà forse che tutto questo casino serve, anziché a dividere, a distrarre dalla strategia più sottile, a rafforzare la posizione di Renzi rispetto a Berlusconi sul voto (perfino al sua sondaggista gli ha detto che Renzi lo spianerebbe e i suoi lacché cercano di dissuaderlo sperando segretamente di liberarsene), a serrare i ranghi nel PD e, soprattutto, a rendere i 5 stelle più disponibili con lo spauracchio di andare a nuove elezioni (i sondaggi li danno già in calo) con il marchio d’infamia di quelli che “potevano fare qualcosa per cambiare ma non l’hanno fatto”?

Fantapolitica dite? Non so, se ci pensate lo scenario è plausibile e anche, forse, auspicabile:

  • tra 10 giorni i “saggi” indicano le riforme economico-istituzionali che hanno priorità (indicazione che può essere accolta ma non è mandatoriale),
  • si fa la prima prima prova tecnica di convivenza PD-5 stelle con la votazione del Presidente della Repubblica dove Bersani propone un nome che soddisfi una larga maggioranza (che significherebbe volendo PD+5stelle+Monti…no?),
  • se funziona Bersani torna alla carica con il nuovo Presidente della Repubblica chiedendo l’incarico per se’ (forte magari di qualche sostegno in più dai 5 stelle “dissidenti” recuperato grazie ai dieci giorni di tempo garantiti dal lavoro dei saggi) o per una personalità istituzionale gradita appunto anche ai grillini,
  • si forma un governo condizionato dalle priorità 5 stelle-PD che sta in carica circa un anno, fa perlomeno la legge elettorale e qualcuno dei punti condivisi (legge anti-corruzione, tagli ai costi della politica, ecc.),
  • si torna al voto con un 5stelle rafforzato dall’atto di responsabilità, un PD che cancella eventuali sbavature sacrificando Bersani e sostituendolo con la leadership di Renzi (capace di attrarre voti anche a destra) e un PDL che…boh, forse finalmente si libera dell’ingombro del padre padrone e magari prova a diventare una destra credibile (scendendo clamorosamente sotto il 20%)

Non so forse sono andata un po’ avanti con l’elucubrazione mentale ma d’altra parte siamo in un mondo in cui, nel 2013, la Corea del Nord minaccia di lanciare missili nucleari contro le basi USA e vi preoccupate delle mie riflessioni politiche?? :)

Il più pulito c’ha la rogna.

Apprezzabile il gesto di Giannino ma a 4 giorni dalle elezioni è un suicidio politico che non rende giustizia al lavoro fatto dallo staff e mortifica chi aveva creduto in un progetto.
La politica in Italia (e non solo) è uno sport che assomiglia più al rugby che al badminton: se non sei pronto a giocare sotto la pioggia e nel fango, forse hai sbagliato mestiere.

E lo dico anche a tutti quelli che voteranno un inesperto purché onesto sperando che risolva tutti i problemi del mondo trasformando il Parlamento in un’isola felice.
La cattiva politica si batte solo con la buona politica, ma sempre di politica parliamo: mediazione, composizione dei contrasti, compromesso, rappresentanza dei propri interessi ma anche di quelli delle minoranze, di chi non ci ha votato e di chi non la pensa come noi.
Se pensate che sia semplice, in bocca al lupo per tutto.

Aggiungo, per attirarmi definitivamente le ire dei più sensibili: in questo Berlusconi è sempre stato vincente. Sacrifica e impegna tutto (immagine, soldi, famiglia, aziende, collaboratori, ecc.) per fare gli interessi suoi e dei suoi sostenitori.
Giudico i suoi interessi orribili, sbagliati e lontani dai miei ma c’è qualcuno che fa la stessa cosa con tanta forza e costanza per interessi migliori?
Dovrei rispondermi “certo, quello per cui voterai” ma so da me che non è proprio così.

Mi accontenterò l’ultima volta giusto perché sono una persona coerente che crede nel valore dei percorsi e nella chiusura delle esperienze.

Il più pulito c’ha la rogna,
ma il più rognoso c’ha ragione.
(proverbio aggiornato per l’occasione)

Santoro, Berlusconi e Sua Maestà la televisione

nemico pubblico

Credits: il solito, inarrivabile Emiliano Carli

Come tutti sapete ieri è andata in onda la trasmissione forse più attesa degli ultimi 15 anni:
Silvio Berlusconi ospite unico di Santoro a Servizio Pubblico.

Naturalmente non potevo perderla ma non volendo affrontare questo “mostro di fine livello” da sola, ho pensato di auto-invitarmi a cena a casa del mio amico e collega Alberto Bobbio.

Prima di passare ad un commento di sintesi sull’evento, vi riporto le prime reazioni a caldo che abbiamo avuto e che abbiamo pubblicato sui nostri status di Facebook a fine serata:

“Cercare di ricostruire la verità avendo di fronte un bugiardo senza dignità è un’impresa quasi impossibile. Ma Santoro, Travaglio, Costamagna e Innocenzi hanno fatto un lavoro splendido, riuscendo a sputtanarlo moltissime volte. Complimenti a loro.”

“Santoro ha fatto il meglio che poteva con la materia che aveva a disposizione. Prova difficilissima, televisivamente riuscita, politicamente nulla.”

Si evince immediatamente che entrambi abbiamo ritenuto che Santoro&co. abbiano fatto un buon lavoro nonostante l’assoluta, e indiscussa, eccezionalità dell’ospite.

L’analisi che segue, dunque, non ripercorre tutta la trasmissione ma si focalizza sugli aspetti cruciali dal punto di vista della comunicazione (politica e non solo) e su quelli che mi sono sembrati i nodi più controversi e meno digeriti dagli spettatori abituali di Servizio Pubblico.

Prima di tutto sveliamo la protagonista vera del match di ieri: Sua Maestà la televisione.
Eh sì, perché in tempi di socialqualunquecosa, la vecchia, malandata, bistrattata Tv fa ancora la sua porca figura e continua a monopolizzare l’attenzione.
Quasi 9 milioni di telespettatori, oltre il 33% di share e migliaia di citazioni sul web sono la risposta migliore a chi ancora si chiede, scioccamente, chi abbia vinto tra Berlusconi (un politico) e Santoro (un giornalista e conduttore televisivo). Non erano le elezioni, era una trasmissione e in questo senso i vincitori sono stati indubbiamente Servizio Pubblico e La7.

Ma veniamo ai contenuti.

La prima considerazione da fare e il primo nodo da sciogliere quindi riguardano proprio questo: molti sono rimasti stupiti dal fatto che, dallo sfogo di Santoro contro Berlusconi che leggeva la “letterina” a Travaglio, sia emerso che c’era un accordo sui temi da trattare. Sono io ad essere stupita perché, di sicuro ingenuamente, credevo fosse cosa cognita che una trasmissione televisiva va costruita.
Normalmente la redazione propone gli argomenti agli ospiti che decidono se ritengono opportuno partecipare e di conseguenza si compone la scaletta.
Ma Berlusconi non è un ospite qualunque pertanto Santoro per garantirsi la sua presenza ha dovuto raggiungere un compromesso: non parliamo del passato, dei processi nel dettaglio ma ci concentriamo sull’ultimo anno e sull’imminente campagna elettorale.
È una scelta editoriale precisa sulla quale decine di persone si concentrano e lavorano per costruire il prodotto televisivo. La lettera era un fuori programma che l’ha mandato su tutte le furie perché ha scompaginato il lavoro, spostato la discussione, allungato i tempi e fatto saltare un altro intervento in scaletta. Per Santoro e la sua maniacalità nel costruire le puntate, questo equivale ad alto tradimento e infatti ha sbroccato facendo, a mio avviso, l’unico scivolone vero della serata.

Secondo tema spinoso: ma perché Travaglio, il paladino della giustizia giornalistica, il più enciclopedico degli editorialisti e il più noto e acerrimo nemico di Berlusconi, si è limitato a fare i suoi interventi tipici senza ingaggiare un duello di domande/risposte?
Per prima cosa dobbiamo dire che i “compitini” di Travaglio, piacciano o meno nella loro inevitabile pedanteria, sono una forma micidiale di recupero della memoria dei fatti. Faticosissimo esercizio fin troppo trascurato da giornalisti e, ahimè, cittadini-elettori.
Detto ciò, bisogna essere franchi: Berlusconi è un istrionico seduttore amorale, abituato a maneggiare la menzogna e la smentita dei fatti più evidenti, per puro calcolo di comunicazione e politico.
La verità è che Berlusconi è assolutamente inintervistabile perché con lui non si può costruire un ragionamento su basi condivise a meno che le basi non siano a suo favore. Negherebbe anche di chiamarsi Berlusconi se questo servisse al suo scopo.
La scelta dello staff quindi è stata quella di metterlo di fronte alle più evidenti e grossolane contraddizioni della sua vita politica passata e attuale puntando su fatti e contributi esterni (Tremonti, Brunetta, ecc.) che lo hanno, evidentemente, sbugiardato su questioni che in un paese normale sarebbero fondamentali: politica estera, politica economica, cambi di idee repentini su temi sostanziali (es. IMU), frequentazioni a dir poco dubbie, problemi con la giustizia suoi e dei suoi più stretti collaboratori, errori epici (confondere Bundesbank e Deutsche bank), ossessioni personali (i comunisti) e aspirazioni dittatoriali (se avessi oltre il 50%, se le leggi non dovessero passare per tutte quelle mani, ecc.).
Forse ci si aspettava che la trasmissione e i suoi animatori potessero sostituirsi alla politica e alla giustizia, decretando in qualche modo proprio lì, proprio ieri, la morte del Cavaliere. Un’attesa eccessiva e, francamente (per dirla alla D’Alema), anche un po’ superficiale.

Terza e ultima (prima che stramazziate al suolo) considerazione: quale influenza politica potrà avere lo show di ieri?
A dircelo saranno naturalmente i sondaggi e le elezioni, ma non c’è dubbio che Berlusconi può aver recuperato qualche voto tra i suoi fan più esaltati che, vedendolo ultimamente un po’ spento, ieri si saranno ringalluzziti per la performance e avranno cambiato idea per l’ennesima volta sul vecchio leader.
Non credo francamente che sarà questo episodio a decidere l’esito elettorale: chi lo amava lo amerà ancora e forse lo voterà, chi lo odiava continuerà a farlo e voterà altrove.

Magari è opportuno invece vedere quanto terrore (a mio avviso giustificato) ci sia tra le fila dei più sensibili e attenti cittadini, quelli che leggono, dialogano, seguono e si informano.
Un terrore atavico che nasce dalla consapevolezza di vivere in un Paese in cui esiste una larghissima fetta di elettorato che se la prende quotidianamente con la casta ma ad uno come Berlusconi (che, come dicevamo prima e come è emerso chiaramente ieri, di minchiate ne ha fatte e dette a raffica) è disposto a perdonare ancora una volta quasi tutto in nome della sua simpatia.

Ecco, oggi forse siamo ancora questo: chi è preciso, lavora sodo, è serio e preparato è irrimediabilmente noioso e non “buca”, non passa, non convince. Chi è un po’ (tanto) canaglia ma sa alleggerire, toglierti la responsabilità di pensare, capire, interpretare e domandare, è avvantaggiato anche se ti riduce sul lastrico perché poi saprà intortarti nuovamente e spiegarti che non è stata colpa sua.

Se gli italiani ancora una volta sceglieranno una scorciatoia cognitiva (ancora grazie al mio amico Alberto per questa magnifica citazione) rifiutandosi di vedere Berlusconi per quello che realmente è, credetemi, la colpa non sarà di sicuro di Santoro e Travaglio.

Il PD è femmina

Non per via delle candidature per metà femminili,
non certo per le quote rosa in parlamento o nella dirigenza.
E’, più che altro, una considerazione legata all’approccio,
al modo in cui il partito si posiziona e decide di procedere nella campagna elettorale.

Le primarie, il rifiuto del modello “nome-sul-simbolo” mi ispirano un rifiuto più generale del modello padre/padrone, dell’idea del sol uomo al comando (concetto più volte sottolineato da Bersani) e quindi, implicitamente, l’accettazione di uno schema più partecipativo, di apertura, di dialogo.

In questo senso, a parità di preparazione, motivazione ed onestà, in molti contesti professionali le donne rendono più efficiente ed efficace la loro azione rispetto ai colleghi uomini, utilizzando la capacità di composizione dei contrasti al posto del più abusati sistemi bastone/carota o divide et impera.
E l’ipotesi di non lasciare indietro nessuno, di far crescere equamente, di garantire benessere diffuso e quindi impostare il lavoro per questo obiettivo non è forse il miglior modello di sviluppo che si possa desiderare?
Sicuramente sarebbe ora di provarlo giusto per capire se può far meglio del sistema celodurocapitalliberista che ci siamo dovuti sorbire fino ad oggi in tutti i luoghi e in tutti i laghi (cit.)

Ora non so se il PD davvero riuscirà ad incarnare questa rivoluzione ma almeno ha tentato di prendere una strada diversa rispetto ad altri partiti che ancora si affidano a leader maschili maschilisti e professorali, modelli che piacciono sempre a quella fetta di elettori (uomini e donne) che, in realtà, è spinta più dal desiderio di emulazione e dal concetto stesso di vittoria che non dalla volontà di miglioramento della società.

In questo momento politico così confuso, per certi versi noioso, privo di soluzioni concrete e credibili e pieno invece ancora una volta di proclami, minacce e ritorsioni, questo riflesso femmineo e costruttivo del PD merita quantomeno una medaglia al valore.

Il resto, come sempre, sarà la storia a dircelo.

Parlamentarie condominiali

Le parlamentarie ovvero il sistema per trasformare il Parlamento in una gigantesca riunione di condominio.

L’idea in se’ non mi dispiace.
Dare voce a tante persone normali e sconosciute, risvegliarle da un torpore civico, farle muovere, partecipare, uscire di casa, mettersi in gioco è un merito che al Movimento 5 Stelle va comunque riconosciuto.

Non c’è dubbio però che  a vedere alcuni dei video dei candidati qualche brividino l’ho avuto.

Siamo d’accordo sul fatto che anche io se facessi un video di quel genere sarei ridicola.
E’ chiaro che politici della caratura di Scilipoti e Calderoli possono essere sostituiti pure da due manichini della Coin.
Riconosco che questo Parlamento ha dato veramente il peggio di se’ su molti fronti e in tutti gli schieramenti.
Convengo che in politica ci vuole onestà, senso civico e spirito di sacrificio per il bene comune.

Tutto molto bello ma l’idea di sostituire i politici con “laggente normale” non funziona, e non perché un operaio, una casalinga o un giovane disoccupato non possano occuparsi della cosa pubblica.

Il dramma è che si cerca di far passare il concetto che per risolvere i probelmi di un’intera nazione sia sufficiente onestà e buona volontà mentre la preparazione teorica e la capacità concreta di mediazione dei contrasti (ovvero due skill fondamentali per chi vuole fare politica) siano solo la fuffa con la quale si inganna il popolo.

Ecco, questa cosa mi fa sempre venire in mente l’esempio delle riunioni di condominio:
se non ci fosse sempre quell’1 o 2% di condomini preparati, proattivi, che hanno letto bene la convocazione e il bilancio e si prendono la briga di farsi portavoce, placare gli animi, mediare con l’amministratore e trovare una soluzione, sapete quanti palazzi sarebbero andati in vacca?

Ecco, quei condomini sono l’immagine di ciò che dovrebbe essere la rappresentanza politica: onesti, attenti al bene comune, preparati sui temi che devono trattare e capaci di comporre un conflitto ottenendo un risultato.
Gli altri sono solitamente tutti armati di buona volontà ma, almeno nel mio condominio, inveiscono contro il sistema (il regolamento), il governo (l’amministratore), i partiti (gli altri condomini) poi quando gli dici “sediamoci a tavolino, leggiamo le carte, proponiamo un’alternativa, prendiamo una decisione” finisce sempre con “ehmm, sì, boh, po’ esse, però costa troppo (?), bisognava farlo un anno fa (??) e comunque ho lasciato il sugo sul fuoco quindi arrivederci (ah, ecco)”.

In questa selezione dal basso così estremizzata (e così poco trasparente, almeno dal punto di vista della comunicazione) ci vedo un po’ questo rischio e sinceramente credo che l’Italia abbia bisogno, prima di tentare altri esperimenti innovativi, di chiudere l’esperienza della seconda Repubblica con un parlamento composto in maggioranza da persone competenti.

Quando sei ridotto così male, anche solo una “pettinata” può fare una grande differenza.

(nota del 17.12.12 – vedo che non sono l’unica a pensarla così: leggete questo post che spiega molto meglio di me perché “Grillo non funziona”)

Moriremo comunisti

Cominciamo con l’outing di voto, così chiarisco subito la mia posizione e non do’ adito a interpretazioni di sorta: al primo turno Vendola, al secondo Bersani.
Detto questo, passiamo alla mia ingenua analisi politica di cittadina lavoratrice mediamente impegnata, sostanzialmente inferocita e inguaribilmente figlia del comunismo.

Idealmente le Primarie del centrosinistra le ha vinte Renzi.

A lui il merito indiscusso di aver aperto un fronte non più rinviabile di rinnovamento all’interno del partito. A lui il premio iniziativa 2012, ottenuto con la complicità di un Bersani ben lieto di scrollarsi di dosso senza sporcarsi troppo le mani qualche suggeritore di spessore ma carognoso.
Poco importa che questa presa di posizione liberal-innovatrice sia stata probabilmente dettata dallo spin doctor Gori che, da fine conoscitore dei meccanismi di comunicazione, ha capito subito che per raggiungere il risutlato che oggi è sotto gli occhi di tutti, era necessario puntare sul profilo del linguaggio, attaccare le figure simbolo di uno sfascio drammaticamente evidente, scegliere lo stile post-ideologico della destra berlusconiania parlando alla pancia e al desiderio di “dare una rinfrescata” che albergava in molti di noi.
In fondo Renzi non aveva nulla da perdere, partiva sfavorito e guardato con sospetto, è uscito benissimo dal confronto e si è guadagnato attenzione e rispetto per il suo ruolo attuale e futuro.

Bersani dal canto suo ha fatto esattamente quello che ci si aspettava dal Segretario del Partito Democratico: ha lavorato, mediato, incluso, conciliato e costruito pensando al peso della prossima legislatura che con la vittoria (stavolta concreta) delle Primarie probabilmente si ritroverà sulle spalle.
Sa che per lui probabilmente è l’ultimo giro, sa che sarà una legislatura scomodissima e che la sua intelligenza politca, più onesta e calda di quella del glaciale D’Alema, potrà forse consegnare 5 anni di governo al centrosinistra e qualche cambiamento significativo a questo paese.
Ha molto da farsi perdonare, molto da dimostrare all’atto pratico delle politiche (incandidabilità della solita nomenklatura, liste pulite, largo ai giovani, ecc.) ma dal discorso della vittoria fatto ieri credo siano emersi il sincero coinvolgimento e le migliori  intenzioni di accollarsi questa responsabilità.
E’ il Prodi di questo momento con alle spalle però una storia di militanza politica solida, un partito decisamente più forte e, al momento, un centrodestra alla ricerca del suo nuovo miracolo italiano.

E a proposito di questo non credete a chi vi dice che Berlusconi è contento della vittoria di Bersani: è una stupidaggine colossale.
Berlusconi sperava vincesse Renzi perché si sarebbe trovato a combattere sul terreno della comunicazione, un campo di gioco che conosce fin troppo bene e sul quale, ahinoi, si è sempre dimostrato un fuoriclasse.
Invece ora, povero Silvio, è costretto a cercare un avversario degno del preparatissimo Bersani che ha giocato tutto sui contenuti, è restio alle esibizioni circensi e punterà su lavoro, diritti, crescita e lotta all’evasione, temi sui quali la sparpagliata destra al momento non sa bene a che santo protettore votarsi.

Nulla è vinto ma, forse per la prima volta dopo 20 anni, nulla è nemmeno perso in partenza. Lo spauracchio dei comunisti non funziona più perché sono stati proprio i figli di quella storia politica (SEL compresa e in prima linea) a regalare a questo paese di creduloni e mister dallo schema facile, un capolavoro di democrazia e partecipazione che si chiama Primarie.

A chi mi chiede però come posso credere ancora in questa sinistra fallimentare, confesso di essere stata tentata dalla furia riformatrice del sindaco coetaneo che come una sirena ammiccava promettendo una cura che ci avrebbe restituito gli anni persi dietro all’establishment sbagliato. Lo confesso e non me ne vergogno perché non avere anelito di cambiamento a 37 anni sarebbe quantomeno strano.

Io però sono stata cresciuta nell’ideale di una società migliore per tutti con il contributo, quotidiano, faticoso e a volte sconosciuto, di tutti.
Sono figlia di un percorso nel quale i cambiamenti, per essere assimilati e divenire nuove abitudini virtuose, richiedono tempo, sacrificio e molti compromessi purché si rispetti l’obiettivo finale del bene comune.
Per questo aspetto Renzi alla prova dei prossimi anni di lavoro politico nel partito e mi auguro possa crescere imparando ad avere un po’ più di fiducia nei suoi mezzi di leader (e un po’ meno in quelli, insidiosi, di comunicazione). Spero vivamente possa  imparare dalla sconfitta a rendersi appetibile e credibile per tutti gli elettori di sinistra, non solo per quelli “giovani”, tecnologici e sponsor della tabula rasa come base della ricostruzione.

Per questo ho scelto Bersani, per rispetto al suo percorso politico ma soprattutto per coerenza con il mio percorso personale che prevede di provare fino all’ultimo respiro a salvare il salvabile prima di piazzare una carica e far saltare tutto.
Ho ritenuto in questo modo di onorare responsabilmente anche tutto il lavoro difficilissimo fatto dalla sinistra italiana per mantenere saldi alcuni principi e contemporaneamente crescere, cambiare e trovare sintesi in mezzo a un mare di discussioni feroci.
Un atteggiamento che, con buonapace dei semplificatori di professione, continuo a credere ci renda orgogliosamente diversi.

Ecco perché, infine, se dovrò morire, lo farò da comunista.

Cari consiglieri regionali del Partito democratico… | sostienecardulli

Merita tutto il re-blog.

Cari consiglieri regionali del Partito democratico… | sostienecardulli.

[…]E allora voi avete almeno il dovere di dirci dove stavate.
Dove stavate quando l’ufficio di presidenza approvava quel meccanismo nefasto di moltiplicazione dei fondi. Forse il vicepresidente Bruno Astorre era malato? E non se n’è accorto dopo? Era così difficile capire che distribuire 12 milioni di euro in un anno ai gruppi consiliari, per giunta senza alcun meccanismo di controllo, senza nessuna regola, era una cosa scandalosa?
Vi informo che la Regione ha chiuso ospedali, non paga i fornitori, taglia i fondi per i trasporti, taglia perfino il buono pasto ai dipendenti.
Mi chiedo dove stavate quando il Pdl presentava i suoi bilanci al Comitato regionale di controllo contabile. Forse anche il presidente Carlo Ponzo era malato? […]

Scusa un cazzo Rena’.

Molti danno un gran valore alle scuse come atto di riconoscimento dell’errore.
Io, che tendo ad essere un po’ più infame, quasi non le considero
se non accompagnate da atti formali che impegnino e sanciscano, concretamente,
il reale desiderio di cambiamento che uno sbaglio grave dovrebbe far scaturire.

Non è eccesso di pragmatismo il mio, ne’ tantomeno rifiuto formale della convenzione civile delle scuse (sempre benvenuta in quanto atto d’educazione) ma proprio la necessità in questi temp così sciatti, di ribadire l’assoluta e improcrastinabile esigenza di fare dei salti evolutivi doppi rispetto alla media (pessima) che abbiamo tenuto finora.

In altri momenti avrei apprezzato il cambio di marcia di Renata Polverini nelle dichiarazioni sullo scandalo che ha travolto il PDL Lazio grazie ad un altro dei tanti pagliacci che avvelenano le nostre già molto difficili giornate.
In altri momenti, appunto.

Oggi mi sembra l’ennesimo schiaffo alla logica e alla dignità
che vorrebbero la giusta assunzione di responsabilità da parte di tutti.
Dalla Lombardia al Lazio alla Sicilia passando per tutto il resto d’Italia,
le poltrone invece gridano tutte in coro “sì, è vero, ho sbagliato ma non mi dimetto”.

Il pagamento dei torti o della distrazione che un capo, un leader, il Presidente della Regione non si può permettere non viene proprio preso in considerazione.

Troppo comodo così.
La medaglia del potere, se proprio ve la volete appuntare sul petto,
dovete prenderla tutta intera con il giusto equilibrio di diritti e doveri.

Quindi cara Renata, tanto di cappello per il pentimento ma se non ti dimetti e azzeri la giunta il tuo sarà stato solo l’ennesimo atto privo di contenuti che non restituisce niente di quanto sottratto a cittadini ed elettori.