O si vive o si scrive

Vabbè, ora senza esagerare però più o meno è così.
Un mese di silenzio e intanto
governo di larghe intese,
processi,
economia a chiocciola,
femminicidio,
amministrative.

E sono incinta di cinque mesi ormai.
Faccio mente locale e vi scrivo il post definitivo che raggruppa tutte queste cose. O magari solo due o tre.

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Bersani e Prodi: l’omicidio perfetto

Renzi voleva impallinare Bersani, D’Alema vendicarsi di Prodi. Allora il primo lo propone così salva la faccia e l’altro lo affonda tanto già lo odiano tutti.
Impeccabile, diabolico e perfettamente riuscito.
I miei complimenti, davvero.
Forse è tempo che noi poveri sfigati elettori del pd, sciocche anime perse dietro a un’ipotesi di progetto, a un minimo di dignità e alla speranza in un uomo perbene, riconsideriamo attentamente il nostro diritto al voto. Forse non lo meritiamo, forse siamo troppo stupidi o troppo fiduciosi chissà.
Prima di sparire nell’oblio degli astensionisti però, voglio dire qualcosa a tutta la brigata ormai denominata “se c’era Renzi”: il vostro paladino del rinnovamento che a novembre parlava di D’Alema come di una delle piaghe d’Egitto, oggi se ne serve per i suoi scopi e manda a casa Bersani che il posto, invece, se l’è guadagnato sul campo con le primarie. Questo è il suo concetto di coerenza e di lealtà, ricordatevelo quando lo voterete che poi non voglio sentire lamentele.
Le prove del delitto dite? Boh, non so, provate a chiedere a Fioroni che ha fotografato la scheda che manco un grillino sotto acido.

P.s. Per i posteri: oggi,19 aprile, era il secondo giorno di votazioni per il Presidente della Reppublica ed è successo di tutto. Partiti che abbandonano l’aula; partiti che manifestano in piazza Montecitorio contro una delle candidature al Colle; non-partiti che morbosamente guardano la cancrena diffondersi; partiti che più semplicemente si sciolgono come burro al sole. Pure questo m’è toccato vede’. Che amarezza.

Ci vorrebbe un Pertini

Ma dove diavolo lo troviamo nel 2013?
Uno che ha fatto la guerra dalla parte giusta,
che è stato in carcere per le sue opinioni,
che è stato operaio e disoccupato,
uno integro, che poteva guardare negli occhi tutti gli italiani, dal primo all’ultimo,
senza vergogna e sapeva farlo senza supponenza.
Un settennato difficilissimo il suo, costellato da attentati agghiaccianti e tragedie naturali, che affrontò con decisione e con empatia, restando per sempre nel cuore degli italiani come IL Presidente (per carità, anche grazie ai Mondiali dell’82).

Anche questi sono anni difficili che richiederebbero una figura capace di unire, di toccare il cuore della maggioranza del “popolo”, qualcuno che ispiri fiducia e faccia ritrovare un po’ di rispetto nelle istituzioni.

E farebbe ridere (se non fosse tragico) l’esito delle Quirinarie del Movimento 5 Stelle (sull’argomento, la penso esattamente come Francesco Lanza spiega in questo post) mentre fa assolutamente piangere l’ipotesi di un Amato che sembra tutt’altro che campata in aria. Un uomo vecchio, antipatico, con una storia istituzionale sicuramente di rilievo ma, oggettivamente, piena di lati bui.

Per questo facevo tanto il tifo per la Bonino che mi sembrava figura di vero cambiamento: donna, conosciuta ed apprezzata a livello internazionale, intelligente, preparata e paladina di quelle lotte civili (aborto, divorzio, eutanasia, ecc.) che sono state forse il cambiamento più significativo nella nostra società dal dopoguerra.
A quanto pare però non è il suo momento, troppo legata ad un’idea di vecchia politica (mah…) o forse troppo invisa ai tanti uomini vaticanocentrici che amano predicare bene e razzolare malissimo (ipotesi ben più probabile).

E allora chi?
Prodi non lo vuole Silvio (e purtroppo…),
Marini per carità,
la Finocchiaro brava ma decisamente poco empatica (e con qualche guaio di troppo in famiglia),
D’Alema improponibile,
Zagrebelsky sarebbe perfetto ma c’ha il cognome difficile,
quelli di destra manco li nomino e tantomeno i fanta presidenti tipo Gino Strada.
In queste condizioni non resta che confidare in Stefano Rodotà che sì ha 80 anni (Pertini ne aveva 82 alla sua nomina…) ma certamente è una figura sulla quale c’è poco da discutere dal punto di vista del profilo.

Non ci resta che attendere e sperare che alla fine vinca davvero il migliore e non soltanto il frutto di una scellerata trattativa: in questo momento storico sarebbe davvero un errore imperdonabile.

Presto è nemico del bene: non è stallo o inciucio, è politica

Tutta questa fretta ora di fare un governo o andare al voto,
tutta questa urgenza, ma perché mai?
Lo spread non morde, i mercati nemmeno e la crisi economica è la stessa di un mese fa.
Gli affari correnti proseguono comunque con il Governo in carica quindi il problema è sulle riforme, sulle cose nuove da proporre e fare.

Quindi perché vanno tutti di corsa? non sarà mica che con la scusa di sbrigarsi si rifanno le cose esattamente come prima e quindi, poi, non cambia nulla?
Lo stallo politico dite? ma siamo sicuri sicuri che proprio di stallo si tratti?
Secondo me c’è molto di più.

Proviamo a ricapitolare e ragionare.

Renzi dice fate presto e io mi irrito non perché non abbia banalmente ragione, ma per i modi e i tempi in cui sceglie di fare questa uscita. Poi mi fermo a pensare e mi ricordo che nulla accade per caso in politica e forse il buon Matteo…ma ci torniamo dopo.

Bersani, detto anche “er poro Pierluigi” è quello che s’è preso il carico maggiore: merda a destra, merda a sinistra, merda al centro e maxi-merda a cinque stelle ma lui niente, si congela e resta a disposizione del capo dello Stato. E’ pazzo? non credo.

E a proposito di Napolitano, parliamone: 88 anni e a 30 giorni dalla pensione e la situazione più scomoda nella quale si potesse trovare. Ma lui “ha fatto ‘a guera” e non si scompone, con una supercazzola istituzionale degna del più machiavellico degli amici miei, si inventa 10 saggi e prende tempo, 8/10 giorni. Sì ma per cosa?

Ecco, secondo me il tempo lo prende perché ha fiutato che Grillo&co. sono in difficoltà.
Vorrebbero, non vorrebbero ma se volete…era presto la prima volta ma più passa il tempo più si allarga il numero di parlamentari a cinque palle che si convincono che forse un tentativo con Bersani lo si poteva fare. O comunque per fare qualche cambiamento siginificativo mi sa proprio che bisogna metterlo su un governo e mi sa pure che il 25% e la buona volontà non bastano e poi mica abbiamo capito bene come funziona la baracca. Un tutoraggio di una legislatura ci sta no?

Governo che vorrebbe mettere su fortissimamente anche Berlusconi. Infatti, pur di ottenere al Colle un nome di “garanzia” per se stesso e i suoi numerosi parlamentari inguaiati con la giustizia (il Presidente della Repubblica è il capo del CSM, vi dice nulla?) farebbe larghe intese anche con Godzilla ed è, come sempre, disposto a gettare il paese nel panico gridando al golpe e facendo cadere qualunque esecutivo.
Peccato che stavolta non abbia i numeri e anche le prossime elezioni con il “giovane” Renzi alle costole non siano proprio una garanzia per lui.

E qui torniamo all’enfant prodige del PD che tutti lo vogliono, tutti lo cercano e nessuno se lo piglia. Tanto rumore per cosa? Bersani ha già detto che non si candiderà nuovamente a segretario e le conseguenze direi che sono ovvie.

Non sarà forse che tutto questo casino serve, anziché a dividere, a distrarre dalla strategia più sottile, a rafforzare la posizione di Renzi rispetto a Berlusconi sul voto (perfino al sua sondaggista gli ha detto che Renzi lo spianerebbe e i suoi lacché cercano di dissuaderlo sperando segretamente di liberarsene), a serrare i ranghi nel PD e, soprattutto, a rendere i 5 stelle più disponibili con lo spauracchio di andare a nuove elezioni (i sondaggi li danno già in calo) con il marchio d’infamia di quelli che “potevano fare qualcosa per cambiare ma non l’hanno fatto”?

Fantapolitica dite? Non so, se ci pensate lo scenario è plausibile e anche, forse, auspicabile:

  • tra 10 giorni i “saggi” indicano le riforme economico-istituzionali che hanno priorità (indicazione che può essere accolta ma non è mandatoriale),
  • si fa la prima prima prova tecnica di convivenza PD-5 stelle con la votazione del Presidente della Repubblica dove Bersani propone un nome che soddisfi una larga maggioranza (che significherebbe volendo PD+5stelle+Monti…no?),
  • se funziona Bersani torna alla carica con il nuovo Presidente della Repubblica chiedendo l’incarico per se’ (forte magari di qualche sostegno in più dai 5 stelle “dissidenti” recuperato grazie ai dieci giorni di tempo garantiti dal lavoro dei saggi) o per una personalità istituzionale gradita appunto anche ai grillini,
  • si forma un governo condizionato dalle priorità 5 stelle-PD che sta in carica circa un anno, fa perlomeno la legge elettorale e qualcuno dei punti condivisi (legge anti-corruzione, tagli ai costi della politica, ecc.),
  • si torna al voto con un 5stelle rafforzato dall’atto di responsabilità, un PD che cancella eventuali sbavature sacrificando Bersani e sostituendolo con la leadership di Renzi (capace di attrarre voti anche a destra) e un PDL che…boh, forse finalmente si libera dell’ingombro del padre padrone e magari prova a diventare una destra credibile (scendendo clamorosamente sotto il 20%)

Non so forse sono andata un po’ avanti con l’elucubrazione mentale ma d’altra parte siamo in un mondo in cui, nel 2013, la Corea del Nord minaccia di lanciare missili nucleari contro le basi USA e vi preoccupate delle mie riflessioni politiche?? :)

Corpo estraneo

Se febbraio è stato il mese delle sorprese, marzo si è rivelato il mese dei corpi estranei.

In Parlamento, dove una falange eterogenea, ma compatta nel disordine e nella cieca determinazione a rivoluzionare il rivoluzionabile, si incista su un corpo fiacco, impigrito da anni di battaglie salottiere dall’esito più o meno predeterminato.

Nel lavoro, dove sparuti gruppi di professionisti tentano, con esito deludente, di curare organismi affetti da avidità cronica e visione limitata con infiltrazione di cellule di buonsenso, equità e lungimiranza.

Nelle amicizie, dove tra un dolore, un rimpianto, un rancore e una risata si cerca di riattaccare un arto amputato brutalmente da una manovra spericolata; il fiato sospeso per il concreto rischio di rigetto.

Perfino dentro di me, approfittando di un terreno momentaneamente fertile, si è parcheggiato un miscuglio di nuove prospettive, diverse aspettative, imprevisti e probabilità che credo finiranno per trasformarsi in qualcosa di molto concreto.

Corpi e addizionali dei corpi, appendici, escrescenze, naturali o meno, comunque estraneità da integrare in qualche modo.
Un esercizio di tolleranza e di pazienza, l’ennesimo grande sforzo verso la consapevolezza che diverso, normale, vecchio, nuovo, sono soltanto alcune delle infinite sfumature della realtà.

Solo un giorno di marzo

Che poi alla fine ho solo nostalgia di quando ero piccola e mia madre mi portava alle manifestazioni dell’8 marzo e non capivo niente ma c’erano tante facce belle e si camminava tutti insieme.
Ed era tutto cupo, grigio, difficile, e c’erano le bombe e le sparatorie e io volevo sapere e capire ma come, cosa spiegare?
Eppure c’era l’orizzonte e la motivazione per marciare, per non marcire, per aprire un futuro più limpido ai figli e vedevo genitori accaniti in questo compito supremo.
E cucine chiuse, discorsi tesi, risparmi da fare, desideri e sogni individuali da accantonare.
E vedo oggi lo stesso film dei primi ’80 solo che i protagonisti siamo noi e i nostri genitori ci guardano preoccupati e tristi e arrabbiati perchè tutti quegli sforzi e sacrifici e lacrime e notti senza sonno non sono bastati.
E si chiedono se basteranno le nostre e di nuovo non dormono tranquilli.
Ma una volta c’era l’8 marzo, un’ipotesi di luce e si camminava tutte insieme e io ho un bellissimo ricordo tutto giallo.

Il più pulito c’ha la rogna.

Apprezzabile il gesto di Giannino ma a 4 giorni dalle elezioni è un suicidio politico che non rende giustizia al lavoro fatto dallo staff e mortifica chi aveva creduto in un progetto.
La politica in Italia (e non solo) è uno sport che assomiglia più al rugby che al badminton: se non sei pronto a giocare sotto la pioggia e nel fango, forse hai sbagliato mestiere.

E lo dico anche a tutti quelli che voteranno un inesperto purché onesto sperando che risolva tutti i problemi del mondo trasformando il Parlamento in un’isola felice.
La cattiva politica si batte solo con la buona politica, ma sempre di politica parliamo: mediazione, composizione dei contrasti, compromesso, rappresentanza dei propri interessi ma anche di quelli delle minoranze, di chi non ci ha votato e di chi non la pensa come noi.
Se pensate che sia semplice, in bocca al lupo per tutto.

Aggiungo, per attirarmi definitivamente le ire dei più sensibili: in questo Berlusconi è sempre stato vincente. Sacrifica e impegna tutto (immagine, soldi, famiglia, aziende, collaboratori, ecc.) per fare gli interessi suoi e dei suoi sostenitori.
Giudico i suoi interessi orribili, sbagliati e lontani dai miei ma c’è qualcuno che fa la stessa cosa con tanta forza e costanza per interessi migliori?
Dovrei rispondermi “certo, quello per cui voterai” ma so da me che non è proprio così.

Mi accontenterò l’ultima volta giusto perché sono una persona coerente che crede nel valore dei percorsi e nella chiusura delle esperienze.

Il più pulito c’ha la rogna,
ma il più rognoso c’ha ragione.
(proverbio aggiornato per l’occasione)

Pope sharing: un atto d’amore e responsabilità

Habemus-Papam-anzi-no.-La-profezia-di-Nanni-Moretti_h_partbIn verità vi dico: sono solo battezzata perché ho dei genitori credenti e profondamente democratici che non mi hanno forzato a fare la Comunione in tenera età.
Il resto l’ho fatto da sola: essendo stata bambina precocemente contrariata, non ho voluto affiliarmi a niente di così “definitivo”.

Perfino i pochi anni passati negli scout sono stati caratterizzati da una forma di ribellione all’interno del movimento, mediata grazie ad un capo intelligente: partecipavo fisicamente alla messa per rispetto al gruppo, ma me ne stavo in silenzio per conto mio.
Non ho deciso di recuperare i sacramenti perduti nemmeno quando mi è stato chiesto di fare da madrina alla nipote acquisita e a quella carnale. Sono fattà così, la coerenza è il mio miglior pregio e, probabilmente, il mio peggior difetto.
Non credo in Dio e dubito che cambierò idea (anche se non dimentico mai l’affaire Giovanni Lindo Ferretti: se s’è convertito lui, può succedere a chiunque!).
Il mio teologo di riferimento è Padre Pizzarro.

Il mio sguardo da laica per lo più pastafariana dunque, si posa sulla vicenda delle dimissioni di Benedetto XVI in modo totalmente estraneo alla questione religiosa pura.

Un gesto che, oltre tutte le teorie e le definizioni, ha senza dubbio ha una portata storica.
E allora mi sono domandata: perchè non approfittare di questo grande cambiamento per progettarne uno ancora più grande? Qualcosa di veramente rivoluzionario che porterebbe definitivamente questa istituzione nel terzo millennio?

Nasce così l’idea del Pope sharing: una Chiesa contemporanea, vicina alle realtà delle comunità cattoliche di tutto il mondo.
Perché rimanere sempre nella stessa sede, facendo solo di quando in quando un viaggio pastorale? Non sarebbe più utile e significativo spostarsi, magari privilegiando per primi i luoghi in cui il fervore religioso rappresenta ancora una priorità?
Un gesto di amore per tutti quei fedeli che magari nella loro vita non potranno mai permettersi un viaggio fino a Roma per vedere il Papa.
Un atto di responsabilità verso tante nazioni, anche molto povere, martoriate da conflitti, dove la presenza del Santo Padre potrebbe aiutare a rendere la situazione meno tesa o, perlomeno, obbligherebbe il consesso internazionale ad occuparsi seriamente della questione.

Immaginate quanto lavoro si potrebbe fare in Cina, in America e anche nelle altre nazioni europee a forte impronta cattolica come la Spagna e la Polonia.
Immaginate cosa signficherebbe per paesi come l’Angola, il Ruanda, le Filippine o il Messico ospitare per un anno o due la residenza della maggiore autorità religiosa.
Immaginate la potenza del messaggio, il cambiamento epocale, i vantaggi:
investimenti, turismo, lavoro, infrastrutture

Andare ad incontrare tutti i preti di frontiera e dare loro conforto da vicino, potersi confrontare direttamente con le famiglie dei bambini e dei ragazzi abusati, poter vedere con i propri occhi la grandezza e la miseria del proprio potere e porre rimedio ove necessario…
Un grande fermento, una nuova evangelizzazione, un nuovo orizzonte da esplorare.

Certo direte voi, l’Italia perderebbe per lungo tempo uno dei suoi elementi caratteristici, Roma uno dei punti di riferimento per turisti  e credenti (anche se, vale la pena sottolinearlo, la Cappella Sistina mica si sposta…), ma ci siamo già passati nel XIV secolo con lo spostamento del papato ad Avignone e siamo sopravvissuti.

E poi noi romani siamo generosi, “de core”, e siamo coraggiosi e sapremo certamente portare questa croce per il bene di tutti i cattolici del mondo.

Troveremo di che confortarci con il teatro, il cinema, l’arte, la musica e il buon cibo;
guarderemo sempre con ammirazione al Cupolone che al tramonto disegna in modo inconfondibile lo skyline capitolino;
sospireremo ricordando i bei tempi del Giubileo, le udienze del mercoledì con i festanti torpedoni dei pellegrini, la Via Crucis al Colosseo, la Messa di Natale e l’Angelus della domenica e, sorridendo, ce ne faremo una ragione perchè sapremo che anche altri possono godere di tutto questo.

Già al solo pensiero mi sento pervadere dall’entusiasmo e dalla gioia della condivisione!
Se anche tu ci credi, diffondi il messaggio…share the Pope!

Quello che marketing e comunicazione non dicono

marketingSuccede sempre così, passa un mese, accadono centinaia di cose al lavoro, nella vita privata, nella vita pubblica e io vorrei scrivere per ciascuna un post ma, chissà perché, dopo le prime 5 righe l’ispirazione mi abbandona.

Poi, in un giorno che non sembrava dovesse essere diverso dagli altri, apro facebook e trovo uno dei miei preferiti punti di riferimento per la satira, il grande Makkox (se non lo conoscete conoscetelo), che fa una vignetta su una storia vera che in qualche modo tira in ballo la mia professione e tutto il sommerso di un mese torna su, i miei neuroni pigri diventano iperattivi e cominciano a fare collegamenti, sale la tensione cerebrale e il desiderio di dire qualcosa in proposito.

Cominciamo proprio dal proposito, ovvero il marketing e la comunicazione.
Non vi farò lezioni e descrizioni, andate su wikipedia e saprete tutto (o quasi) quello che c’è da sapere su queste discipline che hanno rivoluzionato il mondo in cui viviamo come e più del motore a scoppio probabilmente.

Voglio soltanto constatare che in questi giorni mi è capitato più volte di leggere opinioni, dirette e riportate, di persone “normali” su questi mestieri e non erano per niente buone.
Truffatori, fuffologi, brutte persone che trasfigurano la realtà ad uso e consumo di aziende, istituzioni e politici, a danno della povera gente.

Ora, posto che non mi ritrovo pienamente in questa tragica immagine e che realizziamo soprattutto attività utili e positive, non c’è dubbio che il nostro lavoro per molti anni si è aggirato nelle tante zone grigie che circondano i codici etici e di autoregolamentazione della professione.
Sono una persona perbene e ritengo di affrontare al mia quotidianità lavorativa in modo trasparente e inattaccabile, ma non posso negare che in diverse circostanze avrei preferito poter rinunciare a determinati incarichi che, pur essendo totalmente leciti, avevano tratti e caratteristiche quantomeno ambigui.

I vasi di Pandora che si stanno lentamente ma inesorabilmente scoperchiando nel mondo, dalle banche alle grandi realtà industriali, dalla politica malata delle nazioni cosiddette civili alle primavere nei paesi arabi, dal femomeno delle startup emergenti a quello della piccola e media impresa morente, credo impongano una riflessione piuttosto seria su come e quanto il marketing e la comunicazione possono incidere in un percorso di rinnovamento globale.

Dobbiamo ancora sostenere con le nostre intelligenze e capacità delle realtà ormai indifendibili?

Dobbiamo ancora contribuire con tutta la nostra strategia a rendere più digeribili progetti, persone, personaggi che non hanno un reale valore intrinseco e per la comunità?

Dobbiamo ancora rimanere nell’ombra, dietro le quinte e fingere che la nostra professionalità non sarebbe strategica in un paese come l’Italia dove colpevolemente si specula sul “ci parliamo ma non ci capiamo” per giustificare molte nefandezze?

Non dobbiamo dire che ci siamo seduti troppo a lungo su budget troppo alti (e ora piangiamo la miseria che ci attanaglia) senza chiederci se potevamo fare qualcosa di più  e meglio per educare, rendere finalmente adulti aziende, Stato e cittadini?

Sì perché il nostro, se non l’aveste ancora capito, è un lavoro che si infila nei pertugi della vita quotidiana di ogni singolo cittadino e potrebbe, potenzialmente, essere  parte attiva e sostanziale di un grande cambiamento culturale.
Eppure anche in questo caso tendiamo ad essere singolo, a non pensare in grande, a non voler comprendere il potere che un atteggiamento più aperto e collaborativo potrebbe avere. E non vogliamo farlo perchè sappiamo (ce l’ha insegnato lo zio dell’Uomo Ragno) che da grandi poteri derivano grandi responsabilità e gli italiani sono in larga maggioranza ancora in una fase di pubertà mentale.

Io che invece da qualche anno ho capito che diventare adulti è nella natura delle cose ed è una bellissima esperienza, non solo vivo meglio ma penso in direzioni completamente differenti. Per 15 anni ho avuto l’opportunità di fare un mestiere entusiasmante che mi è costato enorme fatica, mi ha dato grandi soddisfazioni e insegnato moltissime cose.
Oggi rifletto sul fatto che forse è tempo di restituire un po’ di quello che ho imparato mettendo a disposizione le mie competenze solamente a chi dimostra di voler realmente costituire valore per la comunità.

Lo so, colleghi, che state pensando “è facile a dirsi ma poi i clienti sono quello che sono e se vuoi mangiare…”
Beh, per quanto mi riguarda l’idea di una totale inversione di pesi non mi crea nessuno scompenso: un lavoro “normale” per garantirmi il sostentamento, la comunicazione e le relazioni pubbliche come missione.

Quasi quasi, nel deserto di prospettive che ci circonda, questa è la cosa che assomiglia di più a un sogno.