Storia della mia gente (i pubblicitari) | Spot

Bellissimo articolo del Post.
Una storia triste (come tante) in cerca d’un lieto fine.
Ecco un piccolo abstract ma leggete tutto Storia della mia gente (i pubblicitari) | Spot.

Una volta il “pubblicitario” era un personaggio importante, strategico. Andava a pranzo con l’imprenditore, discuteva di strategie, di obiettivi, si interessava ai prodotti, univa il suo intuito da comunicatore a quello da uomo d’affari. E allora nascevano grandi casi di successo. Perché oggi non è più così? Eh, non ci sono più i pubblicitari di una volta, pensa. O forse… O forse la colpa non è solo dei pubblicitari.
In effetti la sua azienda – come tante aziende, dalle piccole alle multinazionali – ha iniziato a non dare più valore alle idee, a scegliere le agenzie più economiche, a chiedere sempre di più, di fare sempre di più, invece che pensare sempre meglio. A trattare l’acquisto del pensiero come si comprano i tondini di ferro. L’imprenditore si rende conto di non sapere nemmeno quale sia l’agenzia con cui lavora, come non sa chi rifornisce la cancelleria. Perché ha tanti fornitori, a seconda delle necessità. Del resto fino a ieri ha chiesto lui di ottimizzare, di fare gare al ribasso per qualsiasi progetto. Senza sapere nemmeno bene cosa stavano chiedendo alle agenzie. Senza accorgersi che anche lui stava diventando ingranaggio di un circolo vizioso inarrestabile…”

Qui e oggi

Qui e oggi ho imparato a eliminare le scorie, ripulire il motore, prendere l’essenziale, inquadrare la direzione e partire.

Ho capito l’importanza di interiorizzare (digerire) il sistema e consapevolmente poi scegliere diversamente, affrontando con coerenza creativa ciò che non ci piace per trasformarlo in qualcosa che ci assomigli davvero.

Ho pensato che non avverto più il minimo senso di colpa verso i fuggitivi della mia vita, coloro che ad un certo punto, schiacciati dalla pressione e da un presunto antagonismo, hanno preferito mollare il colpo; spostare le proprie debolezze in una nuova casa e ricominciare da capo fino al prossimo capolinea.

Ho sentito sempre più impellente il desiderio di parlare, costruire, avere intorno uomini e donne che sanno infilarsi tra i miei spigoli e, senza annullarli, aggiungere equilibrio e morbidezze.

Ho trovato un cuore fatto di una materia a me finora sconosciuta, delicata ma potente, che mi accoglie tutti i giorni e mi circonda e mi annusa e si adegua e si difende. Tutto sempre con quel sorriso squisito che è quasi un’arma.

Qui e oggi m’è venuta voglia di età adulta, più responsabilità che guerra, molto lavoro, la giusta ricompensa, una pianificazione senza estremismi. Forse niente di così nuovo ma è la sensazione di calma che provo ad essere diversa.
Una forma di libertà intellettuale, di senso della misura di ciò che mi circonda, di sereno abbandono al mio essere e felicità intensa a tratti nel sentirlo così centrato.

Qui e oggi ribadisco che il nero è il mio colore preferito ma senza i dettagli fucsia non sarei io.