Balotelli, Monti e l’Italia che volevamo ignorare

Ieri a seguito della travolgente vittoria dell’Italia sulla Germania agli Europei,
mi sono così espressa
“Un vecchio Mario, sobrio, tecnico e pallido e un giovane Mario, ingovernabile, talentuoso e colorato. Sfumature d’Italia contemporanea.”

E’, in estrema sintesi, quello che penso di questa Italia singolare che si lamenta di tutto,
da’ contro a tutti, è renitente ai cambiamenti, alle novità ai sacrifici.
Almeno fino a quando non ci sia da saltare sul carro di un vincitore.

Eccoli lì allora, i detrattori del ragazzo nero col nome italiano scatenarsi in trenini imbarazzanti gridando al miracolo sportivo; eccoli lì i pensionati incarogniti e i professionisti della critica gonfiarsi il petto per quel professore freddo che le canta alla crucca cattiva.

Eccoci qua, i soliti italiani, che non si impegnano in niente fino a che non va a loro vantaggio, che non vedono mai oltre l’oggi che si affaccia dalla punta del loro naso.

Eppure, per fortuna, l’improbabile duo dei Super Mario che oggi trionfa, è qualcosa che in Italia forse non abbiamo mai visto.
In queste sfumature tricolori inedite forse sta la chiave del futuro di un paese che, volente o nolente, deve entrare nel 21° secolo: l’impegno istituzionale di un esperto di economia che farà molti errori ma prende il ruolo con serietà ed è conscio di onori ed oneri;
la furia umana e sportiva di un giovanissimo nuovo italiano che con i suoi piedi strepitosi cerca di schiantare le porte e tutti i pregiudizi.

Sia chiaro, non sono felice.
Per me serietà e rifiuto del razzismo sono le basi, il minimo indispensabile per una civiltà che voglia definirsi tale, ma nella nostra retriva Patria  sono inequivocabili, piccoli, significativi, passi avanti.
Rappresentano delle milestones, dei benchmark con i quali domani tutti dovranno confrontarsi e la comunicazione mainstream non potrà più ignorarli.
Entreranno sempre di più nel sistema e modificheranno ciò che vediamo e viviamo.
Finalmente.

Un po’ come quello che è successo con la copertina di Oggi: impensabile fino a qualche anno fa, una realtà di cui discutere dal parrucchiere oggi.
Ed è proprio lì, signore mie, tra una piega e uno shampoo, lì al bar, al mercato, sulle panchine, nei luoghi di lavoro che cominceranno le nuove dialettiche che faranno crescere nuove coscienze di cittadini.
Sarà, come sempre, il popolo ad autoeducarsi e a fare un salto di qualità.
Magari ci vorranno altri 20 anni ma il processo è irreversibile.
Per fortuna.

E allora posso ancora sperare che domani, per nuovo spirito, etica, professionalità o anche soltanto per stanchezza rispetto a dinamiche dialettiche così basse, non dovrò più sentire affermazioni razziste o omofobe da parte di membri del parlamento che mi rappresenta e potrò prestare attenzione soltanto al programma del governo non al folklore. Se sarò particolarmente fortunata riuscirò anche a non leggere più titoli di quotidiani nazionali come questi o questi. (*)

(*) ho inserito il secondo link sui titoli sportivi dopo aver letto l’articolo di Jumpinshark segnalato da FuriaCervelli su fb. Lo condivido in pieno.

Questo non è un articolo

E’, più che altro, un appunto mentale.

Avere 10 buone idee e intuizioni al giorno e non tradurne nemmeno una in qualcosa di concreto è come avere l’encefalogramma piatto.

Va ripensata la distribuzione del proprio tempo in base al reale ritorno di investimento (giusto per usare termini cari all’economia) di ciascuna ora impiegata.

Vanno ritarati valori e aspettative.

Insomma, altro lavoro da fare.