Presto è nemico del bene: non è stallo o inciucio, è politica

Tutta questa fretta ora di fare un governo o andare al voto,
tutta questa urgenza, ma perché mai?
Lo spread non morde, i mercati nemmeno e la crisi economica è la stessa di un mese fa.
Gli affari correnti proseguono comunque con il Governo in carica quindi il problema è sulle riforme, sulle cose nuove da proporre e fare.

Quindi perché vanno tutti di corsa? non sarà mica che con la scusa di sbrigarsi si rifanno le cose esattamente come prima e quindi, poi, non cambia nulla?
Lo stallo politico dite? ma siamo sicuri sicuri che proprio di stallo si tratti?
Secondo me c’è molto di più.

Proviamo a ricapitolare e ragionare.

Renzi dice fate presto e io mi irrito non perché non abbia banalmente ragione, ma per i modi e i tempi in cui sceglie di fare questa uscita. Poi mi fermo a pensare e mi ricordo che nulla accade per caso in politica e forse il buon Matteo…ma ci torniamo dopo.

Bersani, detto anche “er poro Pierluigi” è quello che s’è preso il carico maggiore: merda a destra, merda a sinistra, merda al centro e maxi-merda a cinque stelle ma lui niente, si congela e resta a disposizione del capo dello Stato. E’ pazzo? non credo.

E a proposito di Napolitano, parliamone: 88 anni e a 30 giorni dalla pensione e la situazione più scomoda nella quale si potesse trovare. Ma lui “ha fatto ‘a guera” e non si scompone, con una supercazzola istituzionale degna del più machiavellico degli amici miei, si inventa 10 saggi e prende tempo, 8/10 giorni. Sì ma per cosa?

Ecco, secondo me il tempo lo prende perché ha fiutato che Grillo&co. sono in difficoltà.
Vorrebbero, non vorrebbero ma se volete…era presto la prima volta ma più passa il tempo più si allarga il numero di parlamentari a cinque palle che si convincono che forse un tentativo con Bersani lo si poteva fare. O comunque per fare qualche cambiamento siginificativo mi sa proprio che bisogna metterlo su un governo e mi sa pure che il 25% e la buona volontà non bastano e poi mica abbiamo capito bene come funziona la baracca. Un tutoraggio di una legislatura ci sta no?

Governo che vorrebbe mettere su fortissimamente anche Berlusconi. Infatti, pur di ottenere al Colle un nome di “garanzia” per se stesso e i suoi numerosi parlamentari inguaiati con la giustizia (il Presidente della Repubblica è il capo del CSM, vi dice nulla?) farebbe larghe intese anche con Godzilla ed è, come sempre, disposto a gettare il paese nel panico gridando al golpe e facendo cadere qualunque esecutivo.
Peccato che stavolta non abbia i numeri e anche le prossime elezioni con il “giovane” Renzi alle costole non siano proprio una garanzia per lui.

E qui torniamo all’enfant prodige del PD che tutti lo vogliono, tutti lo cercano e nessuno se lo piglia. Tanto rumore per cosa? Bersani ha già detto che non si candiderà nuovamente a segretario e le conseguenze direi che sono ovvie.

Non sarà forse che tutto questo casino serve, anziché a dividere, a distrarre dalla strategia più sottile, a rafforzare la posizione di Renzi rispetto a Berlusconi sul voto (perfino al sua sondaggista gli ha detto che Renzi lo spianerebbe e i suoi lacché cercano di dissuaderlo sperando segretamente di liberarsene), a serrare i ranghi nel PD e, soprattutto, a rendere i 5 stelle più disponibili con lo spauracchio di andare a nuove elezioni (i sondaggi li danno già in calo) con il marchio d’infamia di quelli che “potevano fare qualcosa per cambiare ma non l’hanno fatto”?

Fantapolitica dite? Non so, se ci pensate lo scenario è plausibile e anche, forse, auspicabile:

  • tra 10 giorni i “saggi” indicano le riforme economico-istituzionali che hanno priorità (indicazione che può essere accolta ma non è mandatoriale),
  • si fa la prima prima prova tecnica di convivenza PD-5 stelle con la votazione del Presidente della Repubblica dove Bersani propone un nome che soddisfi una larga maggioranza (che significherebbe volendo PD+5stelle+Monti…no?),
  • se funziona Bersani torna alla carica con il nuovo Presidente della Repubblica chiedendo l’incarico per se’ (forte magari di qualche sostegno in più dai 5 stelle “dissidenti” recuperato grazie ai dieci giorni di tempo garantiti dal lavoro dei saggi) o per una personalità istituzionale gradita appunto anche ai grillini,
  • si forma un governo condizionato dalle priorità 5 stelle-PD che sta in carica circa un anno, fa perlomeno la legge elettorale e qualcuno dei punti condivisi (legge anti-corruzione, tagli ai costi della politica, ecc.),
  • si torna al voto con un 5stelle rafforzato dall’atto di responsabilità, un PD che cancella eventuali sbavature sacrificando Bersani e sostituendolo con la leadership di Renzi (capace di attrarre voti anche a destra) e un PDL che…boh, forse finalmente si libera dell’ingombro del padre padrone e magari prova a diventare una destra credibile (scendendo clamorosamente sotto il 20%)

Non so forse sono andata un po’ avanti con l’elucubrazione mentale ma d’altra parte siamo in un mondo in cui, nel 2013, la Corea del Nord minaccia di lanciare missili nucleari contro le basi USA e vi preoccupate delle mie riflessioni politiche?? :)

Parlamentarie condominiali

Le parlamentarie ovvero il sistema per trasformare il Parlamento in una gigantesca riunione di condominio.

L’idea in se’ non mi dispiace.
Dare voce a tante persone normali e sconosciute, risvegliarle da un torpore civico, farle muovere, partecipare, uscire di casa, mettersi in gioco è un merito che al Movimento 5 Stelle va comunque riconosciuto.

Non c’è dubbio però che  a vedere alcuni dei video dei candidati qualche brividino l’ho avuto.

Siamo d’accordo sul fatto che anche io se facessi un video di quel genere sarei ridicola.
E’ chiaro che politici della caratura di Scilipoti e Calderoli possono essere sostituiti pure da due manichini della Coin.
Riconosco che questo Parlamento ha dato veramente il peggio di se’ su molti fronti e in tutti gli schieramenti.
Convengo che in politica ci vuole onestà, senso civico e spirito di sacrificio per il bene comune.

Tutto molto bello ma l’idea di sostituire i politici con “laggente normale” non funziona, e non perché un operaio, una casalinga o un giovane disoccupato non possano occuparsi della cosa pubblica.

Il dramma è che si cerca di far passare il concetto che per risolvere i probelmi di un’intera nazione sia sufficiente onestà e buona volontà mentre la preparazione teorica e la capacità concreta di mediazione dei contrasti (ovvero due skill fondamentali per chi vuole fare politica) siano solo la fuffa con la quale si inganna il popolo.

Ecco, questa cosa mi fa sempre venire in mente l’esempio delle riunioni di condominio:
se non ci fosse sempre quell’1 o 2% di condomini preparati, proattivi, che hanno letto bene la convocazione e il bilancio e si prendono la briga di farsi portavoce, placare gli animi, mediare con l’amministratore e trovare una soluzione, sapete quanti palazzi sarebbero andati in vacca?

Ecco, quei condomini sono l’immagine di ciò che dovrebbe essere la rappresentanza politica: onesti, attenti al bene comune, preparati sui temi che devono trattare e capaci di comporre un conflitto ottenendo un risultato.
Gli altri sono solitamente tutti armati di buona volontà ma, almeno nel mio condominio, inveiscono contro il sistema (il regolamento), il governo (l’amministratore), i partiti (gli altri condomini) poi quando gli dici “sediamoci a tavolino, leggiamo le carte, proponiamo un’alternativa, prendiamo una decisione” finisce sempre con “ehmm, sì, boh, po’ esse, però costa troppo (?), bisognava farlo un anno fa (??) e comunque ho lasciato il sugo sul fuoco quindi arrivederci (ah, ecco)”.

In questa selezione dal basso così estremizzata (e così poco trasparente, almeno dal punto di vista della comunicazione) ci vedo un po’ questo rischio e sinceramente credo che l’Italia abbia bisogno, prima di tentare altri esperimenti innovativi, di chiudere l’esperienza della seconda Repubblica con un parlamento composto in maggioranza da persone competenti.

Quando sei ridotto così male, anche solo una “pettinata” può fare una grande differenza.

(nota del 17.12.12 – vedo che non sono l’unica a pensarla così: leggete questo post che spiega molto meglio di me perché “Grillo non funziona”)

Di Grillo, la paura e le menzogne che fanno felici.

Beppe Grillo è un comico in attività da moltissimi anni e ha sempre avuto uno stile molto riconoscibile e divertente, spesso basato sull’aggressività verbale.

Oggi Grillo è un libero cittadino che ad un certo punto della sua vita e della sua carriera di attore comico, ha deciso di provare ad aggregare con un movimento dal basso tutti quei cittadini che, come lui, hanno deciso di prendere la famosa “pillola rossa” e vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Grillo ha una missione o, se vogliamo, un’ossessione: vuole davvero capire se si può cambiare qualcosa in Italia scardinando prima di tutto i sistemi comunicativi che la dominano. Fa da megafono e parafulmine, a suo modo si immola, salvaguardando così in buona parte i candidati che nel frattempo portano avanti i programmi (concreti e interessanti) e conquistano l’elettorato una piazza e un cittadino alla volta.

La comunicazione la conosce bene, sa come sfruttarla ed evitarne le trappole più insidiose. Rifiuta i rituali classici e i confronti mediati, sputa in molti piatti, si agita, si incazza e le spara grosse per avere quella visibilità che i media tradizionali, colposamente, gli negano. Insomma, spariglia le carte, cambia le regole non scritte del gioco e mette tutti in difficoltà.

Le affermazioni sulla mafia non sono certamente condivisibili ma ridurre tutto il Movimento 5 stelle e lo stesso impegno di Grillo a questo è irresponsabile, fuorviante e smaccatamente strumentale. E la posizione poco credibile e affatto trasparente dalla quale tutti i partiti stigmatizzano le sue esternazioni non fa che rafforzarne la potenza, non fa che convincere sempre di più i suoi seguaci e adoratori di essere sulla strada giusta.

Può non piacerci ma questa rabbia che monta dal basso (lucida, organizzata, preparata e giovane) è una realtà che va affrontata e seriamente perchè dal fanatismo non nasce mai buona politica ma, sicuramente, neanche dall’ignorare istanze più che condivisibili (basterebbe citare solo Parlamento pulito).

L’accusa di demagogia, poi, non regge davvero.
A Grillo manca l’arma principale della demagogia, la televisione, e soprattutto la volontà di raccontare una realtà nel pieno stile cattolico che piace agli italiani di Don Matteo o del Natale in giro per il mondo: un calvario doloroso che, dopo la morte, porterà in Paradiso oppure una gita tra amici che, tra una bevuta e una battuta, finisce sempre a tarallucci e vino.
Uno stile che ricordiamo bene, a botte di spot e promesse fantasmagoriche mai mantenute, ha portato Berlusconi al Governo per 17 anni.

Se si vuole davvero ottenere un risultato è ora che si torni a fare politica, nelle piazze, ribattendo con argomenti agli argomenti non del comico ma del Movimento e del programma di cui si fa portavoce.
Parliamo di cittadini che, a pieno titolo, vogliono occuparsi della cosa pubblica e in un Paese costantemente in cerca di eroi e di salvatori, di persone e personalità che si immolino al posto nostro risolvendo tutti i problemi e sollevandoci dalla fatica quotidiana dell’impegno e dell’interpretazione della realtà, oscurare o ignorare questo anelito non è certo una mossa politicamente intelligente.

Anche se non condivido lo stile di Grillo e non sono convinta di tutte le posizioni del M5S, credo che la reazione scomposta dei politici di professione sia davvero il segnale più evidente e preoccupante del vuoto umano, politico e programmatico che contraddistingue la nostra attuale classe dirigente: uomini stanchi, senza idee, tirati da tutte le parti da interessi stratificati in decenni di cattiva amministrazione.

Vuoi vedere che alla fine proprio una risata li seppellirà?