Sedici anni vent’anni fa

Vent’anni fa, a maggio, avevo sedici anni.

Ricordo con precisione, cosa rara per la mia memoria ballerina, il momento in cui nei miei occhi si materializzò l’immagine del fallimento e della sconfitta, rappresentata da una voragine in autostrada.

Ricordo la sala da pranzo, i miei genitori davanti alla tv, le rughe sulla loro fronte, le parole per spiegare l’inspiegabile ad una figlia adolescente, senza omettere ma cercando di non aggiungere altro orrore.

Immagino oggi altri genitori cercare di spiegare ai figli quello che è accaduto a Brindisi.
provare a non fargli perdere la fiducia nel futuro e nelle istituzioni, sempre più deboli, sempre più colpevoli.

Gli accadimenti del 92 mi hanno segnato.
Hanno seminato un desiderio, mai sopito e quotidianamente esercitato, di contestare ciò che non ritengo giusto parlando, scrivendo, manifestando, lavorando per costruire alternative, anche solo nel modo di pensare del mio microcosmo.

Vent’anni fa avevo sedici anni, ce li ho anche oggi e spero di averli per tutta la vita.

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Di Grillo, la paura e le menzogne che fanno felici.

Beppe Grillo è un comico in attività da moltissimi anni e ha sempre avuto uno stile molto riconoscibile e divertente, spesso basato sull’aggressività verbale.

Oggi Grillo è un libero cittadino che ad un certo punto della sua vita e della sua carriera di attore comico, ha deciso di provare ad aggregare con un movimento dal basso tutti quei cittadini che, come lui, hanno deciso di prendere la famosa “pillola rossa” e vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Grillo ha una missione o, se vogliamo, un’ossessione: vuole davvero capire se si può cambiare qualcosa in Italia scardinando prima di tutto i sistemi comunicativi che la dominano. Fa da megafono e parafulmine, a suo modo si immola, salvaguardando così in buona parte i candidati che nel frattempo portano avanti i programmi (concreti e interessanti) e conquistano l’elettorato una piazza e un cittadino alla volta.

La comunicazione la conosce bene, sa come sfruttarla ed evitarne le trappole più insidiose. Rifiuta i rituali classici e i confronti mediati, sputa in molti piatti, si agita, si incazza e le spara grosse per avere quella visibilità che i media tradizionali, colposamente, gli negano. Insomma, spariglia le carte, cambia le regole non scritte del gioco e mette tutti in difficoltà.

Le affermazioni sulla mafia non sono certamente condivisibili ma ridurre tutto il Movimento 5 stelle e lo stesso impegno di Grillo a questo è irresponsabile, fuorviante e smaccatamente strumentale. E la posizione poco credibile e affatto trasparente dalla quale tutti i partiti stigmatizzano le sue esternazioni non fa che rafforzarne la potenza, non fa che convincere sempre di più i suoi seguaci e adoratori di essere sulla strada giusta.

Può non piacerci ma questa rabbia che monta dal basso (lucida, organizzata, preparata e giovane) è una realtà che va affrontata e seriamente perchè dal fanatismo non nasce mai buona politica ma, sicuramente, neanche dall’ignorare istanze più che condivisibili (basterebbe citare solo Parlamento pulito).

L’accusa di demagogia, poi, non regge davvero.
A Grillo manca l’arma principale della demagogia, la televisione, e soprattutto la volontà di raccontare una realtà nel pieno stile cattolico che piace agli italiani di Don Matteo o del Natale in giro per il mondo: un calvario doloroso che, dopo la morte, porterà in Paradiso oppure una gita tra amici che, tra una bevuta e una battuta, finisce sempre a tarallucci e vino.
Uno stile che ricordiamo bene, a botte di spot e promesse fantasmagoriche mai mantenute, ha portato Berlusconi al Governo per 17 anni.

Se si vuole davvero ottenere un risultato è ora che si torni a fare politica, nelle piazze, ribattendo con argomenti agli argomenti non del comico ma del Movimento e del programma di cui si fa portavoce.
Parliamo di cittadini che, a pieno titolo, vogliono occuparsi della cosa pubblica e in un Paese costantemente in cerca di eroi e di salvatori, di persone e personalità che si immolino al posto nostro risolvendo tutti i problemi e sollevandoci dalla fatica quotidiana dell’impegno e dell’interpretazione della realtà, oscurare o ignorare questo anelito non è certo una mossa politicamente intelligente.

Anche se non condivido lo stile di Grillo e non sono convinta di tutte le posizioni del M5S, credo che la reazione scomposta dei politici di professione sia davvero il segnale più evidente e preoccupante del vuoto umano, politico e programmatico che contraddistingue la nostra attuale classe dirigente: uomini stanchi, senza idee, tirati da tutte le parti da interessi stratificati in decenni di cattiva amministrazione.

Vuoi vedere che alla fine proprio una risata li seppellirà?