Siate seri se potete

Avevo in lavorazione un articolato post sul tema del planning strategico e su quanto questa capacità sia sottovalutata nel mercato del lavoro.
In questo momento della mia vita in cui mi appresto ad affrontare la nascita di un figlio, generatore di “disordine” per antonomasia, mi sembrava utile aprire una discussione su quanto in Italia l’idea di pianificare, organizzare, stabilire delle linee guida e un coordinamento sia vissuta come una specie di tortura anziché come una risorsa fondamentale che consente al talento e alla creatività di esprimersi al meglio. Una riflessione un po’ sofisticata forse visto il paese e il contesto in cui sto vivendo.
E infatti, mentre ancora lavoravo al post, accadono uno dietro l’altro i seguenti fatti:

  • Letta va all’Assemblea dell’ONU a New York e dice che l’Italia è un Paese “giovane e affidabile”;
  • Telecom Italia fa una fusione con la spagnola Telefonica e il presidente Bernabé in audizione al senato dichiara candidamente di averlo appreso dai comunicati stampa;
  • metà del Parlamento Italiano definisce eversiva la manovra dell’altra metà (con cui peraltro governa insieme) perché sta valutando di far applicare una legge;
  • Guido Barilla, presidente di una delle più importanti e conosciute aziende italiane nel mondo partecipa a La Zanzara, trasmissione radiofonica di dubbio spessore, e sproloquia contro i gay e le donne esalatando valori tradizionali molto di moda nel 1936 (qui, giusto per capire la portata delle uscite http://www.ilpost.it/2013/09/26/barilla-donne-omosessuali-gay/).

Ora senza voler entrare nel dettaglio delle singole questioni (ne potrete leggere ovunque in abbondanza) io voglio dire solo questo: quand’è che decideremo di cominciare ad essere seri?
L’Italia è il paese dei fantasisti, di quelli che pensano che le nostre alzate d’ingegno, le nostre incoerenze politiche, sociali e comunicative siano solo quisquilie e si possano risolvere offrendo una fetta di pizza al malcapitato di turno o liquidare con un sempreverde “sono stato frainteso”. Qui, serietà è sinonimo di tristezza, di grigiore, di mancanza di senso dell’umorismo. Ci rendiamo conto?

Ci sono troppe persone che hanno potere, influenza e possibilità di incidere sul futuro nostro e dei nostri figli che non ritengono di doversi prendere responsabilità, mantenere un contegno, dare un esempio, smetterla di dire solamente sì, no o cazzate epocali in base ai propri personali affari ed interessi.

Siamo ancora qui a discutere SE un certo tipo di pubblicità è sessista, SE i diritti civili e le pari opportunità sono prioritari, SE le opinioni e gli atti omofobi e razzisti sono leciti a seconda di chi li esprime e li compie, SE un condannato in terzo grado debba dimettersi o meno dal Parlamento, SE il femminicidio è un problema di educazione, SE è necessario e proficuo investire su cultura e istruzione, SE tassare il patrimonio è più equo che tassare i consumi, eccetera eccetera.

Siamo seri e smettiamola di dibattere di questioni che ogni cittadino sano di mente che abbia davvero desiderio di vivere in una società civile e democratica da’ per acquisite.

Abbiamo troppe cose da sistemare (conti pubblici, disoccupazione, criminalità, distruzione del patrimonio ambientale e artistico, riprogrammazione industriale, questioni internazionali) per stare ancora a discutere di argomenti che sono già sanciti per legge o chiaramente indicati dalla pratica, dall’esperienza, dalla statistica e dal buonsenso.

Quindi vi prego, voi che capite, voi che potete, qualunque cosa facciate, fatela con serietà e cercate di spiegare a chi vi sta intorno che non è un male ma, probabilmente, la nostra unica, ultima, àncora di salvezza.

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Scusa un cazzo Rena’.

Molti danno un gran valore alle scuse come atto di riconoscimento dell’errore.
Io, che tendo ad essere un po’ più infame, quasi non le considero
se non accompagnate da atti formali che impegnino e sanciscano, concretamente,
il reale desiderio di cambiamento che uno sbaglio grave dovrebbe far scaturire.

Non è eccesso di pragmatismo il mio, ne’ tantomeno rifiuto formale della convenzione civile delle scuse (sempre benvenuta in quanto atto d’educazione) ma proprio la necessità in questi temp così sciatti, di ribadire l’assoluta e improcrastinabile esigenza di fare dei salti evolutivi doppi rispetto alla media (pessima) che abbiamo tenuto finora.

In altri momenti avrei apprezzato il cambio di marcia di Renata Polverini nelle dichiarazioni sullo scandalo che ha travolto il PDL Lazio grazie ad un altro dei tanti pagliacci che avvelenano le nostre già molto difficili giornate.
In altri momenti, appunto.

Oggi mi sembra l’ennesimo schiaffo alla logica e alla dignità
che vorrebbero la giusta assunzione di responsabilità da parte di tutti.
Dalla Lombardia al Lazio alla Sicilia passando per tutto il resto d’Italia,
le poltrone invece gridano tutte in coro “sì, è vero, ho sbagliato ma non mi dimetto”.

Il pagamento dei torti o della distrazione che un capo, un leader, il Presidente della Regione non si può permettere non viene proprio preso in considerazione.

Troppo comodo così.
La medaglia del potere, se proprio ve la volete appuntare sul petto,
dovete prenderla tutta intera con il giusto equilibrio di diritti e doveri.

Quindi cara Renata, tanto di cappello per il pentimento ma se non ti dimetti e azzeri la giunta il tuo sarà stato solo l’ennesimo atto privo di contenuti che non restituisce niente di quanto sottratto a cittadini ed elettori.