Il più pulito c’ha la rogna.

Apprezzabile il gesto di Giannino ma a 4 giorni dalle elezioni è un suicidio politico che non rende giustizia al lavoro fatto dallo staff e mortifica chi aveva creduto in un progetto.
La politica in Italia (e non solo) è uno sport che assomiglia più al rugby che al badminton: se non sei pronto a giocare sotto la pioggia e nel fango, forse hai sbagliato mestiere.

E lo dico anche a tutti quelli che voteranno un inesperto purché onesto sperando che risolva tutti i problemi del mondo trasformando il Parlamento in un’isola felice.
La cattiva politica si batte solo con la buona politica, ma sempre di politica parliamo: mediazione, composizione dei contrasti, compromesso, rappresentanza dei propri interessi ma anche di quelli delle minoranze, di chi non ci ha votato e di chi non la pensa come noi.
Se pensate che sia semplice, in bocca al lupo per tutto.

Aggiungo, per attirarmi definitivamente le ire dei più sensibili: in questo Berlusconi è sempre stato vincente. Sacrifica e impegna tutto (immagine, soldi, famiglia, aziende, collaboratori, ecc.) per fare gli interessi suoi e dei suoi sostenitori.
Giudico i suoi interessi orribili, sbagliati e lontani dai miei ma c’è qualcuno che fa la stessa cosa con tanta forza e costanza per interessi migliori?
Dovrei rispondermi “certo, quello per cui voterai” ma so da me che non è proprio così.

Mi accontenterò l’ultima volta giusto perché sono una persona coerente che crede nel valore dei percorsi e nella chiusura delle esperienze.

Il più pulito c’ha la rogna,
ma il più rognoso c’ha ragione.
(proverbio aggiornato per l’occasione)

Il mio (adorato) nemico Monti

Lo sapete da cosa si vede principalmente se una persona è veramente coraggiosa?
Dal livello dei suoi avversari.

Monti è un avversario di livello.
E’ preparato, è freddo, è carogna.
E’ cattolico praticante, contrario alla concertazione come allegoria del cerchiobottismo, spiccatamente imprenditorialista, estremista meritocratico asfaltatore di poveracci.
Lui e il suo squadrone di governo, rappresentano la destra con la quale sarebbe stato bello vedere alla prova l’allegro battaglione sinistrorso negli ultimi 20 anni.
E’ il leader che avrebbe potuto asfaltare un po’ di partiti, facendo confluire al suo interno molti uddiccini, iddivuisti, democristiani sparsi, parecchi pidiellini, nonché i numerosi piddini ambigui.

E se dall’altra parte avessimo finalmente potuto sfrondare, eliminare un po’ alla volta le zone grigie e far riemergere i grandi temi della sinistra, netti, semplici, essenziali come lavoro, giustizia sociale, cultura, laicità dello stato, forse ci saremmo potuti finalmente avvicinare un po’ ad un bipolarismo che non assomigliasse a una malattia mentale.
Avremmo potuto discutere di riforme, scontrarci su terreni diversi ma dando finalmente per acquisiti, da entrambe le parti, concetti come legalità, indipendenza della magistratura, libertà di informazione (forse) ma comunque avendo qualche certezza.

E invece no.
Così non ci piace, così non è divertente.
E poi tutti sti caproni che ce faccio?
E poi ‘ndo sta il Monti di sinistra?
E poi comunque c’è Silvio che c’ha le cose sue da sistemare,
Pierferdinando che so’ 20 anni che aspetta,
Nichi che deve afferma’ er principio,
Tonino che c’ha il chiodo fisso,
Pierluigi che è tanto stanco ma non molla,
Beppe che sogna una rivoluzione a sua immagine…

No non ce l’abbiamo ancora l’opportunità di essere una democrazia compiuta
perchè il nostro Parlamento (attuale e futuro) non ha anche fare con la politica ma con l’antropologia e in questo campo i cambiamenti richiedono ere geologiche,
non bastano stagioni elettorali.

in bocca al lupo a tutti noi.

“Il mio nemico non ha divisa,
ama le armi ma non le usa,
nella fondina tiene le carte VIsa
e quando uccide non chiede scusa
il mio nemico non ha nome
non ha nemmeno religione
e il potere non lo logora
il potere non lo logora
il mio nemico mi somiglia
è come me
lui ama la famiglia
e per questo piglia più di ciò che da
e non sbaglierà
ma se sbaglia un altro pagherà
e il potere non lo logora
il potere non lo logora “

(D. Silvestri – Il mio Nemico – Unò Duè 2002)

C’è un brutto clima.

Oggi mi trasformo nel Mago Otelma del complotto&complottismo e snocciolo una serie di considerazioni e previsioni che giustificano il titolo vagamente populista e demagogico di questo articolo.

Prima di tutto Genova.
Genova è il luogo odierno dell’attentato ad Adinolfi a cura della FAI, la città dell’attentato a Guido Rossa, il luogo in cui 11 anni fa lo stato represse malamente e colpevolmente il movimento no-global che portava avanti al G8 le istanze sulle quali tutti oggi ragioniamo.

Genova che ha dato i natali a Grillo e De André, due figure diverse e controverse che hanno sempre spaccato il fronte dei pigri benpensanti, dei fascisti e dei sinistri radical-chic e alle quali si è tentato e si tenta di appiccicare qualunque tipo di etichetta pur di inquadrarli in qualche modo.
Genova e la Liguria che sono tutta l’Italia, mare e montagna, cantieri e Sanremo, eroi, santi, operai, navigatori e agricoltori.

Poi c’è la Val di Susa e il Movimento No-Tav che scopriamo essere diventato la madre di tutte le preoccupazioni secondo l’attuale Ministro dell’Interno Cancellieri che per questo vuole rafforzare l’impiego dell’esercito nel presidio di obiettivi sensibili in modo da liberare Polizia e Carabinieri per il controllo del territorio.
I no-tav che a detta di tutti sono un movimento pacifico però non si sa mai, quelle mele marce rovinano tutto (anche se loro dichiarano espressamente di non volere la violenza al loro interno così come fece a suo tempo il movimento no-global).

Vogliamo parlare della crisi e di Equitalia? gli attentati, le proteste, i suicidi riverberati, ingigantiti dai media che inzuppano il pane nel gusto per il morboso che da sempre contraddistingue la maggioranza dei nostri cattolicissimi cittadini (sangue, spine, martiri, sofferenza, soprattutto sofferenza).

E poi ci sono i movimenti di cui nessuna politica vuole occuparsi, troppo impegnata all’autoconservazione (come correttamente ricordava ieri ad Agorà su Rai 3 un candido Paolo Romani): ad esempio tutto il movimento legato ai beni comuni (Teatro Valle e Nuovo Cinema Palazzo a Roma, Macao a Milano, Teatro Garibaldi a Palermo, La Balena a Napoli, ecc.) o il movimento Se non Ora Quando o ancora quello del Quinto Stato che si aggrega e studia per trovare un nuovo approccio al lavoro uscendo dalla logica infamante del ricatto.

Movimenti di persone, che si aggregano dal basso, si incontrano, manifestano si parlano, lavorano, studiano, cercano soluzioni e alternative all’esistente che non li soddisfa dal punto di vista democratico, umano, civile e politico.

In questo contesto così disgregato allora, fa comodo dare ad un vecchio “tecnico” dell’ordine pubblico come Gianni De Gennaro la delega ai Servizi di Informazione e Sicurezza con la benedizione di D’Alema e Napolitano, preoccupatissimi che i movimenti dal basso accentrino molti consensi e li spostino sulla cosiddetta anti-politica di fatto sovvertendo l’ordine costituito che, in 60 anni, ha fatto di questo Paese la nazione sfasciata ma stabile che conosciamo. Gli interessi che si rimanga fermi allo status quo sono moltepici e, come sempre, internazionali e a sfondo economico.

E ora dopo questa pippa infernale vi starete chiedendo “sì vabbè, ma quindi?”
Quindi, c’è un brutto clima.

La politica suicida e corrotta non fa più da punto di riferimento per i cittadini che allora si rifugiano nel senso di sicurezza che gli da’ uno Stato-Governo tecnico che altro non può fare se non usare strumenti già sperimentati e noti. Investigazioni, restrizioni, contenimento, giusto per rimanere nella norma e non voler sconfinare nel “deviato”.
Una modalità cara all’italiano medio che non vuole pensieri, vuole tutto semplificato in buoni e cattivi, che ha il vizio dell’ordine e della pulizia esteriori ma poi se quello che non si vede è marcio fino al midollo pazienza.

E allora tutto sarà bollatto come eversivo, le manifestazioni si trasformeranno in guerriglia dando così evidente giustificazione alla repressione che precederà e/o conseguirà. Ma d’altra parte non esprimere e non manifestare sarebbe come arrendersi automaticamente ad uno Stato che decide che le regole del gioco sono solo le sue e non ci sono margini di discussione.
Ogni starnuto sarà attentato, ogni dichiarazione diverrà incitamento, ogni cittadino un potenziale terrorista. Mentre i responsabili veri, i mandanti e gli esecutori materiali forse non verranno mai davvero individuate come è uso in questa Italia dei misteri mai risolti.

Ecco questo è il mio vaticinio: il peggio di questo periodo nero forse non l’abbiamo ancora visto.

La verità ti fa male, lo so.

E’ da qualche giorno che su Twitter l’hashtag #laverità coinvolge un po’ tutti.
Come sempre si cinguetta fra il serio e il faceto, tra il personale e il sociale, tra politica e calcio, lavoro e cazzeggio.

Sembra banale eppure l’argomento è serio, controverso, di difficile
comprensione e ancor più difficile applicazione.
E’ qualcosa che tutti invocano ma in realtà pochi vogliono,
è qualcosa di cui non si prendono mai in considerazione tutte le sfumature e tutte le conseguenze.
Non è un caso che il mio motto sia proprio “non fare domande se non sei certo di volere le risposte”: sono profondamente convinta che la verità prima di tutto sia una scelta.

Se la vuoi la devi saper accogliere, la verità cambia tutto, ti mette in mutande e ti costringe a prendere una posizione: accettarla e quindi avviarti sulla strada della consapevolezza oppure rifiutarla e accomodarti sul divano dell’indifferenza.
E’ uno spartiacque, divide gli esseri umani, a volte spacca le famiglie, in politica può fare la differenza tra vincere e perdere. E non sempre nel senso che immaginiamo.

Già, perché il problema principale della verità è che non ha colore, nessuno la possiede, non è garantita a priori da un credo e, soprattutto, non è mai indiscutibilmente e inequivocabilmente utile. Spesso è complessa, sfaccettata, per capirla davvero ci vogliono mesi, anni, e un lavoro certosino di ricostruzione del mosaico.
Perciò in Italia questo aspetto assume toni drammatici: in un paese stritolato tra la morale cattolica, l’ipocrisia politica e la pigrizia mentale ogni verità diventa una crociata, una guerra, senza dubbio un peso che nessuno si vuole caricare.

Infatti l’unica verità che si può dire della verità è che implica responsabilità, ovvero la puoi svelare e utilizzare solamente se sei davvero pronto ad assumerti le conseguenze che questo comporta. L’inconsapevolezza di questo gesto è consentita soltanto ai bambini e ai pazzi che, per definizione, sono esenti dalle responsabilità degli adulti.

Per tutti gli altri resta solo una certezza: la verità è un’arma potente che nel breve termine  è capace di fare tabula rasa di tutte le nostre (presunte) sicurezze e ci vuole grande forza d’animo e pazienza per attendere che il suo germoglio metta radici e ci faccia ricrescere più forti di prima.

La verità richiede sacrificio e tanta, tanta pazienza.
Ecco perché si usa così poco.

Di Grillo, la paura e le menzogne che fanno felici.

Beppe Grillo è un comico in attività da moltissimi anni e ha sempre avuto uno stile molto riconoscibile e divertente, spesso basato sull’aggressività verbale.

Oggi Grillo è un libero cittadino che ad un certo punto della sua vita e della sua carriera di attore comico, ha deciso di provare ad aggregare con un movimento dal basso tutti quei cittadini che, come lui, hanno deciso di prendere la famosa “pillola rossa” e vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Grillo ha una missione o, se vogliamo, un’ossessione: vuole davvero capire se si può cambiare qualcosa in Italia scardinando prima di tutto i sistemi comunicativi che la dominano. Fa da megafono e parafulmine, a suo modo si immola, salvaguardando così in buona parte i candidati che nel frattempo portano avanti i programmi (concreti e interessanti) e conquistano l’elettorato una piazza e un cittadino alla volta.

La comunicazione la conosce bene, sa come sfruttarla ed evitarne le trappole più insidiose. Rifiuta i rituali classici e i confronti mediati, sputa in molti piatti, si agita, si incazza e le spara grosse per avere quella visibilità che i media tradizionali, colposamente, gli negano. Insomma, spariglia le carte, cambia le regole non scritte del gioco e mette tutti in difficoltà.

Le affermazioni sulla mafia non sono certamente condivisibili ma ridurre tutto il Movimento 5 stelle e lo stesso impegno di Grillo a questo è irresponsabile, fuorviante e smaccatamente strumentale. E la posizione poco credibile e affatto trasparente dalla quale tutti i partiti stigmatizzano le sue esternazioni non fa che rafforzarne la potenza, non fa che convincere sempre di più i suoi seguaci e adoratori di essere sulla strada giusta.

Può non piacerci ma questa rabbia che monta dal basso (lucida, organizzata, preparata e giovane) è una realtà che va affrontata e seriamente perchè dal fanatismo non nasce mai buona politica ma, sicuramente, neanche dall’ignorare istanze più che condivisibili (basterebbe citare solo Parlamento pulito).

L’accusa di demagogia, poi, non regge davvero.
A Grillo manca l’arma principale della demagogia, la televisione, e soprattutto la volontà di raccontare una realtà nel pieno stile cattolico che piace agli italiani di Don Matteo o del Natale in giro per il mondo: un calvario doloroso che, dopo la morte, porterà in Paradiso oppure una gita tra amici che, tra una bevuta e una battuta, finisce sempre a tarallucci e vino.
Uno stile che ricordiamo bene, a botte di spot e promesse fantasmagoriche mai mantenute, ha portato Berlusconi al Governo per 17 anni.

Se si vuole davvero ottenere un risultato è ora che si torni a fare politica, nelle piazze, ribattendo con argomenti agli argomenti non del comico ma del Movimento e del programma di cui si fa portavoce.
Parliamo di cittadini che, a pieno titolo, vogliono occuparsi della cosa pubblica e in un Paese costantemente in cerca di eroi e di salvatori, di persone e personalità che si immolino al posto nostro risolvendo tutti i problemi e sollevandoci dalla fatica quotidiana dell’impegno e dell’interpretazione della realtà, oscurare o ignorare questo anelito non è certo una mossa politicamente intelligente.

Anche se non condivido lo stile di Grillo e non sono convinta di tutte le posizioni del M5S, credo che la reazione scomposta dei politici di professione sia davvero il segnale più evidente e preoccupante del vuoto umano, politico e programmatico che contraddistingue la nostra attuale classe dirigente: uomini stanchi, senza idee, tirati da tutte le parti da interessi stratificati in decenni di cattiva amministrazione.

Vuoi vedere che alla fine proprio una risata li seppellirà?