Un aggiornamento sulla polemica #MeetFS

Visto che l’argomento è ancora “caldo”, pubblico volentieri questo approfondimento sul tema con un’intervista di Luca Alagna a Elisabetta de Grimani, Responsabile Web&New media della Direzione Centrale Media di Ferrovie Italiane Spa.

Social Media e polemiche: cosa c’è dietro #MeetFS – Squer.it.

Il processo di rinnovamento avviato aiuterà a migliorare anche i servizi attualemnte scadenti? Ai posteri (e soprattutto ai giustamente incazzati pendolari) l’ardua sentenza.

Trenitalia fa schifo. Ma anche no.

E, in ogni caso, non sta qui il problema.
Sempre che di problema si debba parlare.

Rudy Bandiera in questo post sintetizza molto bene tutta la questione scatenatasi in rete in seguito all’organizzazione da parte di Trenitalia di un blogger tour per mostrare i retroscena del lavoro che ruota intorno a Le Frecce.
Il caso Trenitalia e #meetFS visto da fuori e a mente fredda.

Voglio solo aggiungere a questo articolo, con cui sono sostanzialmente d’accordo, che vedo già da molto tempo insinuarsi nell’online una dinamica fin troppo conosciuta offline:l’insinuazione a prescindere.
Molti di quelli che la fanno fino a ieri hanno avidamente letto sui quotidiani articoli che scaturivano esattamente dalle stesse strategie di media relation (noi delle PR le chiamiamo così…) di cui, magari, misconoscono l’esistenza e credono sia un privilegio da blogger influenti: mai sentito parlare di press tour?

Ecco, io in tanti anni di lavoro ne ho fatti a decine portando giornalisti a vedere, assaggiare, scoprire, capire qualsiasi cosa. E sperando poi di leggere buoni articoli sui miei clienti.
Si offre un’esperienza diretta (se faccio salami posso permettermi di non farli mai assaggiare a chi ne deve parlare?) che costa sudore e attenzione costruire nei minimi dettagli. E che comporta il rischio che qualcosa vada storto con tutte le conseguenze del caso (cazziate epiche, budget persi, posti a rischio, ecc.)
Qualche agenzia e qualche giornalista gira intorno al denaro ma è una questione di etica che vale per tutte le professioni e a tutte le latitudini e se ce l’hai bene, altrimenti fai i conti con la tua coscienza e, qualche volta, con la legge.

La differenza che non vedo cogliere dai critici/complottisti è che prima nessuno lo sapeva di queste modalità di coinvolgimento degli influenti (principalmente giornalisti ma non solo), ora abbiamo il live streaming su Twitter.

Lo capite o no che questo rappresenta una differenza epocale?
Le persone ci mettono la faccia, la credibilità in modo diretto, qui si gioca la partita del cambiamento nel modo di raccontare il mondo reale, aprendo a tutte le visioni.

Se continuiamo a ragionare anche sulla rete solamente nella logica del pro e contro, rifiutiamo l’idea che un’azienda che non ci piace possa avere dei risvolti economici, umani, professionali positivi dei quali dobbiamo tenere conto se vogliamo essere equilibrati nel giudizio; non facciamo niente di nuovo rispetto a quel tipo di cattiva politica e cattiva stampa che va vanti per proclami e non offre nessuno strumento di approfondimento e comprensione ai comuni cittadini.

La tendenza all’estrema semplificazione (parli bene, ti pagano; parli male, sei pagato dagli altri) è il lascito peggiore di venti anni di Berlusconismo.
Non permettiamo che inquini anche quei pochi spazi dove discutere è ancora un valore.